Pensate mai a quanto spesso accade che da qualcosa di brutto e negativo nasca poi la bellezza? De Andrè cantava che «dal letame nascono i fiori», e aveva ragione. Serve solo qualcuno disposto a rimboccarsi le maniche. Ed è proprio così che è nata Casa Gabanel: un luogo di speranza, un sogno condiviso, arrivato un po’ per caso dalle mani della mafia a quelle della Cooperativa Hermete, che dal 2002 lavora sul territorio veronese per promuovere lo sviluppo socio-educativo e culturale dei più giovani.

Confiscata all’inizio degli anni 2000 alla criminalità organizzata e affidata al comune di Bussolengo, Casa Gabanel è stata concessa in uso un paio di anni fa a Hermete, che ha deciso di darle nuova vita trasformandola in un “bike hostel” e allo stesso tempo in un progetto sociale, come ci spiega il presidente della cooperativa, Simone Perina: «Il progetto è rivolto soprattutto a quei ragazzi che “scompaiono”: i cosiddetti sdraiati, i NEET, quei ragazzi che non lavorano, non vanno a scuola e che rischiano di saltare il bordo della normalità. L’idea era quindi quella di coinvolgerli con lo sviluppo dell’imprenditività: significa essere più proattivi, avere spirito di iniziativa ed essere protagonisti. Si tratta di un “progetto ponte”: vogliamo che questi ragazzi possano fare un’esperienza di durata variabile, immergerli nella quotidianità lavorativa, insegnare loro a lavorare e fargli acquisire competenze. In primis è uno sblocco e nel momento in cui vediamo che sono pronti li accompagniamo con il tutoraggio nel mondo del lavoro e lasciamo spazio ad altri. Noi avremo a disposizione questa villa per 18 anni e ci aspettiamo che possano passare una decina di ragazzi all’anno».

Nel 2018 sono iniziati i lavori per riqualificare la casa, che hanno richiesto l’accensione di un mutuo di circa 300mila euro a carico della cooperativa, e in questi mesi di emergenza sanitaria lo staff ne ha approfittato per lavorare duramente, insieme ai ragazzi, e cominciare a dare una forma più concreta a questo ambizioso progetto, che dovrebbe concludersi nei primissimi mesi del 2021: «Nei primi due anni abbiamo svuotato la casa e abbiamo iniziato a costruire i mobili, partendo dai progetti del designer milanese Enzo Mari. – dice Simone – Abbiamo costruito i letti, le sedie, i tavoli con i ragazzi e con la costante del “design for all”, ossia con un occhio di riguardo per i bambini ma anche per le persone con disabilità. Abbiamo lanciato anche la nostra prima campagna di crowdfunding sia per i privati che per le aziende del territorio che vogliono credere in quello che facciamo».

E a chi si pone la domanda: “Ma perché un bike hostel?”, la risposta è chiara e semplice: «Quando siamo entrati in questa villa la nostra idea era quella di avere una struttura dove fare ospitalità e abbiamo subito pensato al bike hostel perché lì vicino a Gabanel passano alcune ciclovie importanti, tra cui la “Ciclovia del Sole”, che parte dalla Scandinavia e arriva fino a Venezia. Poi c’è la ciclovia che collega il lago a Verona. La nostra indagine di mercato dice che è un settore in espansione…e poi non avevamo tanto posto per le auto nel parcheggio! (ride, ndr)». Certo non si parla di “esclusività”, ma la natura dell’ostello, che avrà 17 camere, oltre a dare uno sbocco lavorativo ai ragazzi della cooperativa, ha un altro obiettivo preciso: «Le ricerche dicono che il cicloturista si ferma in media un giorno e mezzo, la nostra sfida è farlo fermare di più».

Per fare questo, un aiuto indispensabile arriverà anche da Andrea Gelmetti, coordinatore di struttura e responsabile del potenziamento dei servizi turistici, nonché guida escursionistica, che agli ospiti di Casa Gabanel vorrebbe offrire un’esperienza unica, che ha come fil rouge il «turismo lento perché è un po’ nel DNA di Hermete e collima con quella che è l’anima della cooperativa. – ci dice Andrea – Il turismo lento si porta dietro una maggiore capacità di osservazione, di fusione con il territorio, ti lascia il tempo di guardare e ascoltare. Deve essere un’esperienza vissuta».

La proposta, che parte dai percorsi proposti dall’attività di Andrea, “Here I Am”, è «di sviluppare a raggera una serie di proposte organizzando anche dei transfer per il Monte Baldo, la Lessinia, il Lago ecc. In modo che possa essere declinato per le diverse attitudini: il cicloturista puro, l’appassionato, ma anche semplicemente le persone che hanno scelto la bici per osservare. – conlcude Andrea – Alcune di queste attività le guiderò io, ma l’idea è quella di avere uno staff, creare una rete, ognuno con la propria declinazione».