È l’8 aprile 2020, il caldo è arrivato anche qui a Verona anche se l’aria è diversa da quella di Reggio Calabria, la mia città natale. Mi sono trasferito qui tre anni fa, nella patria dell’amore per proseguire gli studi in Marketing e Comunicazione d’Impresa, una specialistica della Facoltà di Economia, che pare essere una delle migliori in Italia (speriamo bene).

Sono in cucina, seduto a tavola ma non per mangiare, sto discutendo la mia tesi davanti allo schermo: i riflessi della luce che penetra dalla finestra disegnano in anticipo una corona sulla mia testa, che diventerà presto di alloro quando i miei professori, ognuno da casa sua, senza toga, senza nessun orpello a definirli così temuti e inarrivabili, mi proclameranno dottore.

Mai avrei potuto immaginarmi in una situazione così surreale. Sono felice e agitato insieme. È uno dei giorni più importanti della mia vita: un percorso lungo denso di lezioni, studio, emozioni contrastanti, amicizia, amore, vita, è finito con una video conferenza. Non è il massimo direte.

Tuttavia, la gioia e la sensazione di spensieratezza che provo, resteranno ricordi indelebili nella mia mente. Conclusa la discussione, mi affaccio sul balcone con la mia ragazza (che ringrazio ancora per il sostegno) e stappo una bottiglia per festeggiare. Sento la classica cantilena goliardica “dottore, dottore…” che viene dai vicini di casa, dal cortile interno, dai terrazzi, da tutti quei ragazzi, anche loro studenti, che abitano di fronte e di cui, sono diventato amico vivendo qui.

Mi rendo conto che tutti mi stanno in qualche modo omaggiando, con un saluto o un sorriso. Sono sorrisi sinceri, nascosti sotto queste maledette mascherine e applausi silenziosi, attutiti dai guanti in lattice di cui detesto l’odore. Anche se da lontano, sento naturalmente la vicinanza di tutti coloro che mi vogliono bene. Con il pensiero, da laggiù, arriva forte e chiaro un potentissimo incoraggiamento ad andare avanti. Spero di vedere presto tutta la mia famiglia, sarebbe il regalo di laurea più bello.