Per Martina, è il prato della casa del nonno, a Ceredo, e «quelle corse da piccola nella grande conca verde». Poco più in là, anche Laura, da bambina, trascorreva le giornate alla ricerca di ranocchi e salamandre, «nel ruscello nascosto da pietre e erba alta»

Per Federica invece, c’è ancora il Santuario di Santa Maria Valverde e le passeggiate al tramonto in quel luogo «che rimarrà per me il più bello e suggestivo della Terra». 

C’è anche il bosco di Corrubio e il piccolo sentiero degli alberi, quegli alberi che «io e le amiche abbracciavamo», mi confida Sonia. 

Manola ricorda invece il grande prato vicino a Breonio da cui ammirare il Corno d’Aquilio, e Serena le passeggiate autunnali con le castagne raccolte a Verago. Anna il suo posto lo tiene per sè, perché è là, «in quel luogo dove terra e cielo dialogano», che torna sempre quando è alla ricerca di pace.

Questa è la Lessinia che si scopre grazie a Farfojo, un vivace gruppo di lavoro animato dalla cura e dall’attenzione di queste sette appassionate ragazze, che non a caso hanno scelto la lingua madre di questi luoghi per riconoscersi. 

«Nel Farfojo (trifoglio in dialetto, ndr) –  mi raccontano – ci sono tre petali, proprio come i paesi dove vorremmo lasciare un segno positivo: Sant’Anna d’Alfaedo, Fumane e Marano. E se diventa un quadrifoglio, c’è anche spazio per un petalo, e un paese, in più».

L’iniziativa, nata grazie al sostegno di Progetto Groove di Carta Giovani VR, con l’aiuto di Fondazione Cariverona, è attiva da pochi mesi e da allora mostra, tramite una curatissima pagina Facebook e un vivace profilo Instagram, quel tesoro di natura e storia che è la Lessinia. 

Ci sono le ricette della tradizione: come preparare lo sciroppo di Sambuco e la torta all’erba madre. E poi i detti in dialetto che tutti i nonni non si sono mai stancati di ripeterci. 

L’ANIMA DI UN TERRITORIO DA RACCONTARE

Ma anche gli approfondimenti sulle marmotte che continuano a vivere tra quei monti e le erbe spontanee che spesso dimentichiamo perché non hanno bisogno del nostro aiuto per crescere. 

Dopo i primi mesi di attività, «con le difficoltà di dover organizzare tutto il lavoro virtualmente, non potendoci incontrare» le ragazze di Farfojo continuano a valorizzare e condividere la loro Lessinia, viva e autentica, augurandosi di poter presto organizzare anche «laboratori rivolti ai bambini e eventi dal vivo in cui poter riscoprire il nostro territorio, magari coinvolgendo produttori locali e Pro loco». In pochi mesi, la gratitudine è già tanta: prima di tutto, verso gli educatori territoriali Andrea Viviani, Maddalena Mazzi e Nello Dalla Costa e verso i sindaci «che non hanno mai smesso di sostenerci: Giuseppe Zardini (Marano di Valpolicella), Daniele Zivelonghi (Fumane) e Raffaello Campostrini (Sant’ Anna d’Alfaedo). E poi verso le persone che, entusiaste e curiose, lasciano commenti, ci rispondono e condividono le torte fatte seguendo le nostre ricette». 

Chissà se saremo capaci di riconoscere più spazio, ogni giorno, a quel verde che calma lo sguardo, alla sensibilità degli alberi e alla memoria delle rocce.

Intanto, da un po’, c’è anche Farfojo, a ricordarci la meraviglia di quel sentiero tra gli alberi, del respiro di quel ruscello e del violetto delle orchidee di montagna. E che, se siamo ancora capaci di provare meraviglia, non possiamo che esercitare la cura: perché, anche senza meriti, questa nostra Lessinia è un po’ tua, e anche un po’ mia.