Il notaio Mario Sartori di Grezzana

La Lessinia, Altopiano delle Prealpi Venete, destinato prevalentemente all’agricoltura, è caratterizzato nella sua parte Alta (oltre i 1200 metri) dalla presenza diffusa delle malghe.

Cosa è la ” Malga “, chiamata anche “Alpe Pascoliva”?

È un territorio destinato all’alpeggio e quindi al pascolo degli animali nel periodo estivo, in quanto d’inverno, la neve e il freddo obbligano gli animali a “svernare” nelle stalle del fondo valle.

I pascoli ricchi di erbe fresche e di essenze, costituiscono una preziosa fonte alimentare per gli animali i quali in tal modo mantengono puliti i prati, preservando dall’incuria e dall’abbandono il territorio rendendolo così sostenibile.

Le malghe nel territorio sono circa 120 presenti maggiormente nel Comune di Bosco Chiesanuova, di cui 84 si trovano nel Parco Naturale Regionale della Lessinia. La malga è l’azienda agricola in alta quota, è l’unità produttiva tipica dell’alta montagna. È un’entità indivisibile e ancora oggi la caratura viene espressa in “paghe”.

Cos’è la paga?

La “paga” è la superficie di terreno pascolivo, necessario per le esigenze alimentari di una vacca da latte per tutto il periodo dell’alpeggio, cioè la superficie di pascolo necessaria a soddisfare l’esigenza alimentare di una bovina.

Ogni malga ha un determinato numero di paghe, può cioè ospitare per il pascolo estivo un determinato numero di animali. Il numero delle paghe dipende non solo dalla estensione territoriale della malga, ma anche dalla superficie più o meno estesa di pascoli, di pietrame, di rocce ecc.

La “paga” costituiva un’antica unità di misura, un parametro per calcolare la superficie pascoliva necessaria per ciascun animale da pascolo e più precisamente:

  • Una vacca da latte, che aveva compiuto due anni contava una “paga”.
  • Una manza, di un anno e mezzo fino a 20 mesi, contava mezza “paga”.  
  • Una vitella di età inferiore all’anno contava 1/4 di “paga”.
  • Un cavallo contava una “paga” e mezza.
  • Otto pecore globalmente contavano una “paga” e quindi una pecora contava 1/8 di “paga” e così via.

Il toro era esente perché era un animale indispensabile per la riproduzione. In generale per avere una “paga” era indispensabile almeno un ettaro di montagna e mediamente una montagna consentiva una cinquantina di “paghe”. La Malga San Giorgio di Bosco Chiesanuova conta 120 paghe.

Aspetti giuridici della malga

La malga può essere oggetto di compravendita, di successione, di donazione come qualsiasi fondo agricolo, tenendo conto della sua particolarità. La malga, come si è detto, è l’unità produttiva dell’alta montagna ed è un’entità indivisibile. Non si può frazionare in appezzamenti distinti e separati.

Ai fini degli adempimenti conseguenti alla stipulazione dell’atto notarile, dovrà essere indicata la quota frazionata della malga. E così, se sono titolare di 10 paghe di una malga di complessive 50 paghe, oggetto di trasferimento sarà la quota indivisa di 1/5 dell’intera malga.

La malga può essere affittata, sempre in base al numero di paghe. Un tempo esisteva tutto un complesso procedimento che doveva essere effettuato prima della stagione dell’alpeggio mediante il quale si procedeva alla concessione in affitto delle paghe delle malghe da parte degli Enti proprietari (un tempo erano gli Enti Religiosi, monasteri, nobili ecc.).

Ora invece i contratti di affitto sono regolati dalla contrattazione privata, salvo il caso in cui la malga sia di proprietà di enti pubblici (Comuni, Province ecc.) Le costruzioni nella malga sono in pietra, con il tetto in lastre di pietrame. Queste costruzioni in pietra costituiscono una caratteristica del paesaggio della Lessinia ed oggetto oggi di particolari tutele da parte dei vari Enti che operano sul territorio.

Analogamente le “giassare” sono cavità artificiali scavate nei pressi di una pozza e ricoperte da una struttura in pietra talvolta interrata dove durante l’inverno si portava la neve per trasformarla in ghiaccio che durante l’estate, in blocchi, veniva utilizzato per la conservazione dei cibi e venduto anche in città.

Ogni malga ha una o più “pozze”, piccole raccolte di acqua piovana utilizzate per l’abbeveraggio del bestiame. Oggi l’utilizzo di mezzi meccanizzati ha reso meno faticosa la vita di quanti vivono in malga. Alcune malghe si sono adeguate ai nuovi tempi introducendo forme di agriturismo o divenendo ” fattorie didattiche”, per far conoscere la vita in malga, i prodotti genuini e tradizionali delle montagne veronesi, a stretto contatto con la natura.

Il prodotto principale della malga è il latte che, una volta munto, veniva portato nel ” baito” dove il “casaro” provvedeva alla lavorazione e alla trasformazione in formaggio che attualmente viene considerato “Denominazione di Origine Protetta”.

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