Vittoria Annechini

Saper comunicare non è prerogativa di tutti; saperlo fare bene è virtù di pochi. E tra questi c’è lei, Vittoria Annechini: 20 anni e una vita segnata dall’amore per la letteratura che l’ha portata, da un paio d’anni, a dividersi tra la “sua” Valpantena e Venezia per proseguire gli studi universitari in Lettere Moderne. Penultima di cinque figli («siamo una famiglia numerosa» ci spiega con orgoglio), Vittoria si è trovata, nel 2018, a fare i conti con la grave malattia che ha colpito suo padre: «Aveva un tumore al cervello in forma grave e la sua salute stava peggiorando» ci spiega. Tra il dolore e la tristezza Vittoria ha, però, un pensiero fisso, una sfida a cui far fronte: «Volevo comunicare alla mia sorellina più piccola, che all’epoca aveva 10 anni, che le condizioni di salute di nostro padre erano gravi. Così sono andata in diverse librerie di Verona per cercare un libro che parlasse della malattia ai bambini, ma non ho trovato nulla».

DISEGNARE IL DOLORE

È senza indugi, quindi, che Vittoria ha deciso di rimediare alla mancanza riempiendo di getto alcuni fogli sparsi: schizzi, disegni e frasi hanno preso vita velocemente sulla carta in un processo quasi catartico: «Sono partita da autodidatta, sia come scrittura che illustrazioni: è stato tutto molto spontaneo. Nel giro di qualche giorno ho realizzato i disegni e la storia. È stato un lavoro terapeutico: prima di tutto, infatti, c’è stata una riflessione da parte mia sul tema, senza la quale non sarei riuscita a scrivere questo libro».

La copertina del libro

UNA FRASE PER DIRLO

Eppure spiegare a un bambino un concetto così complesso come quello della malattia e il corollario di sentimenti ed emozioni che porta con sé, non è affatto semplice. Da qui l’intuizione di Vittoria di iniziare da un contesto di quotidianità, da una frase che tutti dicono, e che è poi diventata il titolo del libro: Voglio restare sotto le coperte. «L’obiettivo era quello di partire dalle basi: spiegare cos’è la malattia a un bambino, senza usare parole che potessero creare confusione o spaventare. – spiega Vittoria – Sono partita dalle domande che potrebbe fare un bambino: cos’è la malattia? La si può curare o no? E ho cercato attraverso i disegni e le parole, di dare una risposta. Per farlo sono partita da un episodio della vita quotidiana: quando ci si sveglia la mattina e si resta sotto le coperte si sentono i brividi, il naso chiuso…tutti quei sentori della malattia e si dice “non voglio alzarmi, voglio restare sotto le coperte”.  Ho giocato su questo sia per spiegare cos’è la malattia, sia per dire che quando si ha paura di qualcosa si tende a chiudersi, a scansare il problema piuttosto che guardarlo in faccia».

I GIORNI DEL LUTTO E DELLA CONSAPEVOLEZZA

Insieme a lei, i fratelli e le sorelle più grandi, che spesso e volentieri hanno elargito consigli e suggerimenti preziosi. Ma ad aiutare Vittoria, soprattutto sul piano della scrittura, è stata una figura specifica: «Nella creazione di questo libro c’è stato un incontro fondamentale: quello con la psicoterapeuta Giovanna Caia, che è la coautrice del libro. Mi ha aiutata ad affinare la prospettiva clinica sul tema». L’uscita ufficiale del libro che, come ci spiega Vittoria, «non era nato con l’intento di essere pubblicato», è venuta purtroppo a coincidere con un momento di lutto: «A novembre 2019 mio padre è venuto a mancare e la settimana dopo sono arrivate le copie del libro. Il momento d’impatto più forte è stato quando l’ho distribuito alla mia famiglia e ho visto concretizzato una sorta di percorso».

Accanto alla tristezza e al dolore, però, ora Vittoria può conservare una piccola-grande soddisfazione: «Ancora non l’ho realizzato, ma so che è qualcosa di grande e che può essere d’ aiuto per molte persone: non è un’esperienza isolata, ma una voce che può arrivare a molta più gente e si può adattare a tutti i bambini, dai 5 anni in su, che vivono il contatto con la malattia».