A Verona c’è un luogo magico e nascosto tra le vie della città, che custodisce antiche tradizioni e sperimenta originali approdi sensoriali: si chiama Smell Atelier ed è il laboratorio di arte e cultura olfattiva di Francesca Faruolo. Non solo profumi ma anche training ed educazione agli odori, alle fragranze, come depositarie di memoria ed emotività.

Come si è avvicinata al mondo dei profumi, dell’olfatto?

«Per curiosità, 15 anni fa, ho iniziato a scoprire questo universo affascinante ma mi sono tenuta sempre a debita distanza: ero convinta che l’arte di creare un profumo fosse riservata a chimici esperti. Ma poi ho scoperto che non è solo cosmetica, si tratta di una vera e propria disciplina che parte dall’olfatto. È avvicinabile e immersiva, si possono fare tanti esperimenti e conoscere meglio se stessi. È aperta a chiunque perché soggettiva e raccoglie esperienze, vissuti ed emotività. È adatta sia a chi vuole diventare professionista sia a chi vuole coltivare un hobby» .

Francesca Faruolo

«Era il 2012 – ripercorre i ricordi Francesca -. A Bologna, in seno all’associazione di promozione sociale Oro Blu, abbiamo aperto il primo centro sperimentale e organizzato il primo festival italiano dell’olfatto. Volevamo imparare anche noi: io, mia sorella Veronica e Giuseppe Caruso (i co-founder, oggi, di Smell Atelier). Imparare la profumeria in Italia non era possibile, bisognava andare in Francia dai grandi maestri; allora abbiamo deciso di aprire una scuola tutta nostra. Una realtà dinamica che potesse coinvolgere i grandi esperti del settore e regalare, condividere, esperienze.»

Perché avete scelto proprio Verona come sede?

«Dal 2016 ci siamo spostati a Verona che è, oggi, la nostra sede operativa: siamo in via San Nazaro, nel cuore della città e in una posizione strategica rispetto a tutti i capoluoghi. Verona ha una grande tradizioni di profumi che in pochi conoscono. Infatti, uno dei pionieri italiani dell’educazione olfattiva è il veronese Adriano Garbini: è uno dei padri del Museo di Storia Naturale di Verona ma anche studioso dell’evoluzione della percezione olfattiva nei bambini. Inoltre, redige un manuale di esercizi per le maestre dei giardini dell’infanzia per insegnare ai più piccoli a riconoscere odori, profumi e fragranze. Questi giochi sono alla base dei progetti che promuoviamo nelle scuole per avvicinare bambini e ragazzi alla cultura dell’olfatto, troppo spesso trascurata. Con lo stesso fine divulgativo, pubblichiamo lo Smell Magazine: un periodico di approfondimento sul mondo dell’olfatto e dei profumi».

Il vostro laboratorio organizza numerosi eventi ogni anno: corsi, workshop, concorsi…

«L’olfattività può essere intesa in due modi: come profumeria, che è l’approdo creativo dell’olfatto – così come la musica è l’approdo creativo dell’udito -; ma anche come olfatto in generale, come esercizio per migliorare la nostra vita passando dai sensi. Per questo offriamo la possibilità di frequentare dei corsi che sono dei veri e propri training olfattivi: un appuntamento a settimana per un minimo di cinque appuntamenti, ma si possono frequentare le lezioni anche per un anno o più così come si frequenta una palestra o un corso di yoga».

«Creatività e talento che, dal 2020, hanno dato forma a un concorso che si intitola “A Night in Perfumeland”. Gli studenti che hanno frequentato le lezioni, alla fine del corso, presentano il loro project work: una fragranza sperimentale che viene inviata a diversi esperti italiani per essere giudicata. Il vincitore verrà premiato con una cerimonia ufficiale e insignito del titolo di talento emergente della profumeria d’autore».

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