Mentre le mani affondano nella farina misto acqua e sale, e operano per amalgamare i doni della terra, io sento addosso tutto il gusto della genuinità, il sapore di casa, il sapore di famiglia.

Potrebbe sembrare quasi didascalico, ridondante, sapori tra le mani che sono sapori vissuti realmente in questo periodo di casa forzata. Sì lo è, e a me questo doppio piace, piace molto.

Dai ragazzi sveglia! Sono le 8.

Non si deve andare a scuola, è vero, ma mantenere dei ritmi ha aiutato molto nel costruire una routine nuova. Dove a essere risparmiato è prima di tutto il tempo che si occupava in macchina. Vai di qua, vai di là, e ci andavi anche se non era proprio necessario. Ore sulla strada, ore in macchina. Ora invece guido a casa.

Giulio che vuoi per colazione? Marco guarda che hai la prima videoconferenza alle 9.

Pure io mi devo collegare, e non manca molto. Già sento il corpo in fermento, il cuore che comincia a battere colpi sempre più forti di gioia. È l’attesa di un momento che mai mi sarei immaginata di vivere nella mia vita: la call. Ritrovarmi schermo a schermo con i miei piccoli alunni. Un sentimento di attesa che prima si perdeva nella frenesia delle giornate, nel viaggio distratto in macchina al telefono con quella o con quello, nei pensieri che spesso, troppo spesso, si arruffavano nella mente, nelle idee che si dovevano sempre realizzare, perché non basta mai, perché non è mai abbastanza, tanto da fare consumare tutta la tua energia ancora prima di arrivare a sera, quando, Cri come stai? Sono distrutta. Ragazzi sono proprio distrutta. Forse non ho più l’età? O è l’età che dovrebbe essere saggia da imporre un freno?

Chissà, comunque sia, ci ha pensato qualcun altro a schiacciare il freno di questa macchina in corsa. E mi sono ritrovata ferma, così ferma da farmi crescere ancora di più la voglia di fermarmi. Lo faccio la mattina, poco prima dell’alba, mentre tutti ancora dormono. Lo faccio in silenzio, davanti a letture che ricaricano lo spirito. Quanto ne avevo bisogno, ora lo so.

Poi riprendo a procedere lenta, non troppo, non sia mai, vulcano sono, vulcano rimango. A esplodere di energia è sempre il mio cuore, ora senza più distrazioni, e diretto a chi voglio raggiungere.

Finalmente mi sistemo nella mia postazione. Eccoci piccoli miei. Ciaooo bimbi, come state? Avete letto il libro che vi ho mandato ieri?

Cerco in tutti modi di dare il peso alla parola, ora l’unico mezzo che ci è rimasto per comunicare le nostre emozioni. Le scelgo con cura, le parole, le appendo al filo con le mollette perché rimangano visibili e ci facciano compagnia. Saranno la mia scenografia. 

Non so se di là, dall’altra parte dello schermo la mia espressione di dolcezza vi raggiunge, piccoli miei. Non posso prendervi sotto il braccio, sedermi e raccontarvi le avventure di Pinocchio, ma di sicuro qualcosa posso fare. E l’ho fatto.

Come per magia, proprio come nelle fiabe, si sono create delle occasioni nuove e diverse, letture video in rete con le biblioteche, incontri tra bambino e autore. Tutti gli appuntamenti già programmati con la scuola e la mia associazione li abbiamo convertiti in virtuale.

In maniera quasi impensabile, nella distanza ci siamo sentiti più vicini, gli autori che conversano a tu per tu con i loro piccoli lettori, i bambini che disegnano e creano lavoretti per gli autori. Sembra che tutto sia più curato, più vivido, quasi più reale di prima. Anche i sentimenti lo sono. Di sicuro quelli che allacciano rapporti, frutto mai sperato di solidarietà digitale. Non solo tra noi e gli artisti, ma anche tra noi insegnanti, che fin da subito abbiamo re-agito alla situazione cercando strategie e soluzioni.

È l’arte di inventare, la “Fantastica”, ora più che mai necessaria e presente.

Le videochiamate? Di per sé quelle per me non sono nulla di nuovo. Dopotutto è da anni che sono costretta a sentire la mia famiglia a 1000 km di distanza. Dunque una buona relazione può essere mantenuta anche via schermo. E ora ne ho la conferma. Dobbiamo essere un po’ come la primavera

“che viaggia liberamente

di frontiera in frontiera

senza passaporto,

con un seguito di primule,

mughetti e ciclamini

che attraversando i confini

cambiano nome come

passeggeri clandestini.

Tutti i fiori del mondo son fratelli”.

Siamo tutti fiori, siamo tutti fratelli…

Saluto i miei piccoli, è ora di preparare il pranzo. Oggi anche Gianluca è a casa. Lo è stato molto di più in questo periodo, e i ragazzi ne sono felici. Non devono più correre dietro agli allenamenti, seguono solo una tabella personale da casa. Insieme ci siamo divisi gli spazi e i ruoli nella gestione della casa. Insieme abbiamo preparato l’orto da coltivare. E insieme decidiamo il film da guardare la sera. C’è una condivisione domestica in cui ci si aiuta.

Quanto mi piace, questa realtà. Quanto vorrei portarmene con me un pezzettino anche nel futuro. Poter scegliere in ogni momento quello che vale la pena, questa è la vera libertà. Non più indotta, ma voluta.

Dal forno si diffonde il profumo del pane, il profumo di vita.

Dai ragazzi, venite, è pronto!

La tavola è apparecchiata con cura. Rimango incantata a guardarla. È bella, e colorata, è l’unione di noi quattro.

Spezzo qualche fetta di pane ancora caldo, che adagio sulla tavola. Ecco, ora è veramente pronto. Pronto per il nostro domani.