Scaligera Basket Verona - Foto Caterina Zattarin
Foto Caterina Zattarin

Dopo vent’anni la Scaligera Basket Verona torna in Serie A. Il vicepresidente Giorgio Pedrollo racconta gli anni difficili e i sogni della società, risollevata insieme al padre Gianluigi, sempre con un occhio di riguardo verso i giovani. Anzi, «i miei giovincelli», come li chiama lui.

In questi giorni state lavorando per la Serie A e la festa per la vittoria è ancora nell’aria, ma facciamo un passo indietro. L’estate scorsa avrebbe mai pensato di trovarsi, oggi, a questo punto?

No, anzi. Ero pronto a mollare tutto. Ho giocato una vita a questo sport, con una passione anche più grande di quella di mio padre, ma ero pronto a regalare la società alla città di Verona. Non sopportavo l’affronto dei tre punti di penalità per una buffonata, l’errore in buona fede di un contabile, corretto in poche ore. È stata un’offesa, per una società che ha sempre pagato puntualmente. In quel momento eravamo molto lontani dall’immaginare una promozione.

Quando avete capito che si poteva puntare in alto?

Secondo un allenatore di tanti anni fa, le squadre che partono dal 60% di potenziale, e nell’arco della stagione arrivano al 100%, sono quelle che vincono. Io non ne ero molto convinto, ma quest’anno c’è stata la dimostrazione: la nostra crescita è stata notevole, in mezzo a mille peripezie. Inoltre c’è stato spazio per i giovani di belle speranze, che hanno fatto la differenza in gara 3 e 4 di finale.

Giorgio Pedrollo mentre festeggia la promozione negli spogliatoi

Si arrivava da due anni difficili, segnati dal Covid.

Senza pubblico… Rischi di addormentarti. Vedere invece 5200 persone è di una bellezza pazzesca. Penso soprattutto ai miei giovincelli: lo stimolo del pubblico ti porta a fare canestri, passaggi, palle rubate, che magari non faresti.

A proposito di giovani, l’Under 17 ha da poco giocato a Mantova le finali nazionali. Che ruolo avrà il settore giovanile?

Ho un mio sogno… E sognare costa poco. Spero di arrivare un giorno ad avere mille ragazzini che corrono e tirano la palla: la cosa più bella che ci sia. Significa anche investire nel sociale. Bisogna dar loro il tempo di crescere, ma il mio sogno è di arrivare tra qualche anno ad avere due, tre, quattro ragazzi di Verona che incidono in prima squadra.

Il vostro gruppo industriale ha deciso di investire nello sport. A parte qualche eccezione, forse è mancato l’apporto in questi anni degli industriali veronesi…

Verona è una piazza difficile, ma sa dare soddisfazioni. Meriterebbe molto di più. In queste settimane abbiamo molti incontri programmati e ci aspettiamo un buon ritorno dagli industriali veronesi. Puntare davvero in alto è difficile, perché ci sono grandi club in Serie A, ma almeno una salvezza più tranquilla…

Quindi si sta muovendo qualcosa?

La gioia c’è, e questo fa ben sperare. I primi riscontri sono positivi.

Alessandro Ramagli è stato uno dei protagonisti. Il coach era già passato da Verona fra 2012 e 2015. Perché l’anno scorso avete deciso di puntare di nuovo su di lui?

Sono rimasto molto legato a Ramagli e l’ho sempre ritenuto un allenatore vincente. Ha un “difetto”: è troppo diretto e bonaccione, forse, per le grandi squadre. Noi abbiamo un sistema molto chiaro: io e il direttore sportivo (Alessandro Frosini, premiato come miglior dirigente della A2, ndr) proponiamo dei giocatori, ma la scelta finale è sempre sua. Inoltre dà il suo meglio nel far crescere i giovani, ma sa anche essere diretto con i “vecchi”.

Coach Alessandro Ramagli che da indicazioni di gioco ai suoi ragazzi (foto Caterina Zattarin)

Qualche giocatore degli scorsi anni a cui è rimasto particolarmente legato?

Sicuramente Giovanni Tomassini e Mitch Poletti.

Per la prossima stagione che squadra dobbiamo aspettarci?

Amo confermare almeno parte del gruppo, nel limite del possibile. Soprattutto a inizio campionato, può aiutare. Con dispiacere dovremo lasciar andare qualcuno.

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Dopo vent’anni, la città è pronta alla Serie A?

Me lo auguro. Ai playoff ha risposto in modo magnifico.

Cosa promette la società ai tifosi?

Prometto che con il loro aiuto ci salviamo. I tifosi sono un sesto uomo importante. In gara 3 e 4 di finale ci hanno dato una spinta meravigliosa.

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