È forse il tema più caldo da quando è esplosa l’emergenza sanitaria. Ed ora, complice l’estate, la questione scotta ancora di più. Infatti gli italiani, ormai abituati a viaggiare e a prenotare le vacanze con largo anticipo, si trovano a fare i conti con un settore in grave crisi che non pare in grado di mettere sul piatto la liquidità necessaria a restituire a tutti gli anticipi versati. Innanzitutto i dati statistici svelano che a pesare sulla rinuncia a partire degli italiani sono, in primo luogo, le conseguenze economiche provocate dal lockdown (fattore che incide nel 51,3% dei casi nelle famiglie composte da tre persone). Subito dopo, nella classifica, a dissuadere i viaggiatori sono le norme anti-contagio imposte dai DPCM (42,4%). E c’è anche una discreta percentuale di persone (1,5 milioni di italiani) che si è giocata tutte le giornate di ferie durante la chiusura forzata. Ma al di là delle motivazioni personali la realtà dei fatti impone necessariamente alcune considerazioni sulla questione “rimborso vs voucher”.

LE IPOTESI IN CAMPO

Va subito detto che, con la conversione del D.L. 9/2020 attuata dalla Legge 27/2020, l’emissione di un buono in luogo del rimborso in denaro risulta essere pienamente legittima. Tuttavia questa previsione normativa non è risultata gradita a tutti e, oltre alle Associazioni Consumatori, anche la Commissione UE è intervenuta con alcune raccomandazioni nei confronti di 20 stati membri. Primariamente la Commissione ha richiesto di approntare a livello nazionale delle coperture idonee a garantire i voucher da eventuali insolvenze (ad es. fallimento della compagnia aerea). L’altra raccomandazione della Commissione si riferisce alla flessibilità dei buoni. Dovrebbero potersi agevolmente trasferire ad altri viaggiatori senza costi aggiuntivi e comunque essere svincolati dalla meta o dalla compagnia aerea per le quali originariamente il viaggio era stato acquistato. Un ultimo suggerimento guarda al valore del voucher, auspicando che vengano emessi per un ammontare superiore al prezzo originariamente pagato rendendoli di fatto l’opzione più appetibile per i viaggiatori. Difficile dire se gli stati membri interessati daranno seguito a queste linee guida. Certo è, invece, che in qualche modo dovranno adeguarsi gli operatori turistici se vogliono evitare di entrare eccessivamente in conflitto con i consumatori e così rischiare di affondare un settore già duramente provato.

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