Ricordo che appena l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la pandemia e la crescita dei contagi in Italia si è confermata elevata, sono rimasto un minuto intero a pensare. Il governo italiano aveva fin da subito stabilito che come ottici, essendo fornitori di un servizio fondamentale, potevamo rimanere aperti e operativi, seguendo ovviamente i provvedimenti igienico-sanitari previsti.
Di fatto con il mio lavoro non ho mai avuto un lockdown totale e ho imparato a convivere fin da subito con questo Covid sia nelle abitudini quotidiane personali, legate alla mia famiglia che di lavoro. Ogni giorno abbiamo dovuto prendere una direzione nuova per cercare di lavorare e permettere a tutti di venire qui da noi, in completa sicurezza.

Chissà cosa penserebbe ora mio padre, il Signor Monti, che si trasferì a Verona dove nel 1972, con una laurea in fisica e grazie all’esperienza maturata negli anni, aprì il suo negozio di ottica in Corso Santa Anastasia. Che avrebbe detto di questo centro storico deserto? Davanti a me c’era uno scenario post bellico, una città così bella completamente vuota, una città fantasma dove solo pochissime attività erano in vita. Il centro è abitato da una manciata di residenti: è il turismo che scalda il cuore di Verona e mai come in questo frangete è stato più chiaro. Sarà che ho una bimba piccola ma mi sembrava di essere in un parco giochi, chiuso da queste mura eterne e inviolabili. Incredibile ma angoscioso allo stesso tempo.

Con il passare delle settimane siamo arrivati alla fase due e, per affrontarla, abbiamo deciso di investire moltissimo nella ricerca degli strumenti adatti a garantirci un ambiente sanificato, sicuro e duraturo. Abbiamo passato settimane a studiare quali fossero i dispositivi più efficaci e adatti a noi, considerando anche i notevoli cambiamenti legislativi che si susseguivano e si susseguono tuttora. Barriere in plexiglass, un sistema di pulizia e di igienizzazione degli occhiali sia quelli in vendita, che si provano, sia quelli che devono essere riparati.

Abbiamo due macchine futuristiche per fare questo: una con una lampada UVC da 250 nanometri che inattiva il virus e un altro apparecchio che ci permette di essere più veloci. Si tratta di una sfera che tramite degli ultrasuoni micronizza un liquido altamente disinfettante. Lo passeremo su tutti gli occhiali esposti, nei cassetti per essere più rapidi. Sempre per la sicurezza poi abbiamo ordinato anche una macchina di sanificazione dell’aria che contiene lampade UVC (che sono atossiche) e può continuamente andare anche in presenza di persone all’interno dell’ambiente. E’ biologicamente approvata, così poi l’aria è pulita e si rigenera. “Non sta andando tutto bene”, ma sento parlare spesso di resilienza… per me, per noi che lavoriamo qui, con passione ed energia significa proprio questo.