Il notaio Mario Sartori

Chi decide il luogo della sepoltura? Sembra una domanda banale, eppure le controversie su questo punto sono più numerose di quel che si pensa. Nell’immaginario collettivo, infatti, si pensa che la scelta riguardi solo i re, i principi, i nobili o i personaggi famosi. In realtà è una questione che riguarda da vicino tutti e che presuppone il rapporto tra la volontà del defunto e la volontà dei prossimi congiunti.
Proprio su questo rapporto è stata chiamata a giudicare la Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 22180 del 13 luglio 2022. Per la Corte prevale la volontà espressa dal defunto mediante testamento e solo in mancanza di disposizioni testamentarie, si deve fare ricorso alla volontà espressa dai congiunti, scelti fra quelli più strettamente legati da vincoli di parentela ad iniziare dal coniuge.
Se manca il testamento, per la Corte di Cassazione è sufficiente il cosiddetto mandato post mortem exsequendum, ovvero un incarico che di regola riveste la forma scritta; ma se manca la forma scritta si dovrà ricostruire la volontà del defunto con ogni mezzo, anche per testimoni.
Per i Giudici superiori le spoglie mortali possono costituire oggetto di disposizione da parte del defunto in ordine alla loro destinazione (diritto assoluto e intrasmissibile) mentre il diritto dei congiunti di provvedere alla destinazione della salma opera solo in via sussidiaria, quando cioè non risulti la volontà del defunto con prevalenza dello “ius coniugii” sullo “ius sanguinis” e di questo sullo “ius successionis’. In sostanza il diritto di scegliere il luogo di sepoltura spetta in primo luogo al defunto e successivamente ai prossimi congiunti ad iniziare dal coniuge, dai figli, dai genitori e così via.
E se eventualmente ci fossero contrasti tra figli, o tra parenti dello stesso grado, o nel caso di mancanza di parenti? La scelta spetta agli eredi? Quel che è certo è che prevalgono i rapporti di sangue e solo in via subordinata la legittimazione spetta agli eredi.
Per quanto riguarda il caso della convivenza, il convivente ha un qualche diritto in merito? Con l’evoluzione della nozione di famiglia in origine fondata sul matrimonio ed oggi basata su rapporti non istituzionalizzati, si assiste ad un cambiamento nei diritti del convivente more uxorio, della persona legata al defunto da un duraturo e stabile legame affettivo. I giudici hanno riconosciuto una maggior tutela a tale convivente a scapito dei congiunti. Del resto l’evoluzione normativa è in questo senso e si va verso un sempre maggiore riconoscimento del convivente di fatto quasi assimilato al coniuge.

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