L’azienda per i servizi di mobilità e trasporti per il cittadino, infatti, lo scorso 17 settembre ha organizzato e promosso in Gran Guardia, in collaborazione con il Comune e ATV, un convegno dal titolo “Verona si muove”. Un primo tassello di un puzzle molto articolato (ci saranno nel corso del tempo altri appuntamenti mirati alla condivisione di contenuto con i cittadini), che ha coinvolto istituzioni locali, regionali e nazionali con l’obiettivo di tracciare una visione sulla mobilità sostenibile nella città scaligera e nella sua provincia, per promuovere un territorio sempre più green, collegato ed efficiente agli occhi dell’utente.

La data scelta per l’evento, tra l’altro, non è stata casuale, rientrava nella Settimana Europea della Mobilità, dal 16 al 22 settembre, che da vent’anni è occasione irrinunciabile per guardare alle modalità operative di attivazione di un processo, necessario, di miglioramento della mobilità urbana, nella direzione della sostenibilità ambientale, della crescita economica locale e, al contempo, della qualità della vita nelle città.

L’aspetto più interessante emerso durante la mattinata è che sul territorio nazionale ci sono già dei modelli avviati e collaudati sia di Mobility Managment (significativo l’intervento di Edoardo Tartaglia, partner THRENDS Italy, dal titolo “Mobility Manager e il piano spostamenti casa-lavoro (PSCL), creare presupposti per innescare il cambiamento: il ruolo degli Enti Locali”) che di Maas (consolidate le case history di Tiemme Spa in Toscana e di Tiper Spa in Emilia Romagna, quest’ultima con l’applicazione Roger sviluppata da myCicero), replicabili anche a Verona.

Il presidente di Amt Alessandro Rupiani

Ma andando con ordine: è bene ricordare come il nuovo corso di AMT, inaugurato dal presidente Alessandro Rupiani, si inserisca e prenda come riferimento Agenda 2030, ispirandosi anche al cosiddetto PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). L’obiettivo suggellato il 17 settembre è quello di creare un laboratorio di riferimento all’interno del quale l’azienda municipalizzata di via Torbido si pone come soggetto capace di coordinare tavoli di lavoro e di riflessione, percorsi tematici ed educativi, grazie alle sue competenze, all’esperienza e alla rete di relazioni, come spiega il presidente di AMT Verona Rupiani: «Faremo di questo appuntamento un tavolo permanente a Verona sulla mobilità sostenibile. Dopo anni di parole e filosofia, è ora di passare alla progettazione, ai fatti. Perché mobilità sostenibile non è solo ricambio dei mezzi, ma anche educazione intergenerazionale. La sfida del futuro? Rendere il trasporto pubblico locale concorrenziale per le persone».

Focus della riflessione portata avanti dal convegno “Verona si muove” sono tre delle sei missioni del PNRR: rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; digitalizzazione e innovazione. A prendere parte all’incontro anche Elisa De Berti, Vicepresidente della Regione Veneto, Alessia Rotta, Presidente della Commissione VIII della Camera dei Deputati (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici), rappresentanti del Ministero dei Trasporti, di ASSTRA, di Club Italia, di Confindustria Verona, di Federmanager Lombardia, di ATV Srl, del Consorzio ZAI e del Comune di Verona.

«L’intervento dei rappresentanti politici ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato bisogno, che Verona è una grande città, con infinite potenzialità, e che è ormai maturo il momento per divenire una città metropolitana – afferma Luciano Marchiori, direttore di AMT -. In questo processo epocale di cambiamento AMT vuole esserci». 

Il primo passo è rendere il trasporto pubblico locale efficiente e preferibile da parte dei cittadini. A partire dalla filovia. «Il 15 ottobre termineremo la fase legata alla variante» aggiorna Rupiani. Con ATV, poi, AMT sta lavorando a un progetto di App per la gestione integrata della bigliettazione e, in futuro, oltre all’elettrico e al metano, si sta guardando all’ipotesi di creare anche linee e mezzi a idrogeno. «Per ora è solo un’ipotesi ed è un progetto ancora riservato – conclude Massimo Bettarello, presidente ATV -. La fase di transizione verso una mobilità sostenibile è lunga, il percorso è complesso: vogliamo esplorare tutte le vie disponibili. Certo le persone devono essere consapevoli che in futuro l’auto privata sarà un lusso. Il tessuto urbano delle città non potrà permettersi di sostenere i flussi di traffico attuali, perciò, sarà inevitabile andare verso una congestion charge, come avviene per le principali città europee. Anche per questo il potenziamento del trasporto collettivo sarà strategico e appuntamenti come quelli organizzati da AMT sono fondamentali e propedeutici per farci trovare pronti».

Che cos’è il MaaS, Mobility as a Service e come funziona

Il MaaS (Mobility as a Service) è un nuovo modello di business per l’erogazione di servizi di trasporto. Come tutti gli “as a service”, prevede un abbonamento mensile a forfait che garantisce l’utilizzo personalizzato di un bundle di trasporti pubblici e privati: treni, bus, taxi, car, bike sharing e altro utilizzabili illimitatamente con un solo abbonamento (all in one), solitamente attraverso una app. Esistono già casi pilota di MaaS in Finlandia e Svizzera. In Italia la città più avanti su questo fronte è Milano.

Lo sapevi che…?

Gli spostamenti Casa-Lavoro del personale dipendente creano forte impatto ambientale. Il D.M in vigore dal 27 maggio 2021 richiede espressamente che le aziende con più di 100 dipendenti residenti in città capoluogo di regione, in città metropolitane e in capoluoghi di provincia (comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti), nominino la figura del mobility manager e redigano il PSCL (Piano Spostamenti Casa Lavoro). In questa ottica di riduzione del trasporto privato giocherà un ruolo fondamentale l’efficienza del trasporto pubblico integrato.

Articolo precedenteGrafologia, una scuola a Verona per formare professionisti del settore
Articolo successivoIl mondo del volontariato è ancora “in cerca di umani”: riparte la campagna del CSV scaligero