Da sinistra: Rosa Rizzi, la Sen. Valeria Valente, l'Ass. Francesca Briani, l'On. Alessia Rotta e Sabrina Ugolini

Dialogo tra Comune e Parlamento per potenziare e rendere più efficaci le azioni a favore delle donne vittime di violenza. Il 29 settembre in Sala Arazzi l’assessore alle Pari opportunità Francesca Briani ha incontrato la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, e l’onorevole Alessia Rotta per un incontro informativo riguardante i servizi che il Comune offre per contrastare il fenomeno e le sue conseguenze sulla società. Presenti all’incontro anche la portavoce delle Donne Democratiche di Verona Sabrina Ugolini e la rappresentante dell’associazione “Isolina e…” Rosa Rizzi.

L’incontro è stato occasione per illustrare le numerose attività e i progetti del Comune per contrastare la violenza di genere, in particolare le azioni del Centro Antiviolenza P.e.t.r.a.

Il Centro P.e.t.r.a. si occupa delle vittime di violenza, sia donne che uomini, offrendo molti servizi tra cui ascolto telefonico con segreteria h24, reperibilità telefonica per tutti gli operatori della rete, accoglienza al centro, su appuntamento, in forma riservata, gratuita e in anonimato, percorsi di sostegno psicologico e sociale e consulenze legali (civile e penale), sociale, psicologico alle vittime e/o a servizi che si occupano della violenza. Effettua accoglienza di primo livello in emergenza presso struttura convenzionata (24h), accoglienza in Casa Rifugio “Casa di P.e.t.r.a.” con progettualità gestita dal centro P.e.t.r.a., mettendo a disposizione un gruppo di auto mutuo aiuto per vittime di violenza e maltrattamenti in famiglia e violenza assistita. Inoltre svolge attività di prevenzione antiviolenza con le scuole rivolta a studenti, docenti e genitori attività di informazione/sensibilizzazione della popolazione sulla violenza, attività di formazione per operatori (sanitari, forze dell’ordine, legali, …), ricerca e documentazione, raccolta ed elaborazione dati per il monitoraggio costante del fenomeno della violenza di organi istituzionali (Comune, Regione e ISTAT). Il Comune di Verona inoltre ha istituito anche il N.A.V., Non Agire Violenza, dedicato ali uomini che volessero chiedere aiuto e sostegno per gestire la propria rabbia e l’ira, con uno psicologo che offre ascolto e un intervento di supporto a persone con comportamenti violenti che riconoscono il loro problema e intendono affrontarlo.

E’ stato illustrato anche il “Protocollo di rete per il contrasto alla violenza contro le donne nella Regione Veneto”, che coinvolge le aziende sanitarie, le forze dell’ordine, le scuole e tutti i 98 comuni della Provincia di Verona. Il Comune, unitamente alla Prefettura, incontrerà tutti gli attori coinvolti per poter fare rete e combattere capillarmente insieme questo problema.

Nonostante l’entrata in vigore del Codice Rosso, la legge della Repubblica Italiana a tutela delle donne e dei soggetti deboli che subiscono violenze, per atti persecutori e maltrattamenti, i numeri di violenze e femminicidi sono aumentati notevolmente. Il tema dunque è un fattore culturale che riguarda tutti, da chi subisce la violenza a tutte le altre persone che devono essere sentinelle in ogni situazione.

«Noi dobbiamo fare rete e agire alla base del problema – dice l’assessore Briani -, aumentando e potenziando gli interventi educativi che facciamo con la scuola, coinvolgendo tutta la nostra provincia. Purtroppo bisogna prendere atto che finora le violenze si denunciano poco. I servizi a disposizione ci sono e in numero importante, è fondamentale che tutti sappiano della loro esistenza e di quanto possono fare in termini di aiuto e sostegno concreto, basti pensare al ruolo che svolge il centro P.e.t.r.a.».

«Tutte le agenzie educative sono coinvolte: università, scuole e famiglie – sottolinea la senatrice Valente -. La prima vera battaglia da vincere è nelle università, uscendo da metodi sperimentali e mettendo a punto misure strutturali, soprattutto riguardo a corsi di studio specifici come giurisprudenza, gli assistenti sociali, gli psicologi, gli insegnanti ed educatori. Molto si può fare attraverso campagne di sensibilizzazione per una svolta culturale che riguardi tutti. A questo però si aggiunge l’importante figura dei genitori nella famiglia. Sono cittadini e quindi vanno informati attraverso campagne dedicate, per le quali serve un investimento serio della politica. Siamo a un punto di necessaria svolta, perché abbiamo investito molto sul fenomeno repressivo e punitivo penalmente, ma i numeri sui reati contro le donne non accennano a diminuire e ci inchiodano ad una drammatica verità. Una pena certa ci vuole, ma una pena più alta non è un deterrente, perché la maggior parte degli uomini poi si suicida, serve quindi una svolta culturale che va perseguita investendo risorse, attenzioni e competenze su questo fronte».

«Bisogna lavorare tantissimo per la prevenzione – ha detto l’onorevole Rotta -. Le potenziali vittime devono essere consapevoli e devono denunciare, e chi le deve aiutare, forze dell’ordine, medici, farmacisti, insegnati e anche preti, devono essere pronti ad aiutarle. Non si tratta mai di raptus improvvisi, quindi è importante che i servizi si colleghino tra loro e che, oltre le leggi, si possa vedere l’impatto che hanno».

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