Fare network, creare community e dare vita a idee innovative. Dreamers nasce per questo e, a darle vita, due giovani visionari che, tra le tante ispirazioni, hanno scelto di fondare una community di “sognatori”, per l’appunto. I fondatori, Alessandro Marconcini e Marco Pettenon, ospiti di “Protagonisti”, hanno raccontato come è nata Dreamers e quali sono le ambizioni del progetto.

Ragazzo, qual è il vostro background?

Alessandro: Sono di Villafranca di Verona e sono partito lavorare già durante gli studi universitari per mantenermi: avevo fondato un’organizzazione di eventi con i quali organizzavamo eventi nel veronese e una volta laureato in magistrale, sono entrato nella società di pallacanestro di Serie A di Trento, in un primo momento nella parte più progettuale, commerciale, marketing. In un secondo momento nella parte finanziaria.

Marco: Io ho un percorso che all’inizio è simile a quello di Alessandro, nel senso che anche organizzavo eventi, da giovanissimo. Ho una formazione più legata alla comunicazione, al marketing e commercio. E dopo un percorso di studi all’Università di Verona, ho iniziato a lavorare in una multinazionale nel settore food, dove mi occupo un po’ a tutto tondo di digital marketing, e-commerce e posizionamento sui motori di ricerca.

Come nasce Dreamers?

A: Nasce da un nostro perché, che è un punto imprenditoriale che io e Marco abbiamo scoperto di avere entrambi e che è l’impulso di fare la differenza, di avere un impatto veramente esponenziale sul mondo, sulle persone. E questo negli anni ci ha portato a trovarci settimanalmente la sera, a cercare insieme di costruire il nostro progetto imprenditoriale. Ma nonostante le mille idee anche molto dirompenti, non siamo mai riusciti a metterle veramente a terra e a creare il nostro progetto. Per questo, ad un certo punto, abbiamo deciso di guardarci intorno e capire come trovare un network di persone che ci potesse aiutare a sviluppare i nostri progetti. Da qui nasce Dreamers, nel senso che abbiamo visto che a Verona non c’erano degli eventi che trattassero tematiche quali imprenditoria, innovazione e start up. E per questo abbiamo iniziato ad organizzarli noi. Da gennaio abbiamo organizzato 22 eventi in nove mesi.

M: Non siamo partiti assolutamente a caso. Abbiamo voluto validare l’idea e cercare di capire se a Verona in particolare ci fosse l’esigenza diffusa uguale a quella che avevamo noi. Lo abbiamo fatto attraverso gli strumenti digitali che abbiamo già a disposizione e abbiamo fatto un sondaggio online attraverso i social, con domande aperte e chiuse. Abbiamo avuto degli ottimi riscontri e ci è esploso in mano a dicembre dell’anno scorso.

Chi c’è nella community?

A: Dreamers è una community di persone che vogliono fare la differenza. I sognatori sono persone che hanno background, competenze ed esperienze totalmente eterogenee. E nel fare rete si parla anche della creazione di sinergie, soprattutto in ambienti come le province, che non sono quindi Milano, Bologna, Torino, per citare alcune grandi città italiane, dove magari invece è più comune trovare eventi che trattano determinate tematiche. In province come la nostra è veramente difficile fare rete in questo modo.

M: La vera forza di quello che facciamo secondo me è la semplicità. In particolare gli aperitivi, le cene che organizziamo sono basate sulla semplicità e informalità, quindi le persone vengono come se fosse un incontro tra amici e sono tutte tra loro predisposte a conoscere e uscire da lì con più idee e più ispirazione di quella che avevano quando sono arrivati. E questo è un po’, secondo me, il magico che c’è.

Qual è il futuro dell’associazione?

A: Ad oggi, appunto, siamo associazione culturale. Sicuramente nei nostri piani c’è di crescere. In questo momento stiamo cercando di capire il come. Sicuramente la crescita proverrebbe dalla community. Ovviamente quello che dobbiamo fare in questo momento è appunto capire in che step ed è il nostro lavoro quotidiano che stiamo facendo in questo momento.

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