Abbiamo dovuto andare un po’ alla ricerca, non senza fatica. Li abbiamo trovati un po’ nascosti, ma fieri di raccontarsi. Sono coloro che ancora resistono, che ci provano, che non vogliono mollare. Sono gli “highlanders” dei tempi moderni. Esagerato? Forse.

Stiamo parlando dei tanti giovani e meno giovani, che nonostante prospettive concrete di un lavoro sicuro all’estero, o con la possibilità di prendere, come tanti altri, il volo, hanno deciso di restare in Italia per “provarci”. Almeno per provarci. Non sono una categoria ben definita, ma sono accomunati da una spinta, forse un po’ autodistruttiva, di attaccamento a un nome, a un luogo o più indistintamente alle sorti di un intero Paese. Laureati molti, non laureati alcuni, spesso con un’idea da sviluppare e da lanciare, non per forza chiusi dentro i nostri confini. Perché se dobbiamo essere sinceri, va detto anche questo. Credere in una causa, giusta o sbagliata che sia, non vuol dire ignorare tutto quello che vi sta accanto, le altre prospettive, i “piani di recupero”. Un po’ tutte le persone che abbiamo incontrato per scrivere questo approfondimento hanno ammesso che se questa loro piccola follia non avrà seguito, sia essa basata su un progetto specifico o più semplicemente dettata solo dalla voglia di restare, non ci saranno barriere a fermarli per qualsiasi altra destinazione. Come a dire: Italia, sei avvertita! Ci sono ancora dei carbonari che credono nel buono di questa Nazione e sperano di farlo finalmente tornare a galla, ma se anche una volta dimostrate le qualità e le potenzialità, questo “buono” finirà in secondo piano rispetto a tutto il resto, le alternative tricolori al nulla resteranno poche. Pochissime.

Passione incondizionata

Loro sono due ragazzi di Padova, ma a Verona hanno parecchie amicizie. Si chiamano Filippo Mazzetto e Giulio Longoni, e hanno vissuto assieme a Parigi, per circa due anni, prima come studenti di Ingegneria all’école Central, poi come neolaureati. Hanno avuto esperienze lavorative in Francia, e si sono ritrovati in mano anche proposte professionali a lungo termine che, probabilmente, molti di noi avrebbero accettato ad occhi chiusi. Oggi, però, sono tornanti a casa e stanno completando la realizzazione del loro progetto. Si chiama Trippete e si tratta di un portale online che offre esperienze turistiche, ovvero la possibilità di scegliere, a seconda della zona, tutte le proposte di svago organizzate da associazioni o enti di valorizzazione territoriale. Già, perché questo portale vuole valorizzare le esperienze legate al territorio e alla sua tradizione.

Un esempio? Trekking domenicali, cene in malga, passeggiate ed escursioni, eventi culturali, concerti e molto altro sono accessibili da trippete.com con la possibilità di prenotare l’esperienza e di scoprire, come recita il pay off, “un’Italia autentica”.

Al di là del progetto stesso, qui il caso sta nella sua incubazione. «Abbiamo ideato Trippete in Francia» spiega Filippo, «dopo aver visto come i francesi costruissero attrattiva turistica su luoghi o avvenimenti molto meno interessanti dell’enorme patrimonio artistico, culturale e naturale italiano. A quel punto ci siamo chiesti: “perché non creare un portale che metta le persone a conoscenza delle iniziative volte alla valorizzazione di un territorio?”. E così abbiamo fatto, in Italia il materiale non manca. Solo a Padova, in un primo momento, abbiamo stabilito contatti con oltre 300 associazioni, e poi abbiamo iniziato a spostarci anche oltre: Lago di Garda, vicentino, Valtellina. Avevamo delle buone opportunità a Parigi, ma abbiamo preferito tornare in Italia. Sappiamo che abbiamo una strada aperta se questo progetto non dovesse funzionare».

Credere nell’agricoltura

Cementificazione selvaggia, scomparsa del lavoro rurale e quant’altro. Anche questi sono temi molto attuali dei quali si discute spesso. I più attempati sostengono che i giovani non hanno più voglia di sporcarsi le mani, e forse hanno in parte ragione, ma l’esempio di Andrea Zeminiani, di Mozzecane, Paolo Campostrini, di Sant’Anna d’Alfaedo e Alberto Ferrarese, di San Bonifacio, dimostra il contrario. Laureati in biotecnologie industriali hanno iniziato a sviluppare il loro progetto nel 2009. In un primo momento, la loro idea, oggi sfociata in Bio Soil Expert, prevedeva l’utilizzo di piante e microrganismi per bonificare terreni.

Visto che la soluzione funzionava, l’idea ha iniziato a farsi più strutturata, e grazie ad un attento e meticoloso lavoro di laboratorio, i tre sono riusciti a realizzare delle piante la cui radice di estende per diversi metri con una conformazione molto fitta, simile ad una barba. Scopo? Rinforzare i terreni per prevenire frane e smottamenti, semplicemente piantando questi vegetali dalle caratteristiche uniche e…segrete!

«Convinti della bontà del progetto abbiamo partecipato a D2T proposto da Trentino Sviluppo», spiega Alberto, ideatore di Bio Soil Expert, «e un po’ a sorpresa abbiamo vinto il primo premio, 50mila Euro a fondo perduto. Con la partecipazione a quella manifestazione abbiamo trovato subito dei finanziatori che ci hanno permesso a fine 2011 di aprire la società».

Il progetto è estremamente interessante, in linea con tutte le direttive europee in fatto di “green” e “bio”, perché qui è tutto naturale. Ma? «La cultura italiana forse non è pronta per una mentalità così green» sottolinea Alessandro, che continua, «anche se ci sono state date tutte le opportunità per lanciare e sviluppare il progetto». Starà insomma nella sensibilità italiana la responsabilità di far crescere Bio Soil Expert o meno. «Abbiamo già ricevuto contatti esteri» conclude Alessandro, «quindi un’apertura oltre i confini è in previsione per il 2014, ma la voglia di far bene in Italia c’è. Questo dovrebbe essere il nostro mercato di forza per permetterci di andare anche fuori», e a quel punto non sarebbe una fuga, ma un’esportazione dell’eccellenza italiana.

AAA Finanziatori cercasi

Negli Stati Uniti, i grandi finanziatori definiti “venture capital” (pensiamo a Google, a Microsoft, a Apple, ndr) destinano regolarmente dei capitali per comprare start up di successo, o con potenziali di successo, per acquisire il know how e sostenere la crescita dei progetti. Il settore delle idee d’impresa è piuttosto diffuso, e anche in Italia negli ultimi sei/sette mesi sono spuntati diversi nomi di quelli che in gergo si chiamano “Business Angels”, ovvero: i finanziatori.

“Start up” oggi è una parola che riempie i discorsi dei politici, degli amministratori locali e merita titoli sui giornali. Fa moderno, fa aggiornato, e soprattutto fa guadagnare voti. Quando però chiediamo cosa succeda a chi sta veramente prendendo sul serio l’idea di sviluppare un’idea di impresa, la realtà è diversa. Pochi investono davvero e poi anche per gli investitori stranieri l’Italia è un campo minato: non conviene investire in progetti che nascono da e per l’Italia, meglio comperarli o portarli all’estero. Il Belpaese, con il suo sistema finanziario bucherellato e corrotto, spaventa. E chi non si spaventerebbe?

Nonostante questo, qualcuno si salva. La maggior parte di questi “Angels”, ovviamente, sono tutte società con base a Milano o comunque nel Nord, anche se c’è qualche eccezione. Tra i nomi spuntano H-Farm (Treviso), che supporta per lo più start up in ambito web e new media; Italian Angels for Grouth (Milano) il più grande gruppo di Business Angel in Italia, e molti altri. A tal proposito (non dovremmo fare marketing per altre riviste, ma il gioco vale la candela), è uscito un interessante articolo sul numero di settembre di Wired, che ne fa una lunghissima lista. Quanti di questi saranno davvero pronti a dirvi: “sì, abbiamo i soldi per te?”.

Start Cup Veneto. I vincitori

Giovedì 26 settembre nell’aula magna Tessari del polo universitario di Ca Vignal, in Borgo Roma, sono andate in scena le premiazioni finali dello Start Cup Veneto, un contest riservato alle migliori start up della città. Organizzato congiuntamente da Università di Verona, Padova e Venezia, in collaborazione con iBridge e Phoenix SmartOffice, il contest ha visto nella serata finale la presentazione di ben 12 finalisti, alcuni già visti anche allo Start Up Day di Roboval della scorsa primavera.

A sbaragliare la concorrenza sono state, nell’ordine, queste cinque start up:

1) Exim di Francesco Ferrati, Roberto Bortoletto, Emanuele Menegatti ed Enrico Pagello. Si tratta di un esoscheletro per la riabilitazione motoria di soggetti disabili in grado di aiutare soggetti affetti da lesioni del midollo spinale, sclerosi multipla, SLA e Parkinson;

2) Tooteko di Serena Ruffato, Fabio d’Agnango, Gilda Lombardi, Francesco Guerra e Francesco Molinari. Si tratta di un sistema che trasforma i modelli tattili delle opere d’arte, utilizzati da non vedenti e ipovedenti, integrando l’esperienza tattile con la fruizione di contenuti audio;

3) Caricar di Fabrizio Dughiero, Crisitan Pozza, Mattia Spezzapria, Marco Bullo, Elisa Minchiante e Fernando Bressan. È un distributore wireless di ricariche per auto elettriche basato sulla creazione di un campo magnetico che non implica la sosta dei mezzi, da installare nei tratti autostradali;

4) USAI la tastiera di Luigi Usai, Fortuna Mambulu Ekutsu e Raffaele Macrì. È una tastiera musicale brevettata che rende immediato l’apprendimento anche ai neofiti.

5) Surus Biotech di Andrea Cristiani, Claudia Sissi, Giuseppe Marson, Odra Pinato e Sandro Pasquali. Questa idea sviluppa un kit diagnostico per il monitoraggio di marker tumorali con semplicità e completezza creando una vera e propria mappa diagnostica.

Esportare eccellenza?

Portare in Russia i prodotti tipici della Valpantena e della Lessinia, aprendo a Mosca delle botteghe che assomiglino alle vecchie osterie veronesi. È un progetto molto interessante partito ufficialmente giovedì 19 settembre, quando un gruppo di investitori russi è arrivato a Grezzana per far visita alle Cantine Zecchini. 45 moscoviti tra rappresentanti della Duma, banchieri, industriali ed imprenditori, con giornalisti al seguito, hanno saggiato i prodotti del territorio messi a disposizione da un gruppo di entusiasti produttori, che hanno subito sposato il progetto di Diego Zecchini.

«L’idea era partita semplicemente dall’aprire un punto vendita con i prodotti della “Selezione Valpantena e Lessinia” (che verrà inaugurato prossimamente presso il nuovo centro direzionale Bigal, a Grezzana, ndr), marchio che racchiude solo le eccellenze del territorio» ha spiegato Zecchini. «Attraverso una serie di accordi e progetti, abbiamo poi deciso di provare a creare una logistica per garantire agli investitori russi la garanzia di avere prodotti di qualità dal territorio».

Nel corso della giornata, oltre agli assaggi, gli ospiti hanno potuto sperimentare di persona l’ospitalità contadina veronese e il folklore tipico di queste zone. Grazie infatti alla regia di Zecchini, si sono aperte per loro le porte della suggestiva Villa Colombara, tra Romagnano ed Azzago, dove è stato allestito un piccolo momento di intrattenimento con vestiti d’epoca e musiche tradizionali.

Al termine della giornata, un gruppo di russi ha piantato la prima vite che darà invece il via al progetto “Amarusso”, una nuova etichetta di Amarone che unisce simbolicamente le due culture, e servirà da ulteriore spinta per la definizione di queste parnership internazionali, in grado di far conoscere non solo il prodotto veronese, ma anche la cultura dell’ospitalità della “vecia ostaria”.