Michele, iniziamo subito da alcuni dati. Ad agosto, secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione in Italia è migliorato (0,3% su luglio) attestandosi sul 9,5%, la percentuale più bassa dal novembre 2011. Dobbiamo esserne felici o le preoccupazioni nel mercato del lavoro permangono?

Il miglioramento del tasso di disoccupazione è sicuramente un dato positivo se pensiamo che non più di cinque anni fa si parlava di un indice pari al 13%; tuttavia il tasso occupazionale del 2019 rispetto al medesimo periodo del 2018 registra una crescita contenuta (+0,5%). Le prospettive per il 2020 parlano di un ulteriore moderato avanzamento alla luce di una crescita di PIL ipotizzata pari allo 0,7%. È comunque doveroso essere prudenti.

Rimanendo in Veneto, e in particolare a Verona, quali sono i settori più in salute?

Il tessuto industriale Veneto, e nel dettaglio le imprese di Verona hanno registrato incrementi produttivi significativi nei primi tre trimestri del 2019. I settori in salute rientrano principalmente nel comparto food & beverage (alimentare), industrial automation e machinery (metalmeccanico).

E i profili più richiesti?

Parliamo sia di profili legati alle operation standard fino a figure specializzate con elevate competenze tecniche e linguistiche unite ad abilità analitiche e relazionali. Nel corso di quest’anno abbiamo vissuto una costante volontà delle aziende ad investire su figure di middle management; è un ottimo segnale che indica la tensione positiva delle imprese a rimanere sul mercato di riferimento investendo in tecnologie, prodotti e risorse specializzate ed altamente qualificate.

Qualche dato significativo a vostra disposizione per l’area territoriale di riferimento?

Per il Career Center In Job di Verona posso dire di aver gestito con il mio team più di 800 richieste da circa 300 clienti differenti, mentre il numero di candidature è molto ampio e deriva dal fatto che abbiamo molteplici canali di reclutamento. Se parliamo di contratti di somministrazione, il periodo medio di permanenza di un lavoratore in azienda è di circa tre mesi, ma abbiamo molti casi nei quali i nostri clienti arrivano anche ai 12 mesi prima di stabilizzare le risorse direttamente o attraverso lo Staff Leasing.

Le aziende lamentano spesso il costo elevato del lavoro. Hanno ragione?

È innegabile che il costo del lavoro in Italia, se rapportato ad altre nazioni, prevede costi più elevati per le imprese. Ritengo che, ridurre tali costi, potrebbe portare un importante beneficio per le aziende volto a rilanciare un’economia che cresce a rilento; sarebbe utile iniziare a ragionare non tanto in termini di risparmio, ma provare a tramutare quelle voci di oneroso costo in voci di valore per nuovi investimenti, formazione, risorse e welfare.

Esiste ancora l’idea o il miraggio del posto fisso?

Siamo inseriti in un contesto culturale e sociale nel quale il contratto a tempo indeterminato è sempre stato considerato un traguardo da raggiungere il più velocemente possibile. Non nego l’importanza di avere una stabilità contrattuale, tuttavia ritengo utile porci altre domande: quanto questa “garanzia” a tempo indeterminato ci stimola a rinnovarci come professionisti? Quanto ad adagiarci perché diventa l’ultimo traguardo? Quanto vale per noi una stabilità rispetto ad una apertura a nuove esperienze? In sintesi, quanto siamo maturi nel non chiudere i nostri orizzonti e la nostra voglia di sperimentare e misurarci pur avendo la stabilità tanto agognata? La sfida è maturare un’idea di “posto fisso” che non implichi chiusura ma movimento, anche in termini di long life learning. Investire sempre sulla propria formazione per essere sempre appetibili sul mercato.