Il notaio Mario Sartori

Nella generalità le polizze assicurative sulla vita contengono la clausola come beneficiari “gli eredi legittimi o testamentari”. Il problema, però, è stabilire in base a quali quote gli eredi si dividono l’indennizzo assicurativo. In base alla quota loro spettante? O alle regole della successione legittima o testamentaria? In parti uguali? E se il beneficiario fosse morto, a chi va la sua quota?

Le decisioni dei giudici su questi punto sono state fino ad oggi piuttosto oscillanti. Per mettere un po’ di ordine è dovuta intervenire la Cassazione a Sezioni Unite che ha risolto in via definitiva la questione con la sentenza n. 11421 del 30 aprile 2021.

Innanzitutto il diritto all’indennizzo spetta ai beneficiari per diritto proprio e non ereditario; in secondo luogo la designazione generica “degli eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in assenza di una volontà espressa in maniera univoca e chiara, non comporta la ripartizione dell’indennizzo in base alla regola della successione legittima, ma spetta a ciascuno in quote uguali; infine in caso di premorienza di un beneficiario, salvo volontà contraria, la quota si trasmette agli eredi del premorto in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest’ultimo.

Pertanto, chi contrae un’assicurazione sulla vita, al momento della sottoscrizione, dovrà ben valutare questo orientamento dei giudici e precisare in modo chiaro quali siano le conseguenze nel caso in cui si verifichino determinati eventi.

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