È diventato un fenomeno di costume (in tutti i sensi) e, dagli anni ’90, smuove orde di appassionati in giro per il mondo, senza però dimenticare le sue radici nipponiche. È il “Cosplay” che, badate, non si può liquidare con un termine banale come “travestimento”: l’arte del “Cosplay” è molto più di questo. E a spiegarcelo è stata Giorgia Vecchini, cosplayer veronese di fama mondiale che ci ha concesso una chiacchierata prima di scappare al Lucca Comics & Games, uno degli appuntamenti dedicati più attesi dell’anno, che si sta svolgendo nella bella città toscana fino al 4 novembre.

Parrucca viola, bracciali scintillanti e una collana che, ne siamo piuttosto certi, si ispira al cartone animato giapponese degli anni ‘80 “L’incantevole Creamy”. No, non passa inosservata nemmeno quando è in “abiti borghesi” Giorgia Vecchini, in arte Giorgia Cosplay, una delle più celebri cosplayer italiane che, tra un evento in Giappone, un altro a Milano e un altro ancora a Foggia, ha trovato il tempo per fare tappa nella sua città natale, Vigasio (“è la mia base lavorativa, da lì mi muovo…mi serve come appoggio”) e per raggiungerci portandoci in un mondo colorato, a tratti magico e affascinante: quello del Cosplay. L’intervista la inizia lei con un piccolo preambolo: “Lo so che volete sempre sapere l’età, ma sono come Fonzie: faccio fatica a dirla” (ride, ndr).

Va bene, ci ha convinto, niente età. Quando e come è nata la passione per il cosplay?

L’attività del Cosplay è nata per caso nel ‘97 proprio al Lucca Comics, più che altro per spirito di emulazione: in televisione trasmettevano Sailor Moon, che era stato un vero e proprio fenomeno di rottura in Italia, e in fiera, con uno dei miei amici, notai che alcuni ragazzi erano travestiti (più che altro da elfi, fantasmi e vampiri), così ci siamo detti: perché noi non lo possiamo fare con i personaggi che piacciono a noi? Detto fatto l‘anno dopo siamo andati a Lucca e io ero vestita da “Sailor Mars”.

Si può dire che siete stati i pionieri italiani?                   

Assolutamente sì! Tra l’altro quando abbiamo iniziato non si chiamava “Cosplay”: dicevamo solo “andiamo alla fiera con i costumi” perché internet non esisteva ancora e non ci potevamo rendere conto che nel Sol Levante e in America esisteva già: in Giappone lo chiamavano “Cosplay”, che è la contrazione tra le parole “costume” e “play”, mentre in America lo chiamavano “costuming”.

E ora è un vero e proprio fenomeno…

Abbiamo aperto un mondo e nel giro di pochi anni tutto si è concretizzato. Ho aperto nel 2002 il mio sito, ma eravamo solo in 3 o 4 ad avere una pagina personale. Inoltre per creare i costumi c’è stato nel tempo un affinamento delle tecniche e dei materiali. Da questo punto di vista poi l‘Italia è uno degli stati che si batte meglio. Infatti il World Cosplay Summit, che è la competizione mondiale che si tiene a Nagoya, l’Italia l’ha vinto tre volte.

Ecco, appunto. Lei ha vinto il summit nel 2005, ma con quale personaggio?

Ero l’arpia “Sile” della serie Devilman, che è un personaggio molto apprezzato dai giapponesi. Quell’anno a Nagoya c’era l’Expo universale e il summit era stato inserito nell’offerta degli spettacoli dell’Expo e noi partecipanti ci siamo dovuti esibire davanti a una platea di quasi novemila persone. Io gareggiavo per l’Italia come “singolo” e, a sorpresa, ho dovuto cantare in giapponese la sigla del cartone che era quattro ottave più alta di dove arrivavo io. (ride, ndr)

Lo definirebbe un hobby o un lavoro?

È nato come un hobby, ma dopo la vittoria in Giappone hanno cominciato a chiamarmi anche all’estero per altri eventi. Così ho deciso di specializzarmi e ho iniziato a seguire corsi di dizione e conduzione, per poter affiancare la performance cosplay ad altro. Ora organizzo e conduco eventi, sono doppiatrice e speaker radiofonica.

Quanto ci impiega a fare un costume?

Dipende: ci sono costumi che richiedono tempistiche lunghe perché hanno dettagli particolari. Per quanto mi riguarda un costume complesso può richiedere anche tre o quattro mesi.

Smetterà mai i panni della cosplayer?

Sicuramente…magari resterò in questo mondo come organizzatrice o costumista. Adesso sto lavorando tanto con i supereroi: ho posato per Vogue nei panni di Wonder Woman.

E per quanto riguarda le competizioni?

Per mia scelta non ho più gareggiato dopo il 2005 perché ormai avevo vinto le “Olimpiadi del cosplay” ed ero arrivata al top. Ma può essere che prima di andare in pensione…

 

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