Sono le due del pomeriggio. Tocca a me portare Jessie a fare la passeggiata. 200 metri, non di più. Lascio Andrea il turno successivo, così nei 200 metri di “libertà” riesce perfino a gustarsi il Leo dal vivo, che suona fuori dal suo balcone. Per me nessun problema, me lo tengo lì davanti sul tavolo, lui che canta sullo schermo, io che disegno, e leggo i versi della Giò.

Un bello spaccato di vita quotidiana, non così diversa da prima, o meglio, forse quella che avrei voluto fosse anche prima. Potermi dedicare ore e ore ai miei progetti, cominciando dalla ricerca di ispirazione. Dai documentari, per immergermi nei grovigli della psiche umana, alle letture di approfondimento, passando per corsi on-line, a esplorare metodi e tecniche che non conosco.

Ogni cosa fatta con la dovuta calma e attenzione. Quell’attenzione che ti porta a tendere a qualcosa, a un fine, che sarà la mia opera. Mi segno frasi, prendo appunti, registro suoni. Mi serviranno per scegliere le tonalità dei quadri, l’ambientazione e i materiali dell’installazione, le immagini e le inquadrature che andranno a comporre il video.

In questa quotidianità palpabile, dove mi lascio sfuggire solo il guizzo creativo, dove anche il rapporto con Andrea segue un tacito ritmo, fatto di sedute al pc, esperimenti in cucina, e strimpellìo di basso, dove in pochi metri di convivenza siamo capaci di occupare tutti i luoghi della casa senza calpestarci, come giocassimo a tetris. In questa quotidianità palpabile, dove frenando ci si accorge delle cose, si fa pulizia e ordine, si cura quello che c’è di veramente buono, io mi sento libera.

Mi mancano certo le persone, il poterle guardare e osservare. La relazione, quel dialogo necessario per arricchirsi, …e qui non c’è lettura che tenga.

Ma entro questi muri di casa ritrovo la libertà di creare altro, di sperimentare quello che avevo sempre rimandato. Così sono a dipingere illustrazioni con l’acquerello, disegnare bozzetti, quello che mi è consentito fare nel piccolo spazio in cui abito.

Con le mie opere ho sempre cercato di svelare nuovi punti di vista, sfumature, quel lato oscuro che spesso neghiamo. Ora, costretti, ci siamo faccia a faccia, con quell’oscurità. Sta a ognuno di noi scegliere cosa fare.

Intanto, tutta tempestata di nero, occhiali da sole neri, mascherina nera, guanti in lattice neri, borsa per la spesa nera, ovviamente senza farci caso, ovviamente “sempre sul pezzo” come mi ha detto il tipo che ho incrociato, intanto ho percorso i miei 200 metri quotidiani.

E così sia.

P.s. Se mi chiedete cosa mi accompagna in questa quarantena, lo riassumo così:
SPAZIALE – Edda-
SPLIT – M. Night Shyamalan