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A San Fermo il ricordo dei martiri francescani a Thana

Nella parrocchia di San Fermo Maggiore una visita guidata dopo la messa domenicale delle 11 ricorda i tre martiri uccisi a Thana nel 1321.

Era il 9 aprile 1321 e a Thana, in India, si stava consumando il martirio di tre francescani: Tommaso da Tolentino, Jacopo da Padova e Demetrio da Tiblisi. Due giorni dopo sarebbe toccato a Pietro da Siena. Ora quei frati, a distanza di sette secoli, saranno ricordati oltre che in India e in Georgia, anche a Verona, nella parrocchia di San Fermo Maggiore, con una visita guidata dopo la messa domenicale delle 11.

Nella chiesa superiore, infatti, è presente un frammento di quel grande affresco che a metà del XIV secolo narrava le gesta dei confratelli martiri, conosciute grazie alla testimonianza di frate Odorico da Pordenone. Una rappresentazione unica nell’arte italiana. Erano gli anni del rinnovamento della chiesa e del consolidamento dell’ordine francescano in terra scaligera. Si scorge il malik, il governatore della città, a cui appaiono in sonno i martiri francescani armati di spade. Successivamente, viene convocato dal sultano di Delhi a cui deve dar conto dell’uccisione dei frati nonostante rimasero indenni alle torture. La scena conclusiva mostra il sultano che condanna a morte il malik e la sua famiglia in una drammatica rappresentazione. Dai corpi mutilati appesi alla forca sgorgano fiotti di sangue che ricadono su piccoli diavoletti sadici. Un monito ai nemici della fede cristiana espresso attraverso una dinamicità, un realismo descrittivo e scultoreo delle figure tipici di un certo giottismo veronese attribuito al Maestro del Redentore.

Paolo Aranha, nel capitolo “I martiri di Thane” (in L’arte di Francesco, Giunti, 2015) riporta esattamente gli avvenimenti del martirio. Probabilmente, il lungo affresco dovette iniziare con l’incontro tra i frati e il qadì, l’autorità giudiziaria islamica, per testimoniare su un litigio coniugale a cui hanno assistito. Ma, in quell’occasione, gli venne chiesto di esprimere un’opinione su Maometto, che ovviamente condannarono. Allora furono torturati: dapprima esponendoli al sole per un’intera giornata, ma visto che rimasero illesi, esposero il giovane Giacomo per due volte al fuoco, che però non gli fece alcun male. Il malik cercò allora di salvarli ma il qadì lo convinse del contrario. Arrestò di nuovo i francescani e li uccise con la spada. Poi presero Pietro, lo torturano e lo impiccarono. Morì anche lui di spada due giorni dopo, l’11 aprile.