Sport e condivisione sono le armi vincenti per riempire le giornate dei bambini di sorrisi. Lo sa bene Luigina Desopo che da anni porta avanti il suo progetto di integrazione: Judo in Armonia. «È un’avventura quotidiana iniziata oltre 10 anni fa – racconta Luigina -. È un viaggio alla scoperta delle possibilità che va oltre i confini della propria persona e della propria città». Lei e il collega, Claudio Marcolini, infatti, sono stati i primi in Italia a proporre una didattica sportiva sperimentale: rompendo le consuetudini hanno deciso di adattare la disciplina del Judo anche ai bambini con disturbi dello spettro autistico. Le lezioni avvengono in un contesto integrato e controllato grazie alla supervisione di volontari: «Oggi le nostre classi sono numerose e contano la stessa percentuale di judoka tra ragazzi normodotati e non – spiega Luigina -. Siamo i primi nel nostro Paese a offrire questo tipo di formazione e vogliamo aprire la strada ad altre palestre in modo che ogni città possa dispensare sorrisi e integrazione».

Avete intrapreso un importante progetto che unisce in un’unica rete internazionale palestre e centri come il vostro, in cosa consiste?

Ci siamo affiliati a Special Needs Judo Union, un’Associazione irlandese che insegna Judo a bambini e bambine con lo spettro autistico. Sono affiliati diversi Paesi e noi di Verona siamo gli unici rappresentanti italiani. Ne fanno parte anche Svezia, Svizzera, Spagna, Olanda e tanti altri. Hanno un approccio innovativo e fanno già tornei, obiettivo che noi raggiungeremo tra qualche anno.

Claudio Marcolini e Luigina Desopo

Un’iniziativa all’avanguardia e pionieristica al punto da essere notata dall’Università di Barcellona…

La facoltà spagnola ha compreso la portata sperimentale e innovativa della rete internazionale perciò ci ha supportati nella richiesta di fondi che abbiamo inoltrato all’Unione Europea. Ci è stato approvato, quindi, un Progetto Erasmus che stiamo portando avanti dal 2020 in cinque Paesi: Italia, rappresentata da noi, Irlanda, Spagna, Svezia, Olanda e Svizzera.

State progettando il primo manuale del mondo per insegnare Judo ai ragazzi con disabilità, come si struttura

L’obiettivo è porre le basi per questa nuova disciplina e diffonderla in tutto il mondo in modo che sempre più bambini abbiano la possibilità di imparare, stare insieme e integrarsi. Le altre scuole non dovranno così partire da zero come noi ma avranno un avvio di percorso grazie al manuale. Stiamo diventando una palestra pilota e formiamo insegnanti che vogliano aprirsi a questa nuova pratica. Il libro-guida ha una gestazione complessa: è stato presentato in Irlanda a ottobre dello scorso anno per approdare in Italia il 12 e 13 marzo proprio qui a Verona. Due giorni con judoka da tutto il mondo per imparare e condividere pratiche, due giorni intensi di sport e pianificazione con importanti interventi sulla disabilità. Otto paesi del mondo sul tatami veronese che hanno parlato la stessa lingua, quella dello sport inclusivo scandito dai sorrisi dei bambini. È stato emozionante.

Una grande opportunità quella di lavorare e divertirsi insieme ai bambini e alle bambine con lo spettro autistico accompagnandoli verso la scoperta dello sport e dell’amicizia. Cosa le insegnano ogni giorno?

Sono loro ad aprirsi e a concedermi di entrare nel loro mondo. Ogni disabilità è diversa ma dobbiamo ricordare che prima di tutto sono bambini e vogliono giocare, avere amici, ridere e fare sport. Non è solo un lavoro, è molto di più. Ricordo un episodio: abbiamo portato i nostri judoka a fare una piccola gara insieme ad altri bambini normotipici. Uno dei nostri bambini era così felice di aver preso parte alla competizione e di non essere rimasto, come al solito, in panchina che ha sorriso per tutto il tempo. La mattina dopo la mamma mi ha mandato un messaggio: “È andato a dormire con la medaglia al collo. Per la prima volta ne ha avuta una anche lui, come tutti i bambini”.

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