Un successo doppio, sia in presenza che da remoto. Con oltre 4.800 spettatori al Teatro Vittoria, 3.347 biglietti staccati nella sala virtuale e 370 accrediti on line, il Film Festival della Lessinia archivia la sua ventiseiesima edizione. 

La rassegna cinematografica internazionale conclusa il 30 agosto a Bosco Chiesanuova è stata una delle primissime manifestazioni in Italia a essere andata in scena dal vivo, seguita dal Trento Film Festival e dalla Mostra del Cinema di Venezia. Rispetto ad altri eventi che hanno registrato un radicale ridimensionamento nei numeri, il festival della montagna veronese ha dimostrato di tenere nelle presenze dal vivo e di riuscire a raccogliere l’interesse del pubblico anche on line, circostanza che fino a qualche mese fa sembrava un miraggio. Il Film Festival della Lessinia ha dunque vinto la sfida dimostrando che, nel rispetto di normative e protocolli sanitari, i teatri e i cinema possono riaprire nonostante l’emergenza Coronavirus, 

«Si può tornare in sala», afferma il direttore artistico del Film Festival della Lessinia, Alessandro Anderloni. «L’abbiamo reso possibile e ora chiediamo alle istituzioni di sostenere gli sforzi immani che il settore del cinema e dello spettacolo dal vivo stanno facendo per riaprire i teatri. I coprotagonisti di questa sfida vinta sono stati i nostri spettatori che sono tornati al festival rispettando le regole, così da vivere i dieci giorni di rassegna in sicurezza e serenità. L’emozione dei registi che, dopo sette mesi, per la prima volta hanno rivisto il loro film proiettati sul grande schermo, è stato il segno di riconoscenza più gradito».

Le visualizzazioni della nuova piattaforma in streaming hanno confermato per il Festival l’opportunità di ampliare geograficamente le provenienze dei suoi spettatori: punte di presenze sono state registrate al Nord in particolare da Piemonte, Lombardia e Veneto, inoltre da Trentino e Friuli e Lazio

«L’emergenza ci ha fatto aprire una finestra sul futuro ancora tutta da esplorare – prosegue –. Siamo soddisfatti di questo risultato, tuttavia il rischio che ci si abitui a vivere la rassegna dalla poltrona di casa, anche per chi non vive lontano a Bosco, c’è e mi pone molti interrogativi. Un festival va vissuto e condiviso dal vivo, non può essere sostituito dalla sua versione virtuale. Nel 2021 tornerà la Piazza del Festival con tutti gli eventi culturali e torneranno gli ospiti che quest’anno abbiamo potuto incontrare solo da remoto».

Quest’anno il Film Festival della Lessinia ha dimostrato di essere sempre più cosmopolita con 40 Paesi del mondo rappresentati, la programmazione di 63 film con 32 anteprime italiane di cui 3 mondiali. «Per la sua proposta artistica, il Film Festival della Lessinia si conferma l’evento culturale più internazionale che Verona e provincia possano esibire. È un evento che non ha bisogno di grandi nomi per fare grandi risultati. In Lessinia non abbiamo celebrità da riverire, ma piccole storie dal valore universale che parlano a tutti in un programma ampio, inclusivo, multietnico, multiculturale, ecumenico, attento a valorizzare le diversità di genere e di orientamento sessuale, coraggioso nell’esplorare, nel mettere in discussione, provocare, stimolare. La città di Verona, i cui cittadini e cittadine affollano la rassegna, guardi a questa attitudine lessinica».

Quest’anno Bosco si è trasformato in “piazza estesa del Festival” grazie alla sinergia tra 40 esercizi commerciali, uniti nella promozione e nella scontistica. «Il paese si è stretto attorno al team organizzativo della rassegna nel momento più difficile. Ancora una volta i montanari si sono dimostrati capaci e caparbi. Chiedo alle istituzioni regionali e nazionali di prendere atto della dimensione, dei numeri e della rilevanza internazionale della rassegna. Ci mettano nelle condizioni di progettare con prospettiva pluriennale. E i cittadini premino la politica che dimostri di sostenere la cultura», rimarca Anderloni.

Guardando al futuro, il direttore artistico anticipa: «Il Film Festival della Lessinia è stato un antidoto culturale. Finita la quarantena per il Covid-19 avevamo bisogno di incontrarci di nuovo, avevamo bisogno di festival. Perché non si muore solo di Coronavirus, ma pure di opportunità sociali e culturali che si spengono. In questo i festival sono un vaccino. L’abbiamo potuto vedere dagli sguardi che sono tornati a illuminarsi sopra le mascherine: espressione di una libertà di pensiero e critica di cui ci dobbiamo riappropriare. Per tornare a sperare».