Foto d'archivio concessa da Medici Senza Frontiere.

Centri nutrizionali, pediatrici, traumatologici e di ostetricia: sono molteplici le prestazioni ospedaliere e le cure che MSF fornisce alla popolazione, registrando numeri eloquenti della dura realtà che stanno vivendo gli ospedali nel Paese: secondo i dati pubblicati dal Gruppo a fine agosto, erano più di 700 al giorno i pazienti soccorsi nel pronto intervento di Lashkar Gah e 50, circa, i bambini bisognosi di cure nel reparto di pediatria. Dal 15 al 21 agosto, i team di MSF hanno svolto 3.698 visite nel pronto soccorso ed effettuato 415 ricoveri in ospedale.

«Siamo rimasti sempre in ospedale per curare i nostri pazienti. Il 21 agosto abbiamo curato 862 persone nel pronto soccorso, penso sia il numero più alto mai registrato. Alcuni pazienti arrivano in condizioni critiche perché hanno aspettato la fine dei combattimenti – racconta un medico di MSF in azione nell’ospedale di Lashkar Gah. – Il nostro ospedale è pieno in termini di numero di pazienti che possiamo ricoverare. Nel reparto pediatrico abbiamo già due pazienti per letto, ma facciamo ancora fatica a trovare spazio per tutti».
A delinearci un quadro della situazione oggi è Maurizio Debanne, Responsabile Ufficio Stampa di Medici senza frontiere.

«Durante i giorni della conquista di Kabul da parte dei talebani abbiamo registrato una diminuzione dei pazienti negli ospedali, perché con i combattimenti in corso nessuno usciva di casa per ricevere cure mediche. Non abbiamo mai interrotto le attività nei cinque progetti a Lashkar Gah, Khost, Kunduz, Herat e Kandahar. Già dopo una settimana dalla fine dei combattimenti, i numeri negli ospedali sono inizialmente tornati a salire; ora stiamo constatando un nuovo aumento dei pazienti, motivato dal fatto che altre strutture mediche sono chiuse a causa della mancanza di medicinali e/o personale, pertanto la popolazione si dirige nelle poche strutture rimaste aperte. Con la fine dei combattimenti nelle province le persone sono libere di spostarsi: chi aveva ferite a causa della guerra si è mosso in cerca di cure così come i pazienti che necessitano di continui follow up, come accade per il diabete, sono tornati a ricevere tutte le prestazioni ospedaliere di cui hanno bisogno».

Al lavoro senza sosta anche a Khost, dove MSF gestisce un ospedale materno-infantile e supporta otto centri sanitari nelle aree rurali. Nella terza settimana di agosto, l’ospedale ha ricoverato 402 donne incinte e ha fatto nascere 338 bambini.
«A Khost, zona situata vicino al Pakistan – spiega il dott. Debanne – MSF gestisce la sua maternità più prolifica e lì i numeri oggi sono tornati a essere quelli prima del conflitto. Nonostante sia stata una zona non particolarmente colpita dai combattimenti, nei giorni di guerriglia c’è stata una riduzione del numero di donne che si recavano nella struttura; alcune di loro hanno partorito in casa. Ora invece i numeri sono pressoché identici al pre-conflitto, con una media di 60 nuovi nati al giorno a Khost. L’ospedale, che sorge in un contesto molto tradizionale dell’Afghanistan, è gestito in gran parte da donne, ostetriche del luogo, che ogni giorno si recano a lavorare».
«Sebbene la città di Khost non abbia subito i pesanti combattimenti visti in altri luoghi, stiamo affrontando tempi difficili – racconta un medico di MSF attivo a Khost – I mercati, i sistemi di trasporto locale e la maggior parte delle cliniche private sono chiusi. L’accesso delle persone all’assistenza sanitaria è ora molto limitato. Un singolo parto in una clinica privata può costare dai 35 ai 60 dollari statunitensi. Le persone stanno affrontando tanta incertezza, specialmente le donne incinte. Cercano di risparmiare denaro e, poiché MSF offre i suoi servizi gratuitamente, molte donne incinte vengono nel nostro ospedale di Khost».

Si annovera fra i progetti di MSF in Afghanistan anche il centro traumatologico di Kunduz, composto da 30 posti letto, dove l’Organizzazione si occupa principalmente delle vittime di incidenti stradali e di coloro che sono rimasti feriti nei combattimenti. A Herat, invece, è situato il centro nutrizionale dell’Herat regional hospital, supportato da MSF dal 2019: in questa struttura sono stati ammessi dal 16 al 22 agosto 64 bambini malnutriti, il 36% in più rispetto alla settima precedente. Per quanto riguarda l’andamento della pandemia da Covid-19, i casi registrati nella terza ondata sono in calo: 127 i pazienti positivi arrivati positivi in ospedale, per sei di loro è stato necessario il trasferimento in un’altra struttura. Infine, per quanto concerne il progetto per pazienti con tubercolosi resistente ai farmaci a Kandahar, sempre con riferimento alla terza settimana di agosto sono stati 34 i pazienti assistiti e 108 le persone sottoposte a screening al Mirwais Regional Hospital.

MSF Verona, un aperitivo solidale lunedì 6 settembre

Medici senza frontiere è attiva anche a Verona: il Gruppo scaligero è stato fondato nel 2003 per volontà di alcuni sostenitori veronesi decisi a impegnarsi in prima persona per MSF. Nel 2005, il Comune di Verona ha concesso l’utilizzo dell’attuale sede nel centro storico della città, in Vicolo Corticella San Marco 6. Il Gruppo svolge attività di sensibilizzazione e advocacy sulle tematiche e le attività di MSF attraverso conferenze, dibattiti, mostre e iniziative teatrali oltre a organizzare eventi di raccolta fondi. Proprio per sostenere i progetti attualmente in corso in Afghanistan, il Gruppo scaligero, unitamente ad Asfa Donatori di Sangue, ha organizzato lunedì 6 settembre alle 18.30 un aperitivo solidale al Ristorante La Piazzetta, al fine di devolvere il ricavato e contribuire così a portare avanti le iniziative menzionate nell’articolo.

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