Il 7 gennaio 2020 un nuovo coronavirus, originariamente abbreviato come 2019-nCoV dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stato identificato dal tampone rinofaringeo di un paziente.  Da quel momento il nostro mondo è cambiato irreversibilmente.

Il Coronavirus è innanzitutto una questione di salute pubblica. Per fermare la pandemia è necessario ridurre i contagi con l’isolamento e, soprattutto, con la diagnosi precoce. In un contesto di sintomatologia aspecifica e di quadri clinici estremamente variabili come gravità e progressione, il contributo dell’Imaging integrato può essere determinante non solo per la diagnosi di polmonite, ma anche per il monitoraggio della terapia e per ottenere informazioni prognostiche.

Dott. Fabio Beschi, Specialista in Medicina Interna.

Il parametro discriminante per cui un paziente con sospetto COVID-19 viene ricoverato in ospedale o rimandato a domicilio è la presenza di insufficienza respiratoria, legata al processo polmonare eventualmente in atto (insufficienza respiratoria anche subclinica visto l’andamento rapidamente progressivo della malattia). 

Il dato funzionale è facilmente ottenibile con l’esecuzione di un test del cammino (six-minute walking test) che serve a valutare la capacità di percorrere una certa distanza e rappresenta una misura rapida per valutare la capacità di svolgere le normali attività quotidiane o, di contro, il grado di limitazione funzionale del soggetto. 

Il dato anatomico-morfologico è legato all’esecuzione di test di Imaging tra i quali, oltre alla radiografia standard e alla TAC, gioca un ruolo predominante l’ecografia

Da tempo si è affermato il concetto che l’ecografia polmonare è sicuramente più sensibile della radiografia del torace standard e raggiunge quasi la sensibilità della tomografia computerizzata ad alta risoluzione nell’identificare varie patologie polmonari tra le quali spicca la sindrome interstiziale, che è il quadro clinico alla base della insufficienza respiratoria grave nei pazienti Covid-19 avanzati.

L’ecografia polmonare in un contesto clinico come quello della polmonite da COVID presenta una serie innegabile di vantaggi: l’identificazione precoce delle fasi di una eventuale interstiziopatia; l’assenza di radiazioni; la rapidità di esecuzione e di referto; la ripetibilità dell’esame.

Si può ragionevolmente affermare che, nel contesto pandemico che stiamo vivendo, la diagnostica precoce resta una priorità assoluta. Per meglio identificare e studiare i pazienti affetti da malattia respiratoria acuta sa SARS-CoV-2 non si può prescindere dalla esecuzione di tamponi naso-faringei, di una accurata visita medica e di una diagnostica per immagini nella quale l’ecografia polmonare offre preziosissimi ed irrinunciabili vantaggi. Questi servizi integrati si possono eseguire presso MD Clinic, previa prenotazione telefonica.