Mettiamo come titolo una combinazione ardita, speriamo non troppo illegittima, dei due libri che hanno pubblicato a distanza di qualche settimana. Lui per Einaudi (La vita fino a te), lei per Piemme (Io so chi sei). Matteo, caso letterario nel 2016 con Notti in bianco, baci a colazione, scrive liturgie sul quotidiano, sulla paternità, sull’amore. Nella stessa casa, a Grezzana, Paola, già ammiratissima sceneggiatrice di Dylan Dog, inventa romanzi pieni di sangue e tormenti. Hanno lettori diversi, scritture dissimili, temi quasi opposti. Ne fanno poche di interviste insieme un po’ «perché non ce lo chiedono», un po’ per il pericolo di diventare «una premiata ditta».

Il libro di lui parla di lei, di tutti gli amori e le persone propedeuticamente intercorse per arrivare «fino a Paola». Il romanzo di lei parte da un amore malato e inanella omicidi/suicidi, calando il tutto nei corridoi di una soffocante e snervante sottocultura animalista. Basta anche questo, forse, per capire che, se non ontologicamente, di certo narrativamente, un po’ diversi lo sono davvero. Ma le distanze, in alcuni casi, sono le vicinanze più riuscite. Sembra così per loro, compagni di vita senza anelli al dito, 3 figlie3 cani e la scrittura mai trattenuta perché è «una cosa viscerale». Cantore della quotidianità lui e regina di storie dylaniate lei. Ma «trattiamo la stessa materia», mette le mani avanti il Bussola, con quell’ articolo determinativo pegno e frutto dell’amorevole ironia di Paola. «Entrambi siamo prima di tutto fumettisti, la nostra scrittura è molto visiva. Diciamo che siamo simili nel modo che abbiamo di costruire l’immagine scenica».

Mentre Matteo rivendica somiglianze, Paola pare divertirsi a disfarle come una Penelope diurna che ormai si conosce, sa di essere sconfinata e difficilmente sintetizzabile. Ironia della sorte, visto che «la sintesi» è la cifra della sua prosa, per sua stessa ammissione, «in alcuni casi troppo scarna, spigolosa, come se avessi il machete in mano». A volte, qualche aggettivo lo chiede in prestito allo scrittore che ha in casa, maestro «nello smussare gli angoli» delle frasi. Anche Matteo ricorre al «puro talento» che è Paola, ai «mondi inesauribili di storie che sa contenere» e alla sua capacità di asciugare, in un attimo, lenzuoli di testo. «La nostra scrittura si assomiglia solo su un punto: è sincera. Ma abbiamo punti di osservazione completamente diversi» rimarca lei che tra sceneggiature, romanzi e testi teatrali si interroga sempre sulla stessa cosa; «sul male, su come è strutturato».

Lui, penna amatissima sui social, capace di creare code di cuori commossi in libreria (il suo primo libro Notti in bianco, baci a colazione, 2016 è diventato un best seller internazionale), cerca, invece, di «illuminare la bellezza». In un treno regionale, al bancone di un autogrill, come sul tavolo della cucina di casa: ovunque bisogna allenare l’attenzione perché «succedono anche le cose belle e il mondo, a volte, sa essere una figata». Visioni antitetiche ma sguardi complementari di due che, in mezzo all’ambaradan della vita, come direbbe Leonard Michaels, «si sorridono con gli occhi, come se fossero imbarazzati della loro stessa fortuna, la fortuna di stare insieme».