Il 9 Marzo il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte annuncia la chiusura di numerose attività e l’obbligo di quarantena. Il giorno dopo avrei compiuto ventisei anni e il mio primo pensiero è stato: “Voglio tornare a casa…” ma non l’ho fatto. Ho avuto rispetto per la mia famiglia, per i miei amici e per Verona, che mi ha accolta dalla Calabria come una figlia.

La mia decisione è stata sicuramente dura, e lo è tuttora. Non è facile vivere qui e avere chi si ama a 1200 kilometri di distanza ma sono italiana e tifo per il mio paese. Andrà tutto bene e sono fiera di aver contribuito, nel mio piccolo, standomene qui tranquilla, senza prendere il primo treno verso Sud, facendomi trascinare dall’istinto di riabbracciare i miei cari.

Sono figlia unica e mi mancano tantissimo i miei genitori e anche i miei cani, a cui sono tanto affezionata. È da gennaio che non li vedo e poi, sì, sarà la solita frase da donna del Sud ma…“mi manca il mare”, in Calabria io vivo sul mare e non vederlo mi incupisce non poco. Verona però è la città delle grandi opportunità, tante sono state le soddisfazioni avute durante il mio Master in Giornalismo. Avrei dovuto anche iniziare un nuovo lavoro ma tutto si è bloccato, ahimè.

Alla faccia di quelli che dicono che i veneti sono gente chiusa e polentona: non è vero! Mi hanno accolto così calorosamente che ne sono rimasta subito stupita. Vivo in una città d’arte meravigliosa, dove la bellezza è così forte che ti inchioda, senza chiederti il permesso, davanti a dei monumenti imponenti e ti avvicina a piccoli gioielli nascosti in angoli che non avresti saputo scorgere se non per la guida di qualche veronese doc, di cui sia io che il mio fidanzato siamo dai primi tempi diventati amici. Sono un’esteta, ammiro l’arte e l’armonia che storia e architettura sono riuscite a regalarci nel tempo.

La lontananza fa vivere doppiamente la paura di questo maledettissimo virus, per cui, quando si potrà, la prima cosa che farò, sarà tornare a casa, dalla mia famiglia.