Lorenzo, com’è nata l’idea di questo progetto?

Opero nel mondo dei cavalli da circa dieci anni, dopo più di trent’anni di lavoro nel marketing. Mi sono avvicinato a questo animale straordinariamente umile e forte per caso, mi ha aiutato a trovare delle risposte in un momento di incertezza e me ne sono innamorato. Nel 2012, dopo aver seguito un corso come coadiutore di cavalli, mi sono avvicinato al mondo del diversamente abile e ho deciso di proseguire in questa strada. 4 anni fa ho conosciuto Mariadaria, che sarà la responsabile del progetto e curatrice della parte didattica, e successivamente Giuliana: quest’anno, soprattutto visto il periodo, abbiamo deciso di dare alle famiglie un punto di riferimento medico e operativo per le attività assistite a cavallo e di far nascere questa collaborazione. In squadra ci sarà anche Marco Guadagnini, counsellor e mediatore scolastico e familiare.

A chi vi rivolgete?

Presso il Country House Horse offriamo attività adatte a bambini e ragazzi, ma anche adulti con particolare sensibilità, per aiutarli nell’affrontare le problematiche della vita. Siamo concentrati sui disturbi neurologici e del neuro-sviluppo non gravi, disturbi della comunicazione, disabilità sensoriali, disturbi alimentari, problematiche sociali, dipendenze di vario genere così come stati d’ansia, problematiche di autostima o di reinserimento sociale. Abbiamo deciso, per il momento, di non occuparci delle disabilità motorie gravi in quanto le strutture per un servizio di eccellenza non sono ad oggi alla nostra portata. Non dimentichiamo che il lavoro con il cavallo richiede una lunga specializzazione, come accade nel settore medico.

Che benefici può dare l’attività assistita a cavallo, nella pratica?

Nelle attività assistite la relazione con l’animale costituisce fonte di conoscenza, di stimoli sensoriali ed emozionali: si impara a conoscere l’animale, a prendersene cura, ad accarezzarlo per superare dei blocchi fisici, accrescendo la propria disponibilità relazionale e comunicativa. Il cavallo aiuta a stimolare la motivazione e la partecipazione e, lo dico sempre, aiuta a livellare sia chi è troppo “on” sia chi è troppo “off”.  Ognuno ha i suoi tempi, ma cerchiamo di far entrare questi tempi in un meccanismo normalizzato che permetta alla persona di riacquisire anche la manualità e consapevolezza di riuscire a fare qualsiasi cosa. Non dimentichiamo che il cavallo ha speso bisogno di chiedere conferma e sicurezza al cavaliere e qua scatta il binomio: si instaura un rapporto di fiducia che da forza ad entrambi.

Quali sono i vostri obiettivi?

La nostra sinergia intende creare un punto di riferimento unico per il nostro territorio veronese, che ne ha davvero bisogno, ma rivolto anche a tutto il Veneto, alle altre regioni d’Italia e all’estero. Vogliamo farci conoscere dalle varie strutture, in futuro magari presentando anche il progetto alla Regione per ottenere fondi e finanziamenti per offrire un servizio sempre maggiore. Ci sarà anche la possibilità di integrare la conoscenza delle lingue con il cavallo grazie a Mariadaria che è anche docente di inglese e francese.