9865, 9866, 9867… Mamma vieni c’è la scena più bella! Sì, sì arrivo. Sono a 9899 passi, altri 101 e sono da voi! Prendo stretto l’angolo della cucina, viro a destra, rasento il muro verso la porta finestra, traccio per la ventesima volta il perimetro del terrazzo, percorrendo pure perfette diagonali che mi manca solo di fare il calcolo della superficie lato per diagonale al quadrato. Per fortuna con la matematica non sono una potenza, ma semplicemente un piccolo, piccolissimo numero primo.

Eppure i calcoli, forse più logici che numerici, ultimamente stanno organizzando la mia nuova vita in casa. Chi l’avrebbe mai detto? Mia mamma era così. La domenica sera preparava già il programma settimanale di pranzi e cene, in modo da predisporre una corretta lista della spesa. Io uguale. Organizzazione domestica militaresca. Non mi sfugge niente. Niente è lasciato all’improvvisazione.  Non deve mancare niente, tanto semmai scendo all’A&o e compro. No no, meglio di no. Troppa gente e troppi pochi controlli. Preferisco rischiare il meno possibile.

Così mi trovo a preparare fantasie di menu, che ormai abbiamo viaggiato per tutto il mondo. E non è male, visto che di viaggiare chissà quando se ne riparlerà. Già uno spostamento sembra un viaggio. Dopo come sarà? Per me il viaggio è sempre stato l’emblema della libertà. Pensavo, andiamo qui, e ci andavamo. E andare lì significava disporre l’animo in ascolto, sbirciare con occhio curioso l’altro diverso da me, da noi, mettere sul piatto chi sei e lasciare che diventasse ingrediente di nuove identità. Sì certo, ti dicono che il vero viaggio è dentro di noi. Quale momento migliore se non ora? Di viaggi interiori ne ho fatti tanti. Sicuramente anche questa situazione porta il suo bagaglio di possibilità. Di ricordare, di scoprire il signore del terrazzo accanto, di sentire la vicinanza di persone lontane.

Mi sento più sensibile a un sorriso, a uno sguardo.

Non che prima non lo fossi, ma ora lo sento vibrare nel palato, quel gusto.

Sarà per questo che sono tornata al peso di quando ero incinta di Agnese, tipo sesto mese?

10.000! Bene, ora posso sedermi. Questo quadretto perfetto, noi tre sul divano abbracciati, Pongo a scaldarci i piedi, mi piace proprio. Me lo gusto… Ecco, mi toccherà fare altri 100 passi!

Se penso che dall’inizio quarantena ho pulito tantissimo, ho ordinato tantissmo, ho fatto tantissime lavatrici, ho sistemato la terrazza, tantissimo, tra piante, arredo, ombrellone, ho addirittura fatto il mio primo cambio armadio come dio comanda. Tantissimo. Ovviamente sarà la volta che non avrò bisogno di chissà quali vestiti nei prossimi mesi, e mi ritroverò a dicembre con la magliettina estiva! Cosa tantissimo triste.

Insomma ne ho fatte di cose (anche se, a quanto pare, non abbastanza per la bilancia). Poi dopo i primi 20 giorni di delirio al telefono con le mamme per la scuola, le acque si sono calmate. Ora navigo tranquilla con Agnese, noi due sulla barchetta, lei che fa compiti, io al fianco…Abbiamo impostato una certa routine, insieme. È il suo momento. Non lo è stato per tanto tempo, presa com’ero dal lavoro. Ora c’è lei e il suo futuro.

Sono preoccupata, lo ammetto. Per lei prima di tutto. Ma come sempre i bambini sanno sorprenderti, sono eccezionali. Si adeguano senza troppi pensieri. Io qualche pensiero in più ce l’ho, negli ultimi anni ho lavorato negli eventi, ma so anche che come sono ripartita altre volte ripartirò anche questa. Ci saranno altri modi di mettersi in gioco. Chissà, mi iscriverò di nuovo all’università? Chissà, intanto nel dubbio, tra vecchio e nuovo, tra passato e futuro, mi addormento.

Mamma, c’è la scena più bella!

Questa lentezza di ritmi mi rilassa fin troppo. Sento però un irrefrenabile risveglio della mente. Mi solletica, mi propone ricordi assopiti, mi genera idee…vecchio e nuovo, ancora si incontrano. Quale continuità dargli?

E quale continuità sceglieranno di dargli le persone là fuori? Saranno, saremo capaci di tenere quello che c’era di buono e di trasformare il resto? Sono scelte da fare. Se prima potevi scegliere tutto, dopo non sarà così, e sarà allora che ci accorgeremo delle cose.

Mamma, hai visto che roba questa scena?

La mia vista è ancora sbiadita. Gli occhi si aprono pigri.

Sono in tuta da stamattina, dopotutto non devo uscire di casa, agghindarmi a nozze come certe signore, quelle che mi fanno sentire sempre in difetto. Apprezzo vedere che tante si sono “tranquillizzate”. Anche loro appaiono acqua e sapone nelle videochiamate… Proporrò un pigiama party (a proposito di eventi)!

Già, ci siamo tolti le maschere…ma ci toccherà portare le mascherine, e questo è il presente, che piaccia o no.

10.098, 10.099, 10.100. Finalmente, letto raggiunto!

Che viaggio!

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