Luca e Giulia

La loro storia era iniziata da poche settimane quando Luca venne investito da un’auto mentre era in moto, danneggiando gravemente la sua gamba sinistra. Dopo anni di fisioterapia e decine di interventi chirurgici, i medici decisero che l’unica soluzione possibile fosse l’amputazione della gamba e, nel 2019, si procedette all’operazione. Da quel momento la sua vita, e quella di Giulia, sono ripartite da zero con uno scopo ben preciso, fare del bene e farlo a modo loro: viaggiando in sella a una moto. Da qui la prima avventura, “Road to Dakar 2020”, nata per raccogliere fondi e aiutare l’associazione inglese “Legs4Africa” a spedire protesi usate nei centri di riabilitazione africani. Il successo dell’iniziativa solidale ha spinto Luca e Giulia a fondare l’associazione “Karma on the road”, che il 1° settembre è partita da Verona per seminare del bene con il “Ri-Cicloviaggio”. Come? Giulia alla guida di un camper e Luca in sella ad una bici.

Quando è nata l’associazione?

(Giulia) L’associazione è nata quest’anno, tra marzo e aprile, quando abbiamo ideato il “Ri-Cicloviaggio”. Fino ad allora “Karma on the road” era più che altro un concetto.

Il termine “karma” cosa significa per voi?

(Giulia) Luca è la parte più attiva, io invece sono più meditativa e spirituale; quindi, abbiamo unito le nostre due essenze. La filosofia di base è quella di seminare del “bene” lungo la strada. Visto che ci sono capitate situazioni difficili da gestire, abbiamo scelto di reagire facendo qualcosa di positivo per il prossimo.

Come è nata l’idea del “Ri-Cicloviaggio”?

(Luca) A gennaio “Legs4Africa” ci ha girato le foto delle persone che avevano ricevuto le protesi e abbiamo capito che avremmo voluto continuare su quella strada. Il progetto nasce perché in Italia il riciclo delle protesi non è previso né normato. Quindi abbiamo deciso di supportare l’associazione direttamente con la materia prima: mandando protesi e pezzi di ricambio. Abbiamo iniziato a rivolgerci a vari enti e associazioni che si occupano di amputati, e anche a privati, che ci hanno dato un bel riscontro. Abbiamo quindi iniziato a fare una tabella con le varie tappe e, unendo i puntini, è uscito il “Ri-Cicloviaggio”: un circuito ad anello che comprende gran parte dell’Italia.

Come fate a far arrivare le protesi in Africa?

(Luca) “Legs4Africa” ha un hub di raccolta in Francia: una volta che gli diciamo il numero e il peso degli scatoloni che abbiamo, organizzano il ritiro con il corriere nei punti concordati. Ci appoggiamo anche a un’altra associazione, gli “Angeli in moto”, di cui faccio parte, che hanno un referente per ogni regione e, quando abbiamo bisogno di un ritiro, lasciamo le scatole in un loro magazzino.

(Giulia) Noi sul camper possiamo stiparne qualcuna, ma quando arriviamo a tre scatole dobbiamo spedirle, altrimenti non ci muoviamo più.

Quante protesi avete spedito sinora?

(Luca) Al momento ne abbiamo già spedite ventuno e sul camper ne abbiamo una dozzina. Il prossimo ritiro sarà a Vasto e da lì partirà una seconda spedizione.

Adesso a che punto del viaggio siete?

(Giulia) Proprio oggi (20 settembre, ndr) siamo arrivati ad Ancona e abbiamo fatto i primi 1000 km con il camper…

(Luca) Anche io più o meno sono a quella cifra in bici, ma le mie strade sono su ciclabili o su ghiaia. Questo weekend abbiamo perso un po’ di tempo sulla tabella di marcia. Adesso dobbiamo accelerare.

Per quando è previsto il rientro a Verona?

(Luca) Il rientro è previsto per la metà di novembre, ma il tempo non è mai abbastanza: tra ritiro protesi, eventi, gente che ci ferma per parlare…

Ma il viaggio come procede? Sta andando tutto secondo i piani?

(Luca) Se andasse tutto liscio non sarebbe un’avventura e questa è una grande avventura. (ridono, ndr). C’è stata una foratura di gomma e poi, la cosa più divertente: sono andati a fuoco due fusibili del frigo, ma siamo riusciti a risolvere tutto velocemente.

(Giulia) Lo dice lui che è stato divertente! Io posso dire che non ci annoiamo.

Perché avete deciso di separarvi in viaggio? Luca in bici e Giulia in camper…

(Giulia) È più facile che pedali lui con una sola gamba che io con tutte e due (ridono, ndr).

(Luca) La verità è che ci serviva un mezzo di supporto per le notti e un posto dove stipare le protesi ritirate. Io ho deciso di non fare il viaggio in camper perché le due ruote dovevano essere parte integrante del progetto.

E quindi perché non in moto?

(Giulia) In moto sarebbe stato troppo facile per noi e sarebbe durato molto poco.

Per un viaggio del genere come ti sei preparato, Luca?

(Luca) Io non sono un ciclista: quando abbiamo iniziato a dare forma al progetto, a marzo, ho iniziato a pedalare. Ma non ho fatto tanti allenamenti.

E tu Giulia è la prima volta che guidi un camper?

(Giulia) Sì, è stata la mia parte di sfida. Mi sono detta: «se lui riesce a fare il giro dell’Italia in bici io sicuramente riesco a farlo in camper». Quindi mi sono fatta coraggio. Per il momento non l’ho ancora distrutto, quindi sono fiduciosa!

Visto che fate strade diverse, chi arriva prima di solito?

(Luca) Giulia! Avrei voglia di pubblicare sui social le nostre chat, che sono molto romantiche: sono solo coordinate GPS. Giulia arriva e mi manda la posizione. È una chat unidirezionale.

Cosa vi sta lasciando questo viaggio, finora, anche se è appena iniziato?

(Luca) Ci sta lasciando tanta solidarietà: tante persone ci seguono e ci apprezzano per quello che facciamo. Ogni volta incontrare così tante persone amputate durante i ritiri ti lascia qualcosa, perché ciascuna di loro è un guerriero.

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