Paolo Danieli, già senatore per quattro legislature, dopo una quindicina di anni di assenza torna oggi sul palcoscenico politico per Federico Sboarina e, soprattutto, per evitare che a Verona accada ciò che successe nel 2002 con la vittoria di Paolo Zanotto.

«Non voglio che a Verona succeda quanto è accaduto vent’anni fa, quando la città, per alcuni errori del Centrodestra è stata regalata per cinque anni alla Sinistra. Voglio che l’unico Centrodestra attuale, quello di Federico Sboarina, vinca queste elezioni amministrative». È chiaro e diretto nello spiegare le sue intenzioni Paolo Danieli, medico odontoiatra e già senatore della Repubblica italiana per ben quattro legislature consecutive, dal 1992 al 2006. Dopo una lunga assenza dai riflettori, ha scelto di tornare e di candidarsi nella fila della lista “Sboarina sindaco – Battiti” fornendo una spalla di lungo corso e una consolidata esperienza politica al sindaco uscente, il quale si dice «molto orgoglioso della scelta del senatore» perché porta in dote «un’immensa esperienza, una visione, una capacità e un consenso».

Frequentatore della sede storica del Movimento Sociale Italiano di Verona fin dalla metà degli anni Sessanta e iscrittosi al partito nel 1969, Danieli è considerato uno dei promotori del rinnovamento generazionale del MSI di quegli anni. Nel 1991 il passaggio ad Alleanza Nazionale con Gianfranco Fini e l’anno successivo la prima elezione i Parlamento assieme a Nicola Pasetto, già leader veneto della destra giovanile. Coordinatore regionale di AN, tra il 1998 ed il 2002 è stato poi Presidente della Consulta nazionale della Sanità e capogruppo in Commissione Sanità del Senato. Nel 2007, ha fondato La Destra con Francesco Storace e nel 2009 ha fondato il centro politico-culturale “L’Officina”, un pensatoio per la ricostruzione della destra e del centrodestra, con cui sono stati organizzati incontri, conferenze, presentazioni.

Danieli, inoltre, è mentore di un’intera generazione di politici del passato e attuali, dal già citato Nicola Pasetto, a Luca Bajona, passando dai fratelli Alberto e Massimo Giorgetti fino ad arrivare a Ciro Maschio, Matteo Gelmetti, Fabio Gamba, Leonardo Ferrari, Maddalena Morgante e lo stesso Sboarina. Tra le sue più celebri convinzioni, quella del federalismo regionale, che deve restituire un rapporto meno sbilanciato nei confronti di Roma. Autore di molti libri, ha scritto anche un’enciclopedia della Destra Veronese.

Onorevole Danieli, oltre a scongiurare il ritorno della Sinistra, ci sono altre motivazioni che l’hanno spinta a scendere in campo?

Certamente, Verona deve tornare ad essere centrale nel Veneto, non periferica al triangolo Venezia, Padova, Treviso. Assieme a Federico Sboarina, alla sua squadra, ai suoi uomini e donne, vorrei che si costruisse una grande città che possa garantire un futuro ai nostri figli.

Lo spauracchio del 2002, con il Centrodestra spaccato, è ancora vivo oggi. Si sarebbe dovuto trovare una quadra per evitare di incappare nello stesso errore?

L’unico Centrodestra oggi è quello rappresentato da Federico Sboarina, il resto è un’anomalia che pesa su Verona, e comunque è sempre al terzo posto. Al limite (l’anomalia) potrebbe fare l’ago della bilancia. Però l’ago della bilancia, se è di Centrodestra, lo potrebbe fare solo a favore del Centrodestra.

Federico Sboarina è iscritto a Fratelli d’Italia, in generale la Destra a Verona è cresciuta molto negli ultimi anni.

Sono felice di questo perché io sono sempre stato di destra fin da quando avevo l’età di 15 anni. Ho fatto tutte le battaglie degli anni Settanta. Quindi ho ritenuto di non dovermi tirare indietro neanche in questa occasione, anche se molto diversa, ma pur sempre finalizzata a far coincidere il sentimento generale della popolazione veronese con il risultato elettorale.

Quali sono le priorità per Verona in questo momento e per i prossimi cinque anni?

Come già detto, la priorità è che la nostra città torni ad essere centrale nel Veneto. Verona soffre un senso di marginalizzazione e del fatto di essere considerata da anni periferia. Verona, invece, è al centro di una regione transfrontaliera che è la Regione del Garda, che comprende le province di Trento, Vicenza, Verona, Mantova e Brescia. E al centro di questa provincia proprio la città scaligera può tornare ad avere il suo ruolo storico che aveva avuto fin dall’epoca di Cangrande. Sarà questo uno dei miei principali obiettivi, costruire la Grande Verona, una città metropolitana di più di 400 mila abitanti, per poter contare di più.

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