Quando l’ho presa in mano mi è salita all’istante una vampata di nostalgia. Grazie mamma, ciao, ci vediamo domani. Poi quel domani non è arrivato perché hanno messo il blocco totale agli spostamenti. E io mi sono ritrovata a ospitare dentro la mia casa quello spazio, racchiuso in una foto, che da quasi un anno frequento tutti i giorni. Una casa dentro casa, una matrioska di emozioni.

E’ stato proprio il 6 aprile 2019 che l’abbiamo inaugurata, la biblioteca. Sento ancora l’odore di nuovo che si confonde con i libri, io che entro dalla porta e accendo le luci, nel primo silenzio mattutino, il rumore del caffè di metà mattina, il sorriso della signora mangia libri, lo sguardo basso del ragazzo che studia. Io che sistemo libri, che ricevo libri, che preparo colonne di libri, per quei lettori abituali che ormai conosco. Signora Flavia guardi, questo libro l’ho tenuto per lei!

Sento le voci dei miei piccoli lettori che ogni settimana riempivano la biblioteca di parole nei nostri incontri di lettura. Parole, quelle che formano frasi, poi discorsi, che fioriscono nel confronto. Quanto mi mancano! Parole, quelle scritte che creano mondi di meraviglia, quelle che fermano il tempo, il divenire, quelle che s-piegano la realtà, per farci arrivare vicini alla realtà, a quella vera. Quanto ne abbiamo bisogno! Di parole vere e non vane.

Ma non mi scoraggio. Anzi. Con la mia azienda abbiamo subito attivato i servizi on-line. Tavolo pronto, telecamera posizionata, ciak si gira. Io parlo, impasto gli ingredienti per la rubrica “Bibliotecari ai fornelli”. Poi domani tocca alla lettura. E non manca “Bibliotecari in laboratorio”, tutto parte del progetto più ampio “Biblioteche in rete”. Io e le mie colleghe siamo bravissime (modestamente), e i bimbi apprezzano.

Sono tutte attività di cui posso dire di avere una buona esperienza. Poi c’è la mia amica-vulcano Cristina che ha pensato pure di inserirmi nel progetto “Autori che leggono”. Insomma tempo riempito a dovere.

A proposito di tempo, ora mi ripiglio quello che prima il tempo, o meglio, il non-tempo mi aveva rubato.

Pensate, ho ritrovato tutti i foulard tanto desiderati dispersi negli armadi. Ora se mi vedete sempre con uno in testa sapete perché.

Ho creato talmente tanti piatti diversi passando dagli gnocchi al thai che ora non mi rimane che inventarmi qualche posizione magica nuova per non ripetermi.

Ho fatto più sport ora che in 30 e passa anni di vita…Tranquilli non sono cambiata di molto.

Insomma, se sommo alla quarantena i giorni seguiti all’operazione al naso sono in casa da un’eternità che neanche le gatte ne possono più. Le gatte, coccole e torture tutte le mattine. Povere! Per fortuna Alberto ha la sua valvola di sfogo con il lavoro fuori casa (in realtà data l’emergenza non so se preferisce il lavoro alla sua amata compagna).

Glin glon! Hanno suonato, ah sì è il Biondo in tuta spaziale. Mi ha portato dei medicinali. Ciao Andrea! Ciao Gegia. Esito un attimo. Cosa faccio? Mi avvicino, rimango ferma? Sorrido? Ma lui sta sorridendo? E chi lo sa! Che faccio? Gegia, appoggio qui il sacchetto e vado. Sì va bene… Ma va bene un corno! Cioè io vorrei abbracciarti amico mio! Io sono una persona fisica, ho bisogno del contatto, di baciarvi e strucarvi tutti!

E invece sembriamo tutti incatenati, costretti a soffocare i nostri slanci naturali.

Però lo ammetto. Ho sì tanta voglia di uscire, di tornare alla “normalità, ma ho allo stesso tempo paura di quella normalità che non avrà più lo stesso tono di voce. Parleremo un linguaggio diverso. Siamo entrati in casa chiudendoci alle spalle un mondo, e la riapriremo che il mondo sarà diverso.

Intanto apro la finestra e rimango in ascolto dei vicini, i miei super vicini. Silvia in videoconferenza, Ilaria che canta, le grida di qualche bambino. Parole che peregrinano libere nell’aria, parole custodite nel loro significante, lontane dalla costrizione dei nostri significati, e ora estremamente vicine nel farci compagnia.

È arrivata sera, mangiato abbiamo mangiato, tutto è sistemato, vado in camera e accendo la lucetta sul mio comodino. Apro il libro, e mi lascio coccolare dalle parole, che riempiono pensieri, fantasia, e pure casa mia. Anche il silenzio ormai è di casa….Beh di questo passo dovrò uscire di casa io! Beh, almeno lasciatemi prendere la mascherina…

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