In una stagione così caratterizzata dalla follia per gli acquisti, salta agli occhi un dato importante: nel 2019 gli italiani hanno compiuto acquisti online per 31,5 miliardi di euro. Aumentate del 15% rispetto all’anno precedente, le compravendite tramite e-commerce sono diventate ancora più interessanti non solo per i consumatori ma anche per i truffatori.

In questo ambito, oltre al classico caso del sito fasullo che incassa il pagamento ma non invia il prodotto, le frodi si concretizzano in molti modi che vanno dal furto di identità, in cui il malintenzionato usa i nostri dati per eseguire degli acquisti e farsi consegnare la merce a “bordo strada” (viene così definita la consegna che non avviene effettivamente alla porta di ingresso dell’abitazione: ad es. androne delle scale, nei pressi del numero civico etc…) sino alle pratiche del phishing e del pharming.

Queste due tecniche consistono, nel primo caso, nell’invio di una e-mail di apparente provenienza ufficiale con la quale vengono richiesti dati di accesso e password al fine di far fronte ad urgenti problemi di sicurezza e, nel secondo, nella realizzazione di un sito-trappola identico (o quasi) a quello che abitualmente si frequenta.

Le pratiche appena descritte mietono numerose vittime anche nel settore finanziario dove si è registrato un aumento delle frodi tecnologiche del 300% dal 2017.

Questi dati ed un’ampia casistica sono stati oggetto di un convegno sulle frodi aziendali organizzato dal Dipartimento di Economia aziendale dell’Università di Verona il 20 novembre scorso.

Dalle relazioni degli esperti intervenuti, oltre alla spiccata inventiva dei truffatori, è emersa una conclusione tanto condivisa quanto poco incoraggiante: è impossibile debellare completamente il rischio frodi. Una prevenzione completa non è raggiungibile mentre l’obiettivo concreto è quello di maggiore tempestività e maggiore efficacia nello scovare e disinnescare nuove forme di truffa. La nota positiva è che su questo fronte consumatori ed aziende sono alleati.