Sabato 24 settembre l’Auditorium Verdi della Fiera di Verona è stato palcoscenico per il convegno «Sopravvivere per vivere: cosa abbiamo imparato dall’emergenza Covid», organizzato da Fondazione Fevoss Verona Santa Toscana su spunto di riflessione della dottoressa Franca Mirandola, da sempre grande amica della Fevoss e che, proprio dalla sua significativa esperienza nel combattere il Covid-19, ha voluto raccogliere in un libro le sue riflessioni e le esperienze vissute con i suoi pazienti.

Franca Mirandola e Alfredo dal Corso

In collaborazione con Fismu, Federazione Italiana Sindacale dei Medici Uniti, di cui Franca Mirandola, medico di medicina generale e responsabile scientifica del convegno, è presidente onorario. «Il convegno è stata una riflessione per riflettere sullo sforzo e il grande sacrificio svolto dai medici di medicina generale nel combattere la pandemia» spiega Mirandola. «Quello di oggi è un grande invito a una collaborazione tra i medici di medicina generale, che hanno una funzione si sanitaria, ma anche sociale, con la cittadinanza e il volontariato».

Un confronto importante tra il mondo medico-scientifico, il mondo sociale, il mondo del volontariato che dovrà portare ad una collaborazione futura. «La sanità dovrebbe per sua natura essere programmata, grazie alla conoscenza dei dati – ha affermato la senatrice Maria Pia Garavaglia – c’è bisogno di professionisti adeguati e preparati, chiedendo a sanità e università di concertare la risposta ai bisogni. Il Pnnr è una grande opportunità perché mette molti fondi sulla sanità e il sociale. Anche la cittadinanza deve fare la sua parte perché le sue esigenze muovono anche il pensiero politico e decisionale».

Maria Pia Garavaglia

Proprio il sistema del volontariato è stato di grande sostegno nella lotta contro la pandemia e da qui serve ripartire, per capire quando sia importante lavorare insieme. «Il sistema del volontariato ha espresso una elevata resilienza», ha affermato Stefano Tardivo, direttore della Scuola di Specializzazione di Igiene e Medicina preventiva dell’Università di Verona. «I volontari hanno assicurato i servizi di prima necessità». E lo conferma un’indagine del Centro servizi per il volontariato: «oltre due associazioni veronesi su tre sono rimaste operative anche durante il lockdown» ha assicurato Cinzia Brentari, coordinatrice del Csv Verona. «Anzi, nel 2021 è aumentata di 15 punti percentuali la quota di enti non profit che hanno continuato ad operare, passando dal 60% al 75%. E quasi la metà delle organizzazioni di volontariato ha avviato nuove collaborazioni di rete».

Guarda le dichiarazioni

banner-gif
Articolo precedentePantheon, da quasi 15 anni il magazine dei veronesi 
Articolo successivo“Tante belle cose”, a Verona la mostra di Mirco Marchelli