Clivense Phoenix

Clivense, si riparte a settembre in Eccellenza, dopo un anno vincente, dentro e fuori dal campo. Con una nuova denominazione, FC Clivense SM, che segue all’acquisizione della società San Martino Speme e forti del successo della campagna di crowdfunding che ha dato nuova concretezza al sogno sportivo dei due co-founder del club calcistico: Sergio Pellissier, già calciatore professionista con 150 gol in serie A, per vent’anni anima e bandiera del Chievo Verona ed Enzo Zanin, manager ed ex portiere del Chievo.

“L’operazione Clivense” è stata curata dall’advisor finanziario e legale Phoenix Capital Iniziative di Sviluppo – polo di consulenza finanziaria e manageriale e di servizi IT con sedi a Verona, Milano, Roma e Lussemburgo, specializzata anche in Management dello sport -che ha studiato progetto e piano industriale secondo un modello partecipato e sostenibile. Un modello esportabile, innovativo per una squadra debuttante di terza categoria, nata nell’agosto 2021 con grandi ambizioni. Un progetto industriale costruito sulla volontà dei fondatori di creare una squadra partecipata dai tifosi, con un piano di business che mettesse la sostenibilità finanziaria a proprio fondamento. Da qui, la scelta dell’equity crowdfunding come strumento per realizzarla.

Un successo sorprendente: a dirlo i numeri della campagna: 741 mila euro raccolti, 716 sottoscrittori, l’obiettivo minimo di 150 mila euro raggiunto in poche ore, lo step intermedio di 500 mila euro superato in pochi giorni.  Ora una nuova sfida nel rispetto degli investitori e soci verso i quali l’imperativo è “mantenere sempre la parola data” e “non fare mai il passo più lungo della gamba”.

Come l’equity crowdfunding si sposa con una scelta “nativa” di sostenibilità? A rispondere Alberto Medici, senior manager di Phoenix Capital, esperto in corporate finance e in football business.

«Abbiamo messo insieme due mondi non sempre “vicini”: gli stakeholder, i portatori di interessi – i tifosi –  e gli shareholder, gli azionisti, chiamati per definizione a massimizzare il proprio profitto. Questo per rendere la società un’unica entità, allineata. Una società di tifosi-investitori che, rispetto alla modularità dell’investimento fatto,  godono di diritti specifici nella società, possono agire, sono partecipi della vita del team. Una società trasparente, aperta a 360 ° ai tifosi».

Se dovessimo sintetizzare i criteri di sostenibilità del modello Clivense, sia sul piano industriale sia nel modello finanziario e di business? «Possiamo dire appunto che FC Clivense è un esempio di vero azionariato diffuso – prosegue Medici – e con l’equity crowdfunding abbiamo permesso a tutti di partecipare e tutti gli investitori sono facenti parte del capitale in un sistema di condivisione e corresponsabilità. Un unicum per una società partita dalla terza categoria che ha posto i principi di apertura, inclusione sociale, sostenibilità economica, apertura al territorio con il progetto di un Centro sportivo di livello per il settore giovanile, l’investimento sul calcio femminile e sul calcio per ragazzi diversamente abili. Una responsabilità sociale verso il territorio che informa la natura societaria, secondo l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Non siamo altro dalla comunità, siamo parte della comunità».

Come “codificare” questo modello anche in altri ambiti? Tenendo presente i tre pilastri per una buona campagna di crowdfunding: un piano industriale credibile e sostenibile. È la parte hard del progetto che si fa sui numeri, sulle voci di costo, sui fabbisogni finanziari, i ricavi e sulle previsioni di bilancio. Il modello è quello di una società che deve essere autoportante, questo il prerequisito fondamentale. Gli altri due step sono: un ottimo piano di Comunicazione della campagna, omnichannel, off, digital e social, ma anche con investor day “dedicati” per far conoscere il progetto e veicolarlo su precisi portatori di interesse. Infine, ma è la chiave di tutto, la fase operativa, i risultati sul campo: e Clivense nel suo primo anno ha vinto tutto nella sua categoria. Non dimentichiamo la grande riconoscibilità e la leadership dei fondatori Pellissier e Zanin.

Un modello esportabile in cui tutte e tre le fasi sono essenziali alla riuscita dell’operazione.

Le certificazioni di sostenibilità

  • Dal 2016 Phoenix capital ha ricevuto la Certificazione ForGreen: tutta l’energia utilizzata negli spazi aziendali è da fonti rinnovabili/comunità energetiche. Green e ibrida la scelta anche sulla flotta auto aziendale.
  • In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e responsabilità sociale d’impresa cui sta lavorando in questi ultimi anni, Phoenix Capital ha adottato nel 2021 il Sustainability Impact Rating (SI Rating®) di ARB Spa, start up innovativa specializzata nella sostenibilità integrata, ottenendo la certificazione SI Rating® Bronze;
  • Dal 2021 Phoenix Capital aderisce alla campagna del Parco Natura Viva “Adotta un animale” per la sostenibilità dei progetti di conservazione portati avanti dal parco.  
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