Carlo Rovelli è uno dei più importanti fisici dei nostri tempi, responsabile del Centro di Fisica teorica all’Università di Luminy, quartiere sulle colline di Marsiglia a ridosso della splendida costa Les Calanques, dove dirige il Centro di studio sulla gravità quantistica. Per tutti è soprattutto l’autore del best seller Sette brevi lezioni di fisica, un caso editoriale in Italia e in Gran Bretagna, con oltre 500mila copie vendute e tradotto in quaranta lingue. Solo dopo questo grande successo, in tanti hanno scoperto che si tratta di una persona nata e cresciuta a Verona.

Abbiamo cercato di raggiungerlo, sperando di poterlo incontrare proprio a Verona, dove forse lui stesso avrebbe preferito. Come nella fisica teorica, anche nella realtà macroscopica spazio e tempo danno sempre qualche “grattacapo”. Per fortuna, la disponibilità delle persone è spesso inaspettata.

Carlo Rovelli, ci racconta le sue origini? Che ruolo ha avuto Verona nelle sue scelte?
Mia mamma è piemontese e mio papà marchigiano, sono arrivati a Verona pochi anni prima della mia nascita. A loro sono molto grato del modo in cui mi hanno educato, mi hanno aperto al mondo, incoraggiandomi a credere nelle mie idee e a portarle avanti. La scelta di studiare fisica è stata abbastanza casuale. Non sapevo bene cosa fosse prima di iniziare. L’educazione che ho avuto nelle scuole veronesi non eccelleva nella scienza. Ma è stata molto buona come cultura generale. Io volevo qualcosa di diverso.

Ne L’ordine del tempo, il suo ultimo libro, afferma che uno scienziato è una persona inquieta, ribelle. Come lo è stato lei in gioventù: impegno politico militante e perfino una condanna per reato d’opinione per il libro Fatti nostri. Che cosa cercava?
Cercavo quello che penso ancora dovremmo cercare tutti: un mondo migliore, più gentile, più giusto, più umano, in cui non ci si faccia la guerra ma ci si aiuti. Un mondo in cui non siamo spaventati uno dell’altro. Un mondo senza sopraffazione, in cui collaborare sia più importante che competere.

Come vede Verona alla luce della sua decennale esperienza di lavoro all’estero?
Verona è una città culturalmente chiusa, spaventata da quello che viene dall’esterno. Il clima culturale della città è stretto. Per me uscirne è stato scoprire spazi di pensiero e di luce. Il mondo è grande, pieno di gente meravigliosa e di idee splendide, di cui a Verona arriva spesso solo un brontolio un po’ ingrugnito. Spero che cambi, ma tornando dai miei viaggi vedo anche l’opposto: razzismo, arroganza, grettezza, poca generosità. Poi ci sono anche persone molto belle, piene di generosità e di coraggio, c’è sempre stata anche una Verona splendida che amo.

Negli incipit di capitolo del L’ordine del tempo ci sono citazioni dalle Odi di Orazio, pubblicate da una casa editrice di Verona. Che cosa rappresenta questo libro, assieme a Fatti nostri, per Lei?
Sono due esempi di lati nascosti di Verona che amo e ho molto amato. Le Edizioni del Paniere è una piccola casa editrice condotta anni fa da Sebastiano Saglimbeni che faceva libri deliziosi, tra cui uno dei libri che più ho amato nella mia vita e mi ha sempre accompagnato da sempre: una piccolissima raccolta di versi di Orazio tradotti in forma libera, e incantevole, da Giulio Galetto. È un libretto che mi regalò Ernesto, un caro amico veronese morto molti anni fa, che studiava fisica con me a Trento, compagno di pensieri di gioventù, bevute e confessioni notturne. Il mio primo libro, Fatti nostri, fu una collezione di scritti e immagini emersi dai movimenti giovanili della fine degli anni Settanta, pubblicata a Verona dall’editore Bertani, un personaggio coraggioso e generoso che ha rischiato il carcere per salvare dei compagni spagnoli che Franco stava condannando a morte, ed è riuscito a salvarli. Ci sono tante Verona…

Qual è l’apporto che la fisica teorica e le sue intuizioni stanno dando al mondo?
Non credo sia grandissimo. Ma forse, come provo a raccontare nei miei libri, la scienza può insegnarci a non accontentarci delle cose che già sappiamo, a scoprire che la realtà è più ricca e più colorata di quanto pensavamo prima…