Il sole è giunto a fine giornata, timbra il cartellino, strizza l’occhio, arrossisce, e se ne esce con eleganza dall’orizzonte.

Io ricambio lo sguardo, timidamente. Il mare tra me e lui si agita. È burrasca. Mi si scatena dentro, mentre rimango immobile, mossa da tanta bellezza.

Ci guardiamo ancora qualche istante, poi mi alzo, prendo la borsa ed esco dalla stanza.

Vai al lavoro amore? Sì Cri, mi metto in studio. Stai con Evan per favore, che ho una call proprio tra 10 minuti.

Giusto il tempo per sistemarmi. Ciuffo o non ciuffo? Dai, voglio essere grintosa oggi. Pennellata di maschara, passata di rossetto, imbiancata di fondotinta, direi che basta. L’ultima volta che ho fatto così sono andata a fare la spesa. Chissà come mi concerò quando torneremo alla vita “normale”.

Lo dico con un po’ di sorpresa, ma mi sto cominciando ad abituare a questa vita domiciliare. Che assomiglia a un arresto, ma che in realtà può essere movimento.

Sono passata dalle 12 ore fuori casa, alle 24 in casa. Prima era tutto clienti, fornitori, sopralluoghi, acquisto materiali, ufficio, ora è tutto pc, pc, pc, Cristiano, pc, Evan, Evan, pc, Cristiano, nonni, pc, Evan… Una sequenza seriale mai sperimentata, ma interessante. Alla quale si aggiunge cucina, attività fisica, cucina, cucina, cucina, ancora un po’ di attività…Devo dire che nello spazio del corpo tolgo e metto con sapienza magistrale. Mi concedo in menu elaborati, sicuramente più curati di quando mi sedevo e ingurgitavo qualsiasi cosa si presentasse sul piatto. Tranquilli mi accorgevo se erano cavallette!

Mi siedo davanti al monitor. Cuffie alle orecchie e si parte. Arriva dritta la voce da una casa di Verona.

Buongiorno Sara, come stai?

Bene sto, sì strano ma vero. Sto proprio bene. E ho voglia di stare bene anche con i miei clienti. Non che prima fosse diverso, ma ora ne sono più consapevole. Sono loro la benzina del mio lavoro. Tutto è calato sulle loro esigenze, per questo il rapporto con loro è lungo un anno. Non conta la quantità ma la qualità, e questo è il nostro principio. Prima però tutto era distratto dalla frenesia, dall’andare di qua e di là senza interruzioni. Ora voglio accogliere solo quello che riesco ad abbracciare. E per sapere quello che voglio veramente, questo tempo mi dà l’occasione per fermarmi e formarmi. Parte lavorativa e personale si intrecciano dando esiti interessanti.

Due ore sono passate, quelle che bastano per stimolare le gambe a fare movimento.

Nella mia vita sono passata dal gioco di squadra con la pallavolo al pilates e cardio, che è stato già un bel salto.  Ma visto che a saltare ho imparato bene, ce la farò a fare attività anche a casa. È questione di organizzarsi da sola, non come prima dove tutto era già incastrato. Ora la forma della giornata la devi dare tu, senza gente intorno che continua a chiederti questo o quello. Sara, ah che aspetto il pezzo domani, Sara il disegno serve oggi entro le 18, Sara mandami il testo adesso! Tutto senza respiro per soddisfare le esigenze degli altri. E le mie? Adesso me le curo, respirando al ritmo che decido io. In questo respiro trovano spazio i ricordi di quando ero piccola, delle tante ore in famiglia. Mi assale un po’ di nostalgia, forse quella necessaria nel dopo che verrà, per conservare parte di questo tempo fatto di nuove abitudini. Dove trovano spazio pure le relazioni, quelle vere, quelle spogliate di apparenza, quelle dove ti senti veramente libera, e lasci uscire il meglio di te.

Mi sento fortunata in questo, e il mio senso di gratitudine lo tatuerò sulla mia pelle appena potremo uscire di casa. Lì sul braccio destro… Dai, non mollare, ultimo sforzo, ultime dieci sollevamenti, poi altri dieci con il sinistro.

Ho sudato abbastanza, ho fatto circolare sangue e pensieri come si deve. Direi che si può passare a preparare il pranzo.

Mamma, prima vieni a giocare!

Che meraviglia, posso finalmente perdere il tempo con lui. Perdere, per riempirlo di tante cose vere. Ora lo capisco bene.

Capisco che la sequenza Cristiano, pc, Evan, attività fisica, cucina, pc, Evan, Cristiano, … è perfetta, o quasi. Perché poi c’è la mia stanza. Quella vuota, dove si manifesta tutto l’umano che ho in me, il dramma di una vita guardata nella sua completezza, con occhi che si riempiano di meraviglia. Rimango fissa con lo sguardo davanti al muro bianco, sento la sabbia sotto i piedi, mentre avanzo nel buio, guidata dalle stelle che sprofondano nel cielo scuro sopra di me. Vado adagio, per non disturbare l’essenziale intorno, che lentamente mi avvolge e mi accoglie con sé.Amore, vieni? Ah eccoti, ma dove vai con la valigia? Da nessuna parte, sono appena tornata, dai sediamoci tutti insieme che vi racconto.

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