Pietro Maria Picogna

Ha la faccia pulita, un look spigliato e un savoir-faire di cui pochi 23enni possono vantarsi. Pietro Maria Picogna è uno di quei ragazzi che non ti aspetti: affabile, sempre a suo agio in qualsiasi situazione e mai arrogante. Merito di un carattere che Pietro ha formato a suon di viaggi e di sogni nel cassetto, che lo hanno portato lontano dalla sua Verona, dove ci confessa «torno una volta all’anno», ma che lo hanno reso un uomo di mondo, con un punto di vista privilegiato su ciò che è diventato il suo “pane quotidiano”: l’imprenditoria digitale. L’imprinting più specifico lo ha avuto da suo padre, anche lui imprenditore, ma il percorso di Pietro è partito dall’Alma Mater, dove si è laureato in Business & Economics e dove è stato presidente di Junior Enterprise Bologna. Da lì in poi, tra un viaggio in India e uno in Sudamerica, Pietro ha scelto di dedicarsi completamente al mondo delle Start-Up che, in un modo o nell’altro, erano il suo destino. E così, nel 2021, insieme all’amico Giacomo Gentili, ha fondato “Startup Pack”, un incubatore di Start-Up che aiuta i giovani (e meno giovani) imprenditori digitali a dare forma alle proprie idee supportandoli grazie a un team di mentori provenienti da alcune delle migliori aziende del mondo. Il loro futuro? È ancora tutto da scrivere.

Pietro, tu solitamente non hai la tua base qui a Verona. Siamo stati fortunati…

Sì, io sono super veronese, però non vivo qui. Non ho quasi mai vissuto a Verona dopo i 18 anni. Vivo in Belgio, a Bruxelles. E negli anni ho fatto esperienze in Sudamerica, Stati Uniti, Europa e India. Ho avuto la fortuna di viaggiare e vedere tante dinamiche diverse.

Da dove viene questo tuo animo nomade?

Credo che sia necessario oggi, per chi è della mia generazione, vedere il mondo e conoscere più culture possibile. Purtroppo se rimaniamo chiusi nella nostra zona di comfort, vediamo solo la nostra bolla. Diventa molto, molto complesso crescere e svilupparci come persone e fare un salto di qualità, aprendoci alla globalizzazione, al mondo intero.

Condivido. E questa passione per l’imprenditoria?

Ho deciso di farlo un po’ per l’educazione imprenditoriale che ho ricevuto da quando sono nato: mio padre è un imprenditore e quindi da sempre ho ricevuto questi forti stimoli a creare, innovare, fare qualcosa di mio. E un po’ perché è davvero la mia passione. Ma c’è anche una forte componente di ego dietro il fare impresa (ride, ndr). Volevo una realtà in cui potessi davvero fare la differenza in prima persona.

E così hai fondato Startup Pack…

Sì, oggi ci stiamo allargando e ci sono più di 30 mentor che sostengono la nostra idea, quello stiamo facendo. Noi siamo il “Tinder” per le Start-Up: se tu hai un’idea imprenditoriale innovativa e la vuoi sviluppare, noi ti mettiamo a fianco le persone giuste per farlo e ti permettiamo di crescere più velocemente.

Giacomo Gentili e Pietro Maria Picogna

Da dove hai avuto questa idea?

L’idea non è mia, ma del mio co-founder Giacomo Gentili, che un anno fa, davanti a una birra, mi disse: “iniziamo a supportare le start-up italiane. Supportiamo chi ha idee, chi ha voglia, chi ha determinazione, perseveranza per fare impresa”. Era una cosa molto semplice e insieme abbiamo deciso di farlo. All’inizio gratuitamente, poi ci siamo resi conto che il valore che stavamo dando era altissimo. Continuavamo a ricevere richieste. Ci siamo fatti aiutare da questi mentor, persone eccezionali, e ad oggi, in un anno, abbiamo supportato più di 110 idee imprenditoriali, abbiamo fatto più di 150 sessioni di mentorship e abbiamo un livello di soddisfazione superiore al 95%.

Siete nati, tra l’altro, in piena pandemia…

Siamo nati in una situazione davvero paradossale. Forse abbiamo risposto al fatto che in quel momento mancavano eventi fisici per il settore e noi li abbiamo portati nel virtuale. E stiamo vedendo un livello di impatto molto alto.

Ma come funziona l’iter? Chi arriva a chiedervi aiuto?

Di solito arrivano dei ragazzi, oppure anche persone più grandi, di 40,50 o 60 anni, che vogliono fare impresa e dicono “io questo progetto e ho bisogno di qualcuno che mi di svilupparlo” e a quel punto noi diamo tre cose principali: lo mettiamo in contatto con tutti i nostri mentor. gli diamo assistenza tutti i giorni con il nostro team e poi apriamo un network di opportunità nazionali e internazionali, quindi eventi, networking e formazione esclusiva.

Quindi volete allargarvi ben oltre l’Italia?

Esatto: a gennaio 2023 saremo sicuramente europei. A gennaio 2024 saremo globali, secondo il nostro road map.

Dal tuo punto di vista privilegiato sull’imprenditoria, perché è importante spingere i giovani in questo senso?

In Italia noi abbiamo più di 4 milioni di micro-aziende, quindi siamo un popolo orientato all’imprenditoria. Ed è fondamentale perché è l’unico modo in cui in Italia può avere un futuro. O iniziamo a fare impresa in un certo modo o sarà davvero difficile riscattarsi a livello europeo. Oggi la Francia sostiene fortemente l’innovazione con programmi che partono dal governo. Berlino oggi è la capitale europea dell’innovazione. Tel Aviv, Israele, è un polo incredibile. E poi abbiamo gli Stati Uniti: i grandi colossi oggi sono lì. Perché? Perché si sostiene davvero l’innovazione, l’imprenditoria, cosa che in Italia facciamo fatica a fare.

Qual è il gap tra l’Italia e il resto del mondo?

Il gap è sicuramente nelle infrastrutture e nelle regole che abbiamo. Negli Stati Uniti per aprire un’azienda ci vogliono 30 minuti e 300 euro, in Italia ci vuole un mese e 15.000 euro. Questo è un problema abbastanza lampante: manca un vero sostegno, delle regole che siano adatte a chi vuole fare impresa. In Italia mancano strumenti, fondi privati, un ecosistema in grado di supportare chi fa impresa. E poi lo vediamo: c’è una grande paura del fallimento. Da un lato, quindi, c’è paura di cadere e farsi male e dall’altro c’è la paura che gli altri riescano. Quindi anche quando qualcun altro riesce in un progetto, cercano di tirarlo giù ed è un problema tutto italiano.

C’è un consiglio che ti senti di dare a dei ragazzi che volessero intraprendere la tua stessa strada di imprenditore digitale?

Il consiglio che mi sento di dare è: fallo immediatamente! Senza paura, senza timori e cercando di parlare di questa cosa con più persone possibili. Perché quando parliamo con gli altri riceviamo pareri e opinioni che sono fondamentali per chi fa azienda. Racconta la tua idea con orgoglio e trasformala in qualcosa di enorme.

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