tracy masterchef

Non è ancora abituata del tutto alla notorietà, al circo mediatico e, in particolare, all’onnipresenza dei social network. Tracy Eboidgbodin è una ragazza normale, acqua e sapone, con un cuore grande e tanti sogni nel cassetto. Uno di questi, a inizio marzo, è riuscita a coronarlo: diventare l’undicesima MasterChef italiana. Merito di un percorso portato a termine con la grinta di una “leonessa” (come la definiva chef Giorgio Locatelli), di piatti da vero ristorante stellato e…chissà, forse anche di un certo “bracciale” fortunato (chi ha visto la finale, sa).

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29 anni, originaria della Nigeria, ma veronese ormai d’adozione (e con base a Vallese di Oppeano), Tracy è riuscita a unire, nella cucina più famosa della tv, il passato e il presente della sua vita attingendo ai colori e ai profumi esotici delle spezie africane e alla cultura culinaria italiana e veneta. Un connubio vincente sin dalle prime puntate che l’ha portata dritta alla finale del 3 marzo scorso, quando ha tolto ogni dubbio ai tre giudici (Antonino Cannavacciuolo, Giorgio Locatelli e Bruno Barbieri, ndr): la vittoria poteva essere solo sua.

Da allora è partita la giostra. Interviste, presentazioni e, come ci ha confessato, tante cene con gli amici che, però, non accettano scuse: la chef è lei e su questo non si discute. Eppure Tracy non ha perso quell’aura di genuinità e gentilezza che l’ha contraddistinta da subito durante il talent show (oltre ai suoi meravigliosi e vivaci foulard) e, se la incontrate per le vie di Verona, state pur certi che vi regalerà un sorriso e non vi negherà una foto.

Te lo dico subito, Tracy: abbiamo fatto tutti il tifo per te in redazione!

Grazie, grazie mille (ride, ndr)

Ora partirei dai festeggiamenti…come è stato rivederti in tv e rivivere la serata finale?

Ho rivissuto tutto di nuovo, forse anche in maniera più amplificata. Perché fino al momento della messa in onda erano pochissime le persone che sapevano che avevo vinto. Quindi c’è stata emozione, tensione, adrenalina…

E come hai festeggiato?

Appena dopo la puntata della finalissima sono andata in un locale nella Bassa Veronese, dove vado spesso e i proprietari sono amici. Era molto tardi, ma c’era ancora qualcuno e…visto che siamo a Verona, ci siamo aperti qualche bottiglia (ride, ndr).

Mi sembra giusto. Ma come è stato tenere il segreto per così tanto tempo?

All’inizio pensavo che non sarebbe stato facile. Ovviamente la gente continuava a chiedere. Siamo stati bravi io e il mio compagno. Però un po’ mi sono divertita a tenere il segreto, perché sapevo che poi sarebbe stata una grande sorpresa per tutti.

Chi era Tracy prima di MasterChef?

Ho sempre fatto lavori nel mondo della ristorazione, ma sempre in sala. Negli ultimi otto anni ho lavorato in un hotel del centro di Verona. Ho fatto la gavetta.

Perché hai deciso di iscriverti al programma?

Avevo sempre pensato di farlo più che altro per avere un parere di professionisti sulla mia cucina, per sapere se fossi veramente brava. Però non avevo il coraggio di fare l’iscrizione. Così una sera d’estate ci ha pensato la mia migliore amica, perchè sapeva che io non l’avrei mai fatto e aveva ragione. Io spesso sono troppo critica con me stessa e lei mi ha dato la spinta necessaria: mi ha detto “Basta, la facciamo adesso o ti picchio!” (ride, ndr). Per fortuna sono circondata da persone che, probabilmente, mi conoscono meglio di quanto conosca io me stessa.

Gli amici hanno già iniziato a minacciarti per farsi cucinare la cena da te?

Ah sì, le minacce erano iniziate anche prima della finale, prima di sapere che avevo vinto. La lista è bella lunga e ogni giorno si aggiunge una pietanza. Tutti chiedono il menù della finale, ma io sono pronta, mi piace. Voglio solo prendermela con calma…

Ti fermano spesso per strada?

Sì assolutamente, ma solo se ho i capelli raccolti, altrimenti fanno fatica a riconoscermi!

Passiamo alla Masterclass: qual era il giudice che temevi di più?

Quando sono entrata temevo molto lo chef Bruno Barbieri, che era comunque anche il mio preferito perché lui è lì dall’inizio. Diciamo che lo temevo, ma ne ero segretamente innamorata (ride, ndr).

E quello con cui hai stretto il legame più forte?

I giudici sono stati insegnanti, più che giudici. Le critiche che ci facevano erano dei consigli e tutti e tre ci hanno aiutato. A me piacevano tutti, ma se proprio fossi costretta a sceglierne uno, direi lo chef Locatelli.

Tu più volte durante la trasmissione hai detto che la fiducia per te è molto importante e che per fidarti di qualcuno ci impieghi parecchio tempo. Sei riuscita a costruire quel tipo di relazione con qualcuno dei concorrenti all’interno di MasterChef?

Certo. Da MasterChef sono uscita arricchita non solo come cuoca ma anche come persona. Dentro ho stretto amicizie che fuori da lì avrei impiegato anni a costruire e ora ho persone che posso chiamare “amiche”. Ogni tanto ci penso e mi vengono i brividi.

Capitolo finale: per te non era negoziabile arrivarci, vero?

Sì, lo dicevo sempre ma sotto sotto tremavo come una foglia. In realtà non credevo di arrivare così lontano, perché pensavo che l’emotività mi avrebbe giocato brutti scherzi.

Hai avuto anche un momento di difficoltà, come hai fatto a ritrovare la forza di rimetterti in carreggiata?

Anche nella vita ci sono questi momenti in cui cadi e devi rialzarti. Lì è stata la stessa cosa. Quando sono uscite le persone alle quali mi ero legata di più, mi sono sentita smarrita. Ho perso un po’ di vista la cucina e mi sono tirata giù da sola, ma poi sono tornata in piedi.

Ora ho un trittico di domande sui piatti. Ti ricordi qual è il primo piatto che hai cucinato fuori dalla masterclass?

Il primo piatto cucinato no, perché cucino da tanti anni, da quando ero piccola. Ricordo però il primo piatto che ho fotografato perché ho iniziato, da un giorno all’altro, a fotografare i piatti che facevo per vedere com’erano e se mi facessero venire voglia di mangiarli.

E che piatto era?

Erano dei semplici spinaci saltati in padella con i gamberi grigliati (ride, ndr).

Qual è il piatto più difficile che hai cucinato a MasterChef?

Beh erano tutti difficili, ma forse il più difficile è stato quello che abbiamo dovuto replicare leggendo solo una recensione: non avevamo davanti il piatto e non c’era stata una spiegazione da parte dei giudici.

Concludiamo con il tuo piatto preferito. Qual è?

Amo i tortellini in brodo, che mangio anche d’estate. Mi piacciono molto anche i risotti. Ma il mio piatto preferito è veronese: è il lesso con la pearà e mi sarebbe piaciuto cucinarlo a MasterChef…

Quale dei tre giudici credi che lo avrebbe apprezzato di più?

Probabilmente lo avrebbero apprezzato tutti e tre, ma forse di più lo chef Barbieri, che geograficamente è più vicino a Verona.

Tra l’altro Verona l’hai citata spesso anche durante la trasmissione e ti ha ispirata per alcuni piatti. Cos’è che ti ha dato la città in questi anni?

Da quando sono arrivata in Italia ho sempre vissuto a Verona e mi ha dato tutto. La cultura, la cucina, le persone e anche l’amore!

Qual è il tuo posto del cuore in città?

Io amo Verona e mi piace tutta, dal lago alla pianura, ma ci sono due posti del cuore: Castel San Pietro, perché c’è una vista fantastica della città, e Borghetto, perché la prima volta che sono uscita con il mio compagno mi ha portato lì e me ne sono innamorata.

Adesso con la vittoria di MasterChef hai pubblicato il tuo libro di cucina, “Soul Kitchen”, inizi il corso all’ALMA…cosa c’è nel tuo futuro? Magari aprire un ristorante?

Beh questo sarebbe un sogno, ma adesso non la trovo la cosa più intelligente da fare: sì sono la vincitrice, ma non sono ancora una chef. Ora voglio studiare e farmi conoscere dalla gente. Poi in futuro mi piacerebbe avere qualcosa di mio, un “home restaurant” per proporre piatti gourmet ma come a casa. La mia idea di cucina è “semplicità”.

Ho un’ultima domanda per te, forse la più importante…Quanti foulard hai e come fai ad avere dei capelli sempre così perfetti?

(ride, ndr) Di foulard ne ho tantissimi ma sono quasi tutti della mamma: ne ha un centinaio. Il copricapo è quasi d’obbligo per noi e le acconciature me le faccio da quando sono piccola: ci impiego un attimo a farmele. Quando non ho voglia di pettinarmi, mi raccolgo i capelli e in cinque minuti sono pronta. Ma il segreto per avere i capelli belli anche il giorno dopo è che metto un copricapo in seta per dormire. Alla mattina lo tiro via, scuoto la testa e sono pronta! (ride, ndr)

Beh Tracy non mi resta che farti un grande “in bocca al lupo”. Sono sicura che ci saranno tante soddisfazioni ad attenderti in futuro…

Certo, io non mi fermo qui e voglio darmi da fare sempre di più. Grazie mille!

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