La postazione di Francesca

Non ci si alza più così presto. Non c’è il treno che mi aspetta per Bologna, nemmeno quello per Ferrara. Mi godo Penelope più che posso. Insieme colmiamo i vuoti con la nostra presenza, reciproca. Ci svegliamo con calma, facciamo la nostra colazione, giochiamo, intanto papà lavora. Sì, la mattina fa lui, il pomeriggio me lo tengo per me. Ci alterniamo.

Quasi per assurdo non è più una vita insieme, la nostra. Non siamo mai due, se non in brevi brevissimi momenti, ma tre. E l’uno…L’uno è dimenticato. O meglio, lasciato in sospeso. Come sospese sono le relazioni, a partire da quelle con i miei pazienti. L’Ordine ci ha dato la possibilità di limitare la consulenza  di persona solo ai casi gravi, mentre il resto in via telematica. Ma, purtroppo c’è un ma. E forse più di uno. Ma i pazienti non sono mai uno, appunto. Sono spesso insieme a qualcun altro, in casa. Dove si possono sistemare, per tutelare la loro privacy? Difficile, quasi impossibile. Allora niente, lasciamo stare per il momento. Ma (un altro ma) è fondamentale coltivare il rapporto di fiducia. Basta un messaggio, un fare sapere che ci sono. Proprio loro, che mi hanno cercato per un aiuto, che hanno bisogno di aiuto, alcuni ora più che mai, sono costretti a sospendere, a stare in attesa.

Ma (terzo ma) non è così lineare. Ora, in questa situazione, la complessità rigurgita quello che ha trattenuto per troppo tempo. E lo stare sospesi porta a cercare una strategia dissociativa. Nulla di schizofrenico e patologico. Solo (o quasi) sopravvivenza. Certo però una parola che evoca un mostro senza cuore, che fa di tutto per tenere lontano il dolore e quello che lo fa soffrire, se può. Perché purtroppo non tutti, e forse dovremmo convertirlo al femminile in questo caso, non tutte dunque possono sospendere la sofferenza, se questa prende le sembianze del convivente.

Le difficoltà poi non si fermano qui, ora. È il dopo a preoccuparci. Siamo abituati a vivere in una situazione di controllo, di programmazione, appigli ai quali non potremo aggrapparci, perché non funzioneranno più.

È proprio al dopo a cui dedico il mio tempo pomeridiano, fatto di studio e approfondimento. Per trovarmi pronta ad affrontarlo insieme ai miei pazienti.Perché il dopo sarà responsabilità di tutti, professionisti compresi.

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