Marco Pasquotti vince la 12^ edizione del Premio Verona Giovani 2020 grazie alla sua visione incentrata sul Report Integrato, strumento utile per far emergere, misurare, rendicontare e quindi comunicare l’approccio delle PMI alla sostenibilità, ai temi ambientali e sociali.

Le motivazioni del Premio Verona Giovani 2020 a Marco Pasquotti

Per la Giuria del Premio, il manager veronese ha saputo cogliere per tempo i segnali di un cambiamento radicale che sta investendo le aziende italiane e il loro approccio sul mercato, infatti Pasquotti già dal 2012 aveva promosso, in qualità di manager (Cfo) di una Pmi manufatturiera veronese del settore lapideo, un percorso per far emergere i valori della sostenibilità che facevano già parte del Dna dell’azienda.

«Sono molte le Pmi del nostro territorio che hanno particolare cura del proprio capitale umano, che contribuiscono ad iniziative nella comunità in cui sono inserite e che limitano, per quanto possibile, l’impatto delle proprie produzioni o servizi sull’ambiente. – spiega il vincitore del Premio Verona Giovani 2020 – L’aspetto inedito del percorso avviato, e poi condotto negli anni successivi, è stato quello di voler misurare, rendicontare e quindi comunicare all’esterno. Da un lato ha significato dare valore agli asset intangibili (capitale umano, intellettuale, sociale e relazionale, naturale), dall’altro ha portato a darsi obiettivi di miglioramento».

«La misurazione e rendicontazione della sostenibilità le ho poi incluse nel bilancio dell’azienda, realizzando un report integrato, da cui far emergere appunto la creazione di valore non solo nel breve termine, ma anche nel medio-lungo periodo» prosegue Pasquotti.

L’impatto del progetto ideato da Marco Pasquotti è stato superiore alle aspettative. È diventato best practice a livello internazionale, ed è stato presentato su palcoscenici internazionali, oltre a contribuire al dibattito nazionale e a pubblicazioni di Harvard Business School. Da ultimo è stato citato in un documento elaborato da Università Bocconi per UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo).

«Ora sono CFO di un’altra Pmi del settore della calzetteria, in provincia di Mantova, dove è altrettanto forte l’interesse su questi temi. Parte proprio in queste settimane una nuova analoga sfida di cui sono convinto parleremo diffusamente».

L’edizione 2020 del Premio Verona Giovani si è inserita nel solco di quanto tracciato lo scorso anno. Infatti la “sostenibilità” è stato il riferimento anche per gli approfondimenti toccati dai relatori ospiti nonché il valore fondante, come dicevamo, per l’assegnazione del riconoscimento al premiato.

Se nel 2019 la sostenibilità era stata presentata nelle sue molteplici accezioni, dunque da ambientale a energetica, da sociale a imprenditoriale, quest’anno ci si è soffermati sulla sua attenta declinazione in termini economico/finanziari e nei rapporti delle PMI con le proprie parti interessate.

Le parole del Presidente di ApiGiovani Michele Ghibellini

«La pandemia che stiamo vivendo ha sì modificato il modo di sviluppo e comunicazione del convegno, ma ha rafforzato quelli che sono stati i contenuti trattati in quanto si è ancora una volta rafforzato il concetto che senza “sostenibilità” non vi sia presente né futuro» dichiara il Presidente di ApiGiovani Michele Ghibellini, intervenuto quest’anno, dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Verona Federico Sboarina, assieme ai cinque relatori: Sabrina Bonomi, Marco Buemi, Beatrice Scappini, Maurizio Zordan e il premiato Marco Pasquotti.

Sabrina Bonomi

«I fini delle imprese – spiega Sabrina Bonomi – sono per natura molteplici e il profitto si rivela una misura riduttiva dei risultati; i capitali intangibili sono sempre più rilevanti nel successo di lungo periodo e come si genera il profitto è più importante della quantità realizzata. Per capire il senso delle imprese, bisogna misurarne e comunicarne il valore, l’impatto ossia il cambiamento generato nella comunità rispetto a dei domini di valore previamente scelti. Quelli legati all’economa civile armonizzano sostenibilità economica, sociale e ambientale, evitando dicotomie tra fioritura personale e professionale, tra azienda e comunità di riferimento, tra etica e performance».

Marco Buemi

«Da un lato è necessario che le aziende riconsiderino la vita lavorativa delle risorse impiegate al loro interno e i servizi offerti ai lavoratori – aggiunge Marco Buemi – dall’altro è necessario adattare gli aspetti relazionali, sociali ed economici delle organizzazioni stesse in funzione di nuovi valori quali inclusione, creatività ed innovazione».

«Il Diversity Management – continua Buemi –  che si basa su una gestione della forza lavoro centrata sull’inclusione e sulla promozione delle diversità, può offrire alle aziende una serie di vantaggi competitivi. Nasce in questa ottica, DNA – Difference iN Addition, una piattaforma multi stakeholder pensata per mettere in contatto il mondo delle aziende, della pubblica amministrazione e del terzo settore con modalità di gestione più partecipativa e inclusiva. Un servizio personalizzato ed efficiente ai beneficiari e alle aziende, con l’obiettivo di lavorare sui temi della formazione, comunicazione, employer branding, ricerca di talenti e bandi europei e nazionali, nella convinzione che l’appartenenza alle categorie protette, la disabilità, l’origine etnica, la religione, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e l’età possono essere considerate risorse fondamentali per le organizzazioni, in termini di idee e competenze».

Beatrice Scappini

Ma come, le aziende, soprattutto le PMI posso cercare di perseguire questi impegni? Beatrice Scappini sottolinea le possibilità che offre la trasformazione delle imprese in società benefit.

«Le società benefit – afferma – sono società for profit, quindi imprese, che nel loro oggetto sociale dello statuto dichiarano anche attività di beneficio comune, ed operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse. Attraverso una gestione volta al bilanciamento con l’interesse dei soci e con l’interesse di coloro sui quali l’attività sociale possa avere un impatto».

«Beneficio comune – conclude Scappini – è definito dalla legge come un materiale impatto positivo sulla società e sull’ambiente, misurato contro uno standard di terza parte indipendente. Da un punto di vista giuridico trasformare la propria società in società benefit è l’atto più serio che si possa fare verso la sostenibilità, perché nella sua essenza giuridica-formale l’impresa è votata ad avere un impatto positivo sui vari stakeholders».

Maurizio Zordan

Questo impegno è stato preso in prima persona da Maurizio Zordan e dalla sua azienda Zordan Srl SB.

«La nostra azienda già nel 2007, dopo aver lavorato per due anni in Cina, ha iniziato un percorso di differenziazione basato sulla sostenibilità. Dopo aver intrapreso alcune azioni dirette sullo stabilimento di Valdagno ed implementato le due principali certificazioni forestali FSC e PEFC nel 2015 troviamo nel movimento delle BCorporation (nato in Usa nel 2007) la quadratura del cerchio. Alla fine del 2016 l’azienda si trasforma in Società Benefit e si certifica Bcorp con 81 punti, appena sopra il livello minimo di 80 punti definito dalle metriche Bcorp come il break even di sistema. Nel 2020 il gruppo Zordan, che nel frattempo acquisisce l’azienda Woodways in Michigan, si ricertifica Bcorp con 106,5 punti dopo aver dichiarato che diventerà Carbon Free entro il 2030». 

«Nel frattempo l’amministratore delegato del maggior fondo di investimento americano (Larry Fink di Black Rock) – conclude Zordan – chiede ai manager delle imprese che finanzia di occuparsi di come vengono generati i risultati, invitandoli ad occuparsi della sostenibilità ambientale e sociale. Sempre in questi ultimi anni anche un’altra influente istituzione mondiale ovvero la Chiesa Cattolica per mano del suo Papa, scrive encicliche su questo e lo scorso anno inizia a lavorare su un nuovo modello economico. Chi avrebbe mai detto che le più grandi imprese americane e il Papa potessero lavorare sullo stesso piano?»

Cosè il Premio Verona Giovani

ApiGiovani di Apindustria Confimi Verona si propone, tra le diverse attività, di promuovere la crescita professionale e culturale dei propri iscritti con iniziative dirette a diffondere la consapevolezza della funzione sociale ed economica dell’impresa.  

Il Premio Verona Giovani, giunto alla 12a edizione, è l’appuntamento più importante dell’anno. Viene riconosciuto ad un veronese che si sia particolarmente contraddistinto nel proprio campo professionale, ovvero abbia interpretato al meglio lo spirito di crescita, di sfida e di ricerca di nuovi orizzonti.