Una lectio magistralis accorata quella che ha tenuto la scrittrice e poetessa ieri al Polo Zanotto. Al centro l’universo femminile, le dicotomie che ancora l’attraversano e le sfide di oggi, scheggiate anche da femminismi spesso stereotipati e banalizzati dalla retorica. Uno l’appello della Maraini, diretto, prima di tutto, proprio alle donne che dovrebbero “evitare i personalismi” cercando di essere più collettive e solidali le une con le altre.

Salvaguardare i diritti acquisiti perché non sono scontati. Non lo sono di certo per le ragazze e donne considerate (e trattate) dalla società come “eterne minorenni” in balia sempre e solo delle scelte altrui, sottoposte a pratiche impossibili anche solo da pensare come  l’infibulazione e mutilazioni degli organi genitali.  L’Occidente, anche se appare distante da certe dinamiche, non è esente da sotterranee, e a volte neppure tanto velate, contraddizioni. La società, ripete instancabile Dacia Maraini, sta facendo allarmanti passi indietro che lambiscono il tema dei diritti, compresi quelli femminili. «Il nazionalismo esasperato, la chiusura delle frontiere, in un’Europa che non prevede piani adeguati ed evita di assumersi le responsabilità che deve, influiscono anche sulle libertà femminili». Cosa fare? La palla passa alle donne dice la Maraini e la partita si gioca insieme. «Evitate personalismi, cercate di essere più collettive e solidali l’una con l’altra». Ruolo fondamentale spetta, ovviamente, al luogo dove si forma ogni cittadinanza: la scuola. La scrittrice fa esempi, parla dei tantissimi progetti di educazione sessuale mai capiti e rimasti lettera morta. Impossibile parlare di sesso tra i banchi? Dacia suggerisce di andare di sinonimi o di parole affini e di provare ad educare «ai sentimenti». «È di questo che in fondo si tratta, di educare a un amore che non è possesso».

Parla di amore, di sentimenti e dei diritti che dovrebbero abbracciare le persone e non essere legati dai nodi delle  ideologie. Maraini non risparmia critiche al neoministro alla famiglia, Lorenzo Fontana, che di recente ha negato l’esistenza delle famiglie arcobaleno e gay .  «I diritti vengono chiesti non da ideologisti ma da chi vive certe problematiche, come quella appunto di non vedersi riconosciuto davanti alla legge il legame di coppia con un partner dello stesso sesso. Ormai in Italia ci sono però parecchie famiglie monosessuali che hanno adottato figli. Non si può far precedere l’ideologia alla realtà, ma è obbligatorio confrontarsi con un mondo che cambia» sottolinea la scrittrice che con la sua letteratura ha raccontato le donne scrivendone le fatiche, le zittite epiche e le conquiste.

 

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DONNE MIE  di Dacia Maraini

Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.
A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi? A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?
Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta. Preferirei morire
piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.
Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno. Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un’ amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paura.