Damiano Cunego, il “Piccolo Principe” di Cerro Veronese, ha annunciato a giugno il suo ritiro dal mondo delle corse, all’età di 37 anni. «Era giunto il momento».

Al posto della scarpa appesa, in quel chiodo del muro di casa. Una scelta difficile, come smontare un sogno durato diciassette anni, per guardare al futuro. Arriva per tutti gli atleti questo momento. Damiano Cunego l’ha sentito arrivare a 37 anni, con l’arrivo dei primi assaggi estivi di giugno. Niente di troppo distante da quello che già sa fare, il suo futuro, intendiamoci. Farà il personal trainer: «perché uno sport di endurance come il ciclismo è capace di mostrare ai giovani quanto le cose si possano conquistare, con la fatica e l’impegno». Si prospetta così la nuova stagione del campione di Cerro Veronese, soprannominato “Piccolo Principe” per la prima volta da Pier Augusto Stagi di Tuttobiciweb. Un appellativo in cui Damiano si riconosce, completamente, «nella vita da ciclista, ma anche in quella dopo». Ha saputo volare ai primi posti delle classifiche mondiali e sì, a tutti sembra ieri. Partendo dalla vetta delle sue conquiste, il primo posto al Giro d’Italia nel 2004, quando aveva solo 23 anni; è la vittoria che lo consacra nel mondo, ma di certo non l’unica. Da quel momento ci sono state tante vittorie, in particolare in Giappone, «dove i tifosi mi cercano davvero tanto». In quell’anno, che tanti ricordano, il 2004, colleziona 18 vittorie, oltre il Giro d’Italia. Il giovane di Cerro Veronese ha già il vento in poppa però dal 1999, quando porta a casa un Oro ai Campionati del Mondo di ciclismo su strada in linea junior, in casa, a Verona. Nel 2003 è il re del giro della Cina in maglia azzurra, dove taglia il traguardo per primo a 4100 metri al Tour of Qinghai Lake. «La carriera di un ciclista professionista è tutta una sfida, ogni giorno mille rinunce: dall’alimentazione, all’andare a letto presto, gli allenamenti impensabili e lo stare lontano da casa per molto tempo. Quando però raggiungi i tuoi obiettivi, e riesci a vincere, è lì che la soddisfazione ripaga tutti i tuoi sforzi». Due volte porta a casa la vittoria nei giri di Lombardia, nel 2004 e nel 2007. Poi nel 2008 vince l’Amstel Gold Race, un anno dopo fa sue l’ottava e la quattordicesima tappa della Vuelta, il Giro della Spagna; qualche anno dopo nel 2012 trionfa alla seconda tappa del Giro del Trentino. Le ultime gare le ha corse in Giappone, una qualche tempo fa, alle quali non si posiziona neanche male. A giugno l’annuncio del ritiro, a 37 anni. «Era già tre anni che non ero più competitivo – confessa – e io sono uno che ama vincere, ed essere sempre protagonista, ma ho capito che era il momento di smettere con quell’attività e prepararmi per qualcosa di nuovo».

Continuerà comunque a pedalare. Magari a fianco di giovani e giovanissimi, perché chi meglio di lui può dare consigli per arrivare a dare più del cento per cento delle proprie capacità? Damiano non pensa solo allo sport, per i giovani atleti. Nella vita infatti bisogna «abbinare il movimento allo studio», attività «da preferire rispetto a quelle davanti alla televisione, o al computer, o ad uno smartphone». Perché «lì non c’è confronto e dialogo, competizione sana ed educativa». «La bici ti insegna cosa sono i sacrifici, nella vita reale come nella difficoltà delle verifiche. La bici ti prepara a soffrire».