Il tintinnio del cucchiaino risuona nella via deserta. Il caffè ha un aroma che i sensi avevano condannato all’oblio. La luce filtrata dall’ombrellone crea un’ambiente gradevole. Mi sento come quella donna col cappello rosso illuminata dal sole, nel quadro di Vermeer.

Il dipinto, però, fa presto a mutare. Mammaaa! Mamma di qua, mamma di là, mamma sempre, mamma ovunque, mamma h24. Il mio minuto di pausa nel giardino bucolico lascia il posto all’altra fetta di natura, che sono i figli!

Rientro in casa. Ormai non faccio più caso al disordine creativo che mi circonda. Il mio senso dell’ordine cerco di concentrarlo nell’organizzazione giornaliera, scandita da ritmi precisi. Primo mattino colazione e lettura biblica. È un’attività corale, dove ognuno è indispensabile nel suo compito. Isabella al calendario, così impara ad orientarsi nel tempo. Ieri, oggi, domani. Irene è addetta alla lettura e commento, e Isacco si occupa del santo del giorno, così mandiamo anche gli auguri agli amici.

Poi ognuno prende la sua strada. Irene si arrangia diligentemente con la scuola, Isacco ci prova, mentre Isabella emula i fratelli. Ciao mamma, vado a fare la videoconferenza! E se ne esce barcollando sui tacchi a spillo, rossetto sulle labbra e borsetta al fianco. Per fortuna non pensa anche a vestirsi, preferendo la comoda mise canottiera-mutanda che porta tutti i santi giorni.

Nel frattempo io cerco di preparare le mie lezioni, e attendo trepidante la sera quando rientra a casa Alberto. Finalmente prendo fiato e mi avventuro nella notte, tra altro lavoro e qualche lettura.

Non temo il presente, neppure il futuro. Non mi manca questo, o quello. Non voglio rimandare al domani quello che si faceva prima, come se si dovesse saltare a piè pari il presente. Io il presente lo voglio vivere sulle fondamenta di quello che ho costruito, su quel passato non nostalgico, ma fecondo. Così tutto si ri-crea, prende sembianze nuove, sfumature diverse. Così la Pasqua di famiglia, fatta di tradizioni come la rottura delle uova, o i cibi preparati dai fratelli a ricordo di mamma, si ri-genera. Didascalico no? E noi ci troviamo a giocare in cerchio con il pc aperto come finestra sul mondo. Alla quale poi si affacciano anche gli amici. Tre famiglie che in un batter di mouse si trovano in tre stanze diverse, divise per età, ognuna con il suo schermo. Gli adulti che conversano in terrazzo, Irene che spettegola con le amiche, Isacco che “gioca” con il suo ex compagno di classe, e Isa che se ne va come jolly di qua e di là. Insomma un “normale” aperitivo in compagnia, che di normale ha proprio il suo non esserlo. È lo spazio bianco in un dipinto, la luce di candela nel tunnel a cui siamo costretti.

Il tunnel che mi piace arredare finché ci sto dentro.

Buona sera Federica! Buona sera signora. Lei è la mia vicina, quella che è stata lontana per anni, e che ora è tornata a essere vicina. Non l’ho scelta, ma l’ho scoperta. Un tuffo carpiato nell’infanzia quando si giocava con chi era della via, del vicinato. Non lo sceglievi, lo scoprivi. Ne coglievi il buono e il cattivo che c’era, perché c’era quello, senza capriccio. E quello era già tutto.

Cin, cin! Finalmente! Il lusso del fine settimana arriva puntuale. Porto il calice alla bocca, mi adagio sulla poltroncina, con il mio abito lungo floreale ad accogliere i primi calori della stagione. Assaporo i profumi dei gerani appena piantati, e mentre i raggi del sole si congedano, mi guardo intorno, e ritrovo la gioia nel mio bucolico tunnel arredato…

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