Stefano, sei attore, autore, regista teatrale e ti occupi del teatro dei burattini. Da dove nasce questa passione per un’arte forse un po’ perduta ma sempre molto affascinante?

La passione per il teatro dei burattini direi che è insita nella mia prima infanzia, dal momento che a Verona, e molti dei lettori se lo ricorderanno (soprattutto quelli che hanno i capelli grigi come i miei, ride ndr) c’era un burattinaio si chiamava Nino Pozzo, che accompagnò generazioni e generazioni di bambini e ragazzi con il suo teatro dei burattini. Sin da piccolo la mia famiglia mi portava a vedere i suoi spettacoli e io finì per innamorarmi di quest’arte al punto tale che desiderai un teatro dei burattini tutto mio: poco dopo, mi fu regalato. Così iniziò la mia avventura e anche tutta la passione collegata anche al teatro, ovviamente.

Qual è la differenza tra burattini e marionette? Perché ricordiamo che non sono assolutamente la stessa cosa.

C’è una differenza sostanziale. Le marionette derivano da una leggenda (che forse è una storia vera) di un un rapimento a Venezia di alcune donne e ragazze a opera dei Turchi: per ricordare questo episodio, vennero realizzate queste “Marie”, piccole bambole, per poi rivenderle. Le marionette vengono mosse grazie a dei fili, mentre il burattino è “a guanto”, cioè si inserisce l’indice nella testa, poi il pollice nella mano sinistra e infine il resto delle dita del burattino sulla mano destra. Il nome “burattino” deriva da “buratto”: una volta si viveva in povertà; quindi, le famiglie per “abburattare” la farina, cioè per togliere le impurità, si usavano dei setacci in tela grezza; quando questa stoffa si rompeva, non essendo più adatta per quel compito, veniva usata per fare i vestitini a questi “burattini”, intagliati sul legno da meravigliosi artisti.  

Tra i tanti burattini che utilizzi di solito, ce n’è uno che è particolarmente importante nella tradizione veronese?

Sì, Facanapa, perché è la maschera di Verona: in pochi lo sanno, ma è proprio la maschera dei Veronesi. È vero che oggi si parla sempre del Papà del Gnoco, però quella è una maschera che non c’entra nulla con le esibizioni teatrali. Facanapa è nata come marionetta dai fratelli Riccoboni, che la portarono in auge nell’Ottocento e che in seguito venne ripresa dal teatro dei burattini. Nino Pozzo aveva un Facanapa e io, cinque anni fa, ho deciso di riproporre questa tradizione, praticamente sparita.

Il mondo degli spettacoli oggi, dopo un lungo periodo, si sta riprendendo: come hai vissuto questa fase e su cosa stai lavorando oggi?

Come tantissimi miei colleghi ho vissuto questo periodo in maniera veramente difficile. Adesso ci stiamo riprendendo, soprattutto con il teatro dei burattini ma anche con le altre mie attività teatrali, tra le quali la magia e il gioco di prestigio, il doppiaggio e molte altre attività che sto riuscendo a portare avanti.  Insomma, si sta muovendo qualcosa. Ieri abbiamo proposto un evento bellissimo a Verona, al Forte Gisella: hanno partecipato più di 500 persone. Comunque lavoro moltissimo anche fuori Verona e all’estero, in particolare in Spagna, Ungheria e Austria, dove sono stato proprio in questi giorni.

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