Mentre in tutto il mondo continua la battaglia contro la Covid-19, l’era della pandemia nel continente africano sembra essere guidata dall’incertezza. Con poco meno di 100.000 casi ufficiali registrati e soltanto 3000 morti da Covid-19 annunciate, la situazione in Africa resta difficile da inquadrare, complice la mancanza di statistiche attendibili per ciascun Paese. Quello che sappiamo, invece, è che la mancanza di terapie intensive e ventilatori polmonari, e un numero inadeguato di test nella grande maggioranza dei paesi africani, potrebbero tradursi in un disastro annunciato già nei prossimi mesi. Una situazione sempre più complessa, tanto che alcuni giorni fa la stessa direttrice dell’Oms per l’Africa, Matshidiso Moeti, ha lanciato l’allarme, deplorando la mancanza di informazioni attendibili.

La situazione resta complicata anche in Camerun, dove, dopo il primo caso di Covid-19 registrato il 6 marzo e altre migliaia di casi nelle ultime settimane, la popolazione civile resta esposta a quello che la BBC ha definito un “mix letale di guerra civile e coronavirus” – specialmente nella parte sud-occidentale del Paese, da due anni in mano ai separatisti.

L’Unicef stima che circa 255 delle 7.421 strutture sanitarie nel Nord-Ovest e nel Sud-Ovest del Paese al momento non siano accessibili, o siano solo parzialmente funzionali, a causa del conflitto: alcune strutture hanno subito pesanti attacchi, costringendo gran parte del personale medico a fuggire, peggiorando ulteriormente la situazione di chi necessita cure per la Covid-19.

L’associazione non-profit Refugee Welfare Association Cameroon (REWAC), che da più di dieci anni lavora con migranti e rifugiati in Camerun, sta facendo il possibile per non lasciare soli i più vulnerabili: i volontari di REWAC hanno scelto di rendere la lotta contro la Covid-19 più inclusiva, visitando innanzitutto persone con disabilità nella zona di Bamenda e fornendo loro kit sanitari per aiutare nella prevenzione della diffusione del coronavirus.

I membri dell’Unità di coordinamento delle persone che vivono con disabilità, Nincho Samuel, coordinatrice dell’Unità, Veronica Ngum, presidente delle donne con disabilità nella regione nord-occidentale e Tonian Peter, presidente dell’Unione sociale Speranza per i non vedenti, hanno quindi ricevuto mascherine, sapone e disinfettanti per le mani. 

REWAC ha anche lanciato una campagna di crowdfunding per raccogliere fondi per fornire cibo, aiuti e kit sanitari per l’emergenza Covid-19 per le comunità di migranti rese ancora più vulnerabili dalla situazione attuale. L’associazione, tramite questa di campagna di raccolta fondi, spera di distribuire 2300 maschere, 6000 saponi e 100 secchi, oltre a attrezzature per cucinare, coperte e altri aiuti. È possibile contribuire alla causa di REWAC a questo link.

Dove tutto è cominciato

Nel gennaio 2009, cinque giovani richiedenti asilo in fuga dalla violenza dalla Nigeria attraversano la frontiera del Camerun, dove vengono immediatamente arrestati con l’accusa di immigrazione clandestina e rischiano di essere rimatriati in Nigeria. Il giudice assegnato al loro caso, esperto di diritto internazionale e migrazioni globali, decide però di applicare l’articolo 31 della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, che proibisce specificamente ai paesi firmatari come il Camerun di rimandare i richiedenti asilo in un paese in cui affrontano gravi minacce alla loro vita. Le accuse di immigrazione illegale furono lasciate cadere, i richiedenti asilo hanno potuto richiedere lo status di rifugiato in Camerun.

Refugee Welfare Association Cameroon è quindi il risultato delle menti legali locali, incluso il giudice che si è pronunciato in questo caso, per porre fine alla sistematica violazione dei diritti dei migranti più vulnerabili, e promuovere, difendere e far rispettare il diritto internazionale umanitario. Purtroppo chiedere e ricevere aiuto per oltre 200.000 richiedenti asilo in Camerun, da 26 paesi tra cui Nigeria, Ciad, Repubblica centrafricana, Niger, Sudan, Sud Sudan, Repubblica democratica del Congo e Libia, ha raramento lo stesso successo. Le statistiche dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (dicembre 2018) mostrano che meno dell’1% dei richiedenti asilo ottiene con successo lo status di rifugiato. REWAC è un’iniziativa che complimenta gli sforzi compiuti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, dal governo del Camerun e da altri partner di sviluppo internazionale per affrontare queste sfide. 

Vai al profilo Instagram

Vai al profilo Facebook