Ha la barba e gli occhiali? No, papà! Il tuo ha i capelli rossi? Sì, bravo Zeno!

Sono le 23, le luci della nostra casa sono ancora accese. Olivia dove corri? Dai andiamo a leggere il libretto. Ore 23.30. Finalmente siamo tranquilli, davanti un tablet e l’unica ora della giornata in cui possiamo dedicarci alla visione di una serie tv. Tanto domani mattina la sveglia non suona.

Tutto è slittato di almeno 2 ore. E il mio lavoro di ore è diminuito. Sto a casa con i bimbi quando Erica è in ospedale, altrimenti…sto a casa con i bimbi, e in qualche parentesi della giornata vado in ufficio. Ho dovuto selezionare gli impegni, dire di no ad alcuni lavori. Ma per il momento va bene così. So cosa stiamo passando. Chi ha un familiare che lavora nella sanità ha la dura realtà davanti agli occhi. Non semplice percezione. E allora rinuncio volentieri anche alle ore di piscina settimanali. Anzi, per compensare mi gusto pure i dolcetti preparati in casa. Quando sarà si riprenderà.

Qui tra le quattro mura riesco a trovare comunque un po’ di spazio per dedicarmi al mio progetto creativo. In un anno è cresciuto parecchio, e mi piace stargli dietro. Come tante cose è iniziato un po’ per caso, che poi chissà se è caso o è la combinazione perfetta tra il momento giusto e quell’idea che avevi in testa da tempo. Ad ogni modo quel giorno di quasi un anno fa mi trovo nel solito bar a prendere il solito caffè. Ma i pensieri non sono i soliti. Ho come una visione. John Travolta e Uma Thurman nella scena di Pulp fiction, al bancone del Fast Food più cult della storia del cinema, fuori la caddillac più cult, e…E se fossero stati qui, in questo bar?

Non faccio in tempo a pronunciare l’abc della mia idea che Giovanni sentenzia subito: faremo qui la prima esposizione! Sì ma…Niente ma. E’ fantastico, Pulp Fiction al bar Ongarine di Quinzano. Beh, ma…E va bene. E Queenz comincia a prendere forma. Forrest Gump alla fermata dell’autobus, In to the Wild nella roulotte abitata da quel signore proprio dietro l’angolo di casa mia, a 50 m dalla civiltà, e poi ET ….

Tutta una serie di set cinematografici nel mio paesino. Un cortocircuito tra scena iconica e nuovo scenario. La mia passione per il cinema cult che incontra il disegno grafico, dando origine a vere e proprie opere. Pochi colori, personaggi senza occhi sacrificati allo sfondo, vero protagonista dell’immagine.

Quanto è piaciuta alla gente questa celebrazione del quartiere! Ho stretto le mani (bei ricordi!) a tanti compaesani che avevo solo visto di sfuggita in 10 anni che abito qui. Assolutamente ne voglio uno, mi dicevano. E a loro si sono aggiunti curiosi, cinefili, perfino turisti. Allora vai di stampa. Che poi ho dovuto imparare tutto quel mondo a me sconosciuto, della stampa. Fine Arts, edizioni limitate, copie autografate, per dare la giusta dignità all’opera.

Ora ho iniziato con la ‘seconda stagione’ (mi fa un po’ ridere questa cosa, ma effettivamente è così). Ho allargato l’orizzonte a tutta Verona, cercando quei luoghi dove ci ho vissuto un’esperienza. Deve scattare un certo feeling tra me, il luogo e la scena di un film. L’unico svantaggio è che ora non posso più fare il sopralluogo, anche se ci pensa la tecnologia a risolvere la distanza. Mi basta uno streeview e il gioco è fatto.

A proposito di gioco…Dai Zeno, porto fuori Nelson (povero, non ce la fa più con questi nuovi orari) e poi stiamo insieme. Gli è passato un po’ l’entusiasmo a mio figlio più grande. Lo spazio in casa è quello che è, non c’è più il giretto fuori per correre o andare in bici. Guarda nella prossima vita meglio essere lungimiranti … villa con piscina! In compenso Olivia ha raggiunto l’apice di benessere. Genitori presenti? Bene, allora comincio a dormire di notte. Grazie piccola! E noi finalmente a vivere!

Mi chiedo, in questo ribaltamento di equilibri e di logiche familiari, come ambienterei la situazione di oggi in una mia opera. Chissà, forse a casa mia con un film che ancora deve essere scritto…

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