Simone e Mauro
Simone e Mauro

Quando la vita ti mette di fronte a un bivio, scegliere quale sentiero percorrere non è mai banale. È una scelta che, spesso, richiede coraggio: il coraggio di risollevarsi dopo una caduta, di lottare per la propria vita e di ricominciare a viverla con più fervore di prima. Ma capita anche che su quel sentiero, intrapreso forse per caso, si incontri qualcuno di speciale. È ciò che è successo a Simone Casarotto e Mauro Regalin. Definirli “amici” è forse riduttivo: forse è più giusto definirli “anime affini”. Simone, 43enne della Val d’Alpone, è rimasto vittima di un grave incidente stradale in moto quando aveva poco più di 20 anni. Ci sono voluti due anni prima che ricominciasse a camminare e, da allora, non ha più smesso. Mauro, veronese di 55 anni, è un solitario: la natura e la montagna fanno parte della sua essenza, si sveglia ben prima dell’alba per allenarsi e godere della pace che regna sovrana nella notte e, nei ritagli di tempo, amministra la pagina Facebook “Gli amici del Carega”. Il loro incontro, quello con la “I” maiuscola, non poteva che avvenire nel più teatrale dei modi: in montagna, mentre salivano verso il rifugio Fraccaroli da due sentieri diversi.

Ragazzi, come vi siete conosciuti?

Simone: Io stavo salendo da Giazza verso il rifugio Fraccaroli. Ho visto una persona con la barba lunga che stava salendo dal versante opposto. Abbiamo cominciato a chiacchierare, abbiamo bevuto qualcosa insieme e siamo scesi insieme parlando. Pian piano ci siamo conosciuti e ci siamo scambiati il numero di telefono e siamo diventati amici. Sono stato anche testimone al suo matrimonio.

Quanti giri avete fatto insieme ad ora?

Mauro: Una trentina circa.

Il più impegnativo, per ora, è stato il Giro del Garda: quasi 200 chilometri in 46 ore. Perchè lo avete fatto?

S: L’idea è partita da Mauro. Mi ha mandato un messaggio: “Ho intenzione di fare il giro del lago. Cosa ne pensi?”. Io ho detto subito di sì. Siamo partiti di notte perché, possono capitare parecchi imprevisti, c’è tanta strada e le deviazioni di percorso sono state parecchie.

Qual è stato il punto più difficile del giro?

S: Il primo pezzo è stato noioso, perché a me fare lunghi rettilinei non piace. A un certo punto poi siamo finiti con le gambe nell’acqua…

M: Dovevo testare la resistenza (ride, NdR).

La cosa incredibile di questa storia è che tu, Simone, sei stato vittima di un incidente molto grave nel 2001…

S: Sì ho fatto un frontale con la moto. Ho fatto un mese di coma e poi sei mesi all’ospedale di Negrar. Ho ricominciato a camminare piano piano, prima col girello, dopo col bastone. Passo dopo passo, pian piano. Prima ho ricominciato a nuotare, ma non mi bastava. Ho cominciato a camminare e non mi sono fermato più, soprattutto dopo aver conosciuto Mauro (ridono, NdR).

Simone per te cosa significa essere tornato a camminare dopo un incidente del genere?

S: Mi piace, perché ogni volta che vado a camminare, ricordo di come ero un carrozzina. Mi dà forza sempre di più. Ma non è solo una cosa fisica, è una cosa mentale. Ogni volta che finisco un percorso sono felice. Ho visto tante persone invalide che potrebbero avere la possibilità di migliorare la propria condizione come ho fatto io, facendo esercizio giorno dopo giorno. Il messaggio che voglio dare è che bisogna continuare a lottare.

Mauro tu, invece, sei un solitario…Come è avere un compagno di camminate come Simone?

M: Sì, ho lo zaino sempre pronto e appena ho due minuti liberi prendo e parto. Simone si fa sentire quando camminiamo: è un chiacchierone. Sabato sono andato via da solo e, a un certo punto, mi sono detto “Ma dov’è?”. Simone è l’unico che mi sta dietro anche dopo chilometri e chilometri. Il problema non è partire, è fermarlo.

E qual è il viaggio dei vostri sogni?
M: A Simone non l’ho ancora detto…gielo dico adesso: il Cammino di Santiago.

S: Io invece avrei più in mente il Cammino di San Francesco, perché quello di Santiago è troppo pubblicizzato.


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