Sta per arrivare in Italia la tecnologia di quinta generazione legata alla telefonia mobile cellulare. Sono iniziate anche nel nostro Paese le prime sperimentazioni, ma per il mercato bisognerà attendere almeno il 2020. Ma cos’è il 5G? Ne abbiamo parlato con Roberto Padovani, 65 anni, ingegnere veronese trapiantato negli USA a metà anni Ottanta, pioniere dei sistemi di comunicazione digitali e già direttore tecnico e vicepresidente esecutivo del colosso americano Qualcomm.

Si parla, sempre più spesso, di 5G. Prima in Europa, la Svizzera ha “acceso” le prime reti commerciali a metà aprile. La nuova generazione di reti mobili permetterà, nel giro di qualche anno, un salto in avanti nel campo delle telecomunicazioni. Per capire meglio di cosa si tratta abbiamo contattato Roberto Padovani, ingegnere veronese, originario di Borgo Venezia, che da oltre 30 anni vive e lavora negli Stati Uniti.

Padovani ha depositato decine di brevetti e nel 2016 è stato premiato con la prestigiosa medaglia “Alexander Graham Bell” per il suo contributo allo sviluppo delle telecomunicazioni. Dopo essere entrato in Qualcomm nel 1986, dal 2002 al 2011 ne è stato responsabile tecnico e dal 2011 al 2017 vice presidente esecutivo. Se in tasca abbiamo uno smartphone che si connette al resto del mondo, è grazie al colosso americano e al contributo fondamentale dell’ingegnere scaligero.

Ingegner Padovani, cos’è il 5G? Cosa cambia rispetto ai precedenti sistemi?

Il 5G è la quinta generazione di reti mobili. La prima generazione, 1G, rese possibile l’introduzione della telefonia mobile con servizi di voce analogici, il 2G i servizi di voce digitali, il 3G i servizi dati. Infine il 4G ha lanciato l’esplosione dell’internet mobile incrementando la velocità di trasmissione dei dati. Con il 5G aumenterà ancora di più la velocità massima, con un obbiettivo di 5 Gigabit al secondo. Fondamentale sarà l’aumento di capacità delle reti, grazie all’introduzione di nuove frequenze con bande larghe, rispetto ai sistemi attuali, che in genere sono sotto ai 3 GHz.

L’Europa sembra essere un passo indietro rispetto all’Asia e al Nord America nello sviluppo del 5G. È così?

Dal punto di vista dell’introduzione di reti commerciali 5G, il gap è trascurabile. L’impressione del ritardo è data dal diverso tipo di frequenze. Per esempio in Nord America saranno superiori ai 24 GHz, mentre in Europa verranno utilizzate inizialmente frequenze sotto i 6 GHz. In questo senso ci sarà un ritardo, ma in entrambi i casi le nuove bande saranno molto larghe, quindi la capacità delle reti aumenterà notevolmente rispetto a oggi.

In termini di sviluppo, invece, chi dominerà il mercato?

Il panorama sembra essere molto simile a quello oggi esistente, con Asia e Usa in prima fila: Apple e Samsung sono leader nei prodotti per consumatori, Qualcomm nello sviluppo dei chip 5G, Huawei ed Ericsson per le infrastrutture. Le cose possono cambiare, ma credo sia improbabile, visti gli investimenti necessari per essere competitivi in questo campo.

Quale sarà l’impatto del 5G nelle nostre vite?

Questa è una domanda difficile. È possibile che flessibilità, capacità e velocità delle nuove reti permetteranno l’introduzione di applicazioni e innovazioni non ancora inventate. Le caratteristiche del 5G hanno il potenziale di permettere lo sviluppo di sistemi di controllo remoto, per esempio di veicoli autonomi, infrastrutture critiche e procedure mediche. Studi preliminari stimano un impatto economico di 12 trilioni di dollari entro il 2035.

In riferimento alle nuove frequenze, esistono rischi per la salute?

Questo è un argomento per il quale non sono sufficientemente aggiornato. Le agenzie nel mondo incaricate di regolamentare le emissioni elettromagnetiche stanno lavorando intensamente per definire le nuove regole di emissione, in particolare per l’uso delle alte frequenze.

Nel corso della sua carriera ha partecipato direttamente alla rivoluzione tecnologica degli ultimi anni. Quali sono state le maggiori soddisfazioni?

Senza dubbio aver contribuito dall’inizio alla crescita di Qualcomm, che in tre decenni è diventata la numero uno nel campo dei semiconduttori per applicazioni mobili, passando da una dozzina di ingegneri a 30mila dipendenti. Contribuire allo sviluppo delle tecnologie 2G, 3G e 4G è stata una grande soddisfazione.

Qual è la chiave per immaginare i cambiamenti futuri?

Non credo ci sia una formula magica. È necessario essere pronti a risolvere i problemi. Questo richiede preparazione, esperienza, continuo aggiornamento e capacità di innovare. In tecnologia i cambiamenti, più che immaginati, sono stati creati, passo per passo.

Quali sono le differenze fra l’ambiente italiano e quello americano?

Gli Stati Uniti hanno attratto e continuano ad attrarre eccezionale talento da tutto il mondo. Abbiamo le migliori università, che preparano i talenti del futuro, spirito imprenditoriale e capacità di investimenti che non hanno paragoni. Non si può dire che in Italia tutto questo sia assente, ma la differenza di grandezza è sostanziale.

Le manca Verona?

Torno sempre volentieri, almeno due o tre volte all’anno. Sì, Verona mi manca.