Sì, signore e signori sono io il prescelto, quello individuato dalla famiglia dopo numerosi test psico-attitudinali e prove di forza inaudite, per svolgere ogni compito rigorosamente fuori di casa.

La scelta è presto fatta, non abbiamo dovuto fare neanche pari e dispari o ambarabà ciccì coccò, il classico e intramontabile concetto del capo famiglia, ritenuto obsoleto e maschilista in una casa governata da donne, è stranamente ricomparso.

Da un lato, ne sono veramente contento perché posso andare fuori (anche se per poco tempo), posso “parlare” con qualcuno che sia diverso da un membro della mia famiglia, facendomi sentire “più umano”, posso andare a consegnare la spesa a mio suocero che, anche se è juventino (e ho detto tutto), ha sempre la battuta pronta in tema calcio.

Luca sulle scale di casa

Da un certo punto di vista mi mancano gli amici, gli allenamenti e “i butei” della squadra, dall’altra uscire mi fa paura: di prendermi questo maledetto virus, ma soprattutto di trasmetterlo ai miei figli, a mia moglie. Sono stanco di sentire in televisione, sui giornali, che siamo in guerra: non esistono guerre combattute in ciabatte davanti a Netflix con il frigo pieno; se lo sente mio padre, che la guerra e la fame l’ha provata per davvero mi prende a parole.

Gli unici eroi che combattono al fronte per noi sono i medici, gli infermieri e tutto il personale ospedaliero che si adoperano in prima linea per noi e li ringrazio di cuore, dal primo all’ultimo.