Si erano ribellati proprio loro. Quegli ex combattenti che nel primo Dopoguerra avrebbero dovuto essere tra i principali sostenitori dell’ascesa del Fascio. E invece, eh invece no! Fu proprio in seno a questo gruppo che nacque quel filone social-democratico, che traghetterà verso l’antifascismo più tardo.

Storia interessante questa. L’ho trascurata, per forza maggiore, qualche mese fa. Mese… È passato ormai quasi un anno, da quando ho cominciato a ragionare da burocrate anziché da storico. Niente di male, di per sè, anzi. La Fondazione ha assorbito piacevolmente le mie energie. Eravamo proprio lì lì per celebrarne la sua creatrice, che tutto si è interrotto. Ci abbiamo creduto fino all’ultimo momento, ma le circostanze hanno avuto la meglio.

Sarebbe stato un mese fa, poco più poco meno, che sul palco del teatro avrei domandato alla signorina Fioroni cosa avrebbe detto dell’oggi. Quanto mi sarebbe piaciuto averla lì, interrogarla quasi fosse un Oracolo di Delfi.

E ora…ora più che mai lo farei, nella situazione in cui ci siamo ritrovati, situazione tanto fluida da rendere difficile ogni ragionamento conclusivo che riporti un senso dell’ordine.

Qui l’unica cosa conclusa di cui siamo certi sono le nostre case, dove la mia giornata rimbalza tra scrittura e riflessioni. Sono fortunato, per molti aspetti. Non ho figli, o genitori così anziani. Devo, dobbiamo io e Laura, badare solo a noi stessi. E così faccio, anche piuttosto diligentemente devo ammettere.

Per non dire che non sono certo un animale sociale sfrenato. Avevo qualche spettacolo serale a Verona e al Salieri, ma posso sopravvivere. Alle poltrone dei teatri ho sostituito il divano di casa, e dopotutto non è così male perdermi nei film che altrimenti non avrei avuto tempo di vedere.

 Ecco, sì qualcosa mi manca proprio però. Chi mi conosce lo sa bene. Il calcio! Allora mi tocca colmare questa mancanza dedicandomi alla cucina. Perfino Laura si diletta con me in pietanze elaborate, o quantomeno più elaborate di prima. Ecco adesso che non vi venga in mente di fare la fila fuori casa, quando ritorneremo alle nostre vite normali!

Pensate piuttosto a scrivere qualcosa per Legnago. Questa infatti è stata la mia idea fin dall’inizio della quarantena. Domandare alle persone di mettere nero su bianco un ricordo legato ai vari luoghi della città. Abbiamo piazze, monumenti, chiese descritti nel sito della Pianura veronese: mi è sembrato un modo carino per valorizzarli, per creare una archivio costruito dal basso, da chi quei luoghi li ha vissuti.

E quando farlo se non ora, ora che…

Torno con la testa sui libri. Libri e computer. Per certi aspetti, nulla di nuovo. O meglio, qualcosa di già visto nella mia vita di ricercatore, e che ora è tornato a farmi visita. Certo, mi sono dovuto pure adattare alle lezioni a distanza per l’Università di Mantova, oltre che per seguire le tesi per quella di Verona. Ma il mio fermo a casa non durerà ancora per molto, la Fondazione ha bisogno di noi, adesso, per risanare le voragini che la mancanza di laboratori didattici, o degli affitti, hanno lasciato.

Quanto vorrei che la signorina mi suggerisse qualcosa, proprio ora…

Intanto, tra una riflessione e l’altra faccio qualche flessione, che male non fa. Anche per lo sport c’è bisogno di ingegnarsi con quello che si ha. E se non posso più giocare a tennis, mi unisco alla fila degli sportivi fai-da-te.

Chissà cosa avrebbe detto la signorina… Non sullo sport, ci mancherebbe! Ma lei che malattie come la Spagnola le aveva vissute, cosa ci avrebbe detto?

Sono certo che rigore, ubbidienza, ottimismo avrebbero formato il suo vocabolario di sopravvivenza.

Mi viene da pensare che, in mezzo a questa fluidità, siano buoni punti fissi da non perdere di vista.

Bene, per oggi le flessioni e riflessioni sono finite. Torno a scrivere…No, accidenti, la pasta sul fuoco!

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